Ali Adnan: Siamo un bel gruppo

Ali Adnan: Siamo un bel gruppo

Ali Adnan deve ancora adattarsi completamente al calcio italiano, ma intanto è una star di livello Mondiale. Ogni sua partita, ogni sua parola, rimbalzano sui social network dove migliaia di tifosi lo seguono.

«All’inizio – ha detto il laterale dell’Udinese al sito della FIFA- non è stato facile. La lingua è molto diversa dalla mia, ed è  il primo ostacolo. Piano piano sto imparando, anche se nello spogliatoio dell’Udinese ci sono tanti giocatori da tutto il mondo. Ho un bel rapporto soprattutto con Cyril Thereau, ma in generale siamo un bel gruppo. Tutti mi stanno aiutando».

«A Udine mi sono sentito a casa, è una città piccola ma bella. Sto molto bene qui. Mi piacerebbe crescere ancora tanto in Italia, e poi magari giocare in una grande squadra di livello europeo. È il sogno di tutti, quindi anche il mio», ha ribadito Adnan che si è, intanto, conquistato il posto da titolare .

L’iracheno poi si sofferma sul racconto della sua infanzia in Iraq:  “Con sette figli, il calcio aveva un ruolo importante. Mio padre con mio zio Alì Khadim giocava in una squadra di Baghdad. Da piccolo ero un grande fan di Roberto Carlos. Ho iniziato ad Ammo Baba quindi nell’Al Quwa Al Jawiya prima di entrare nel 2010 nelle giovanili dell’FC Baghdad. Dopo aver debuttato in prima squadra, ho fatto il mio esordio internazionale in una amichevole contro il Bahrain nel 2012. Una sensazione indescrivibile. Il momento cruciale della mia carriera sono stati i Mondiali U20 del 2013 in Turchia, in cui siamo arrivati quarti. Sono stato notato da osservatori che mi hanno subito portato al Caykur Rizespor, nella massima serie turca”.

Quindi l’Udinese… “Mi ha sorpreso che una società del calibro dell’Udinese fosse interessata a me, ma ho capito che questo è tipico della filosofia del club. Hanno scoperto talenti in tutto il mondo e li hanno venduti a grandi club. Mi auguro succeda lo stesso a me. la prima a Torino non sarebbe potuta andare meglio. Abbiamo battuto in casa loro i campioni d’Italia. Prima di quella gara ero totalmente concentrato sul mio ruolo. Voglio condividere quel successo con tutti i miei connazionali che seguivano il mio debutto in A. Mi rendo conto di essere una sorta di ambasciatore del mio Paese, sono anche un  modello per i giovani calciatori. E’ un grande onore che mi rende orgoglioso”.

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