21 grammi (di attacco)

21 grammi (di attacco)

L’Udinese ha il peggior attacco della Serie A: dopo anni di vittorie targate Di Natale ora il peso specifico del capitano viene a mancare e si capisce davvero quanto abbia pesato nell’economia bianconera. Intanto si gioca però sempre alla stessa maniera, anche se forse non si ha più gli uomini per farlo. Parlare solo di sfortuna è riduttivo, anzi c’è fortuna in casa bianconera: quella di sapere che chi sta dietro sta (ancora) peggio

L’Udinese, assieme al Verona, ha il peggior attacco della Serie A: 21 reti segnate su 25 partite, una miseria, una media di 0,8 reti a gara. Se non fosse per l’Hellas che è sprofondato da inizio anno, per un Carpi che appare ancora inerme, per un Frosinone che alza la testa, ma ha limiti evidenti, per un Palermo che regala gioie solo ai tifosi avversari e ai titolisti dei giornali, per un Genoa e una Samp che stentano, questa Udinese sarebbe nei guai.

Insomma se oggi in casa bianconera c’è ancora qualche sorriso (?!), il merito o il demerito va agli altri.
Le reti segnate sono il sintomo di una malattia grave: non si tiri la croce addosso agli attaccanti, che non sono campioni, ma nemmeno brocchi. Quando non si va in gol la colpa va sempre cercata nel collettivo, nel gioco.
Inutile oggi aggrapparsi alle occasioni create col Bologna per giustificare un dato drammatico: la squadra fatica a concretizzare e si torna a parlare di modulo. Il 3-5-2 è il vestito migliore per questa Udinese? E’ il tipo di gioco che può far esplodere le caratteristiche delle punte? Ha giocatori sulle fasce e mezzali adatte a supportarlo? Fa specie che questa domanda torni di moda alla venticinquesima giornata. Ma in fondo è una domanda retorica che ci si pone da tre anni, da quando Guidolin aveva perso le sue gemme e al quarto anno faticò non poco. Quella volta la causa fu data alle motivazioni venute meno a fine ciclo, mentre l’anno scorso a pagare per tutto e tutti fu Stramaccioni, anch’egli però drammaticamente ancorato a un’idea di gioco che non produsse granché.

Si è sottovalutato forse anche quanto Di Natale abbia significato per l’Udinese: in fondo anche l’anno passato con 14 reti finali ha contribuito a far lievitare la casella gol segnati. Oggi non riesce a cambiare le cose, normale per anche Monument Man che a  38 anni può quel che può. Ma potrebbe dare di più? A Colantuono il compito di rispondere capendo se può utilizzarlo di più e meglio.

Mancano i gol dei difensori: l’Udinese non è mai andata a segno da dietro e anche questo è grave, perché significa che sulle palle inattive chi dovrebbe fare la differenza non la fa.

Insomma il bottino è troppo magro: 21 reti su 25 gare in stagioni più complicate avrebbero significato posizioni più drammatiche. Oggi, quando si parla di sfortuna col Bologna, forse si dovrebbe anche parlare di fortuna ad avere chi sta peggio dietro. Ma attenzione a non scherzare col fuoco.

Colantuono non ha più alibi e non ha nemmeno troppo tempo per raddrizzare la barca: siamo oramai verso lo sprint finale, ma l’Udinese ancora non ha un suo canovaccio apprezzabile. Nel ritorno ha colto tre pari soltanto, la vittoria manca da sette settimane. E se non si segna sono guai: ma dare la causa solo alla sfortuna è come nascondersi dietro a un dito.

21 grammi, si dice, sono il peso dell’anima: ma se l’anima bianconera pesa così dopo 25 giornate, significa che c’è qualche grave problema.

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