Celebriamo la storia

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Udinese-Carpi passerà alla storia come l’ultima di Di Natale a Udine: lui è statola storia, quella con la ‘S’ maiuscola

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Dopo anni di gloria, di grandi successi personali e di squadra, di gol e di giocate capaci di soddisfare le esigenze dei palati piu’ fini, il grande capitano lascia: stasera Udinese-Carpi, ultima giornata di questo infinito, tormentato campionato 2015-2016 per i bianconeri, segnera’ l’ultima gara ufficiale di Antonio Di Natale con la maglia bianconera.

Anno tribolato per la squadra, anno sofferto anche per colui il quale negli ultimi dodici anni di questo club e’ stato capitano, condottiero, trascinatore, uomo immagine, e uomo dei record. Di bomber di razza per Udine ne sono passati tanti, gente come Abel Balbo prima e Oliver Bierhoff poi il vecchio record di segnature in gare di campionato con la maglia bianconera, appartenente a Lorenzo Bettini, l’avevano sfiorato o soltanto avvicinato.

Questo napoletano verace, capace come pochi altri di legarsi ad una terra cosi’ lontana per abitudini dai canoni partenopei come il Friuli, ha polverizzato la quota 67 dell’attaccante dell’Udinese anni 50 e 60, portando l’asticella, per ora, alla bellezza di 190. E cio’ e’ stato reso possibile, oltre che dall’immensa classe di questo folletto arrivato tardi agli alti livelli che gli competono, per le scelte di vita del numero 10 bianconero. Toto’ ha fatto quello che nessun altro giocatore esploso ad Udine aveva mai fatto prima: effettuare una scelta di vita prediligendo la piccola citta’ ed il piccolo club di provincia resistendo alle lusinghe ed ai canti di sirene che a turno si sono chiamate Fiorentina, Juventus, ed infine Milan. Anche per questo il popolo friulano gli deve rendere grazie e lo fara’, nella maniera piu’ consona, questa sera, nella partita contro il Carpi che, non scordiamolo, se per l’Udinese significa tanto dal punto di vista dei sentimenti (probabile ultima in bianconero per due altri senatori della squadra, Maurizio Domizzi e Giovanni Pasquale), per gli emiiani rappresenta l’ultimissima spiaggia per cercare di centrare una salvezza molto complicata ma aritmeticamente ancora possibile, Palermo e naturalmente Udinese permettendo. Ma e’ inutile dire che, al di la’ di quello che sara’ il minutaggio che gli sara’ accordato per questa sorta di parata d’onore, l’indiscussa star della serata sara’ Di Natale.

In attesa delle possibili luci dell’ultima ribalta, balza inevitabilmente agli occhi che, considerando tutte le traversie di questa stagione, sino a questo momento contrassegnata per Toto’ dall’unico gol in campionato messo a segno contro il Genoa, al quale vanno aggiunte le marcature di Coppa Italia, l’addio del fuoriclasse di Pomigliano d’Arco ai colori dell’Udinese avviene un po’ a luci basse cosi’ come fu il suo sbarco in Friuli. Come dimenticarlo: fu un’operazione di mercato di quelle portate avanti quasi a sorpresa, uno di quei movimenti portati in fondo quando gli ormai mitici battenti della sede del mercato estivo stavano per chiudersi, il 31 agosto del 2004. I dirigenti di allora furono scaltri a stroncare la minacciosa concorrenza della Fiorentina, che venne “ricompensata” da parte dell’Udinese con la cessione alla Viola di Martin Jorgensen, “sacrificato” per far posto all’emergente Toto’, di due anni piu’ giovane. Da allora, i gol di un genio del calcio allevato ad Empoli ed esploso in Friuli, hanno imprescindibilmente segnato, per almeno undici di queste lunghe dodici stagioni, i destini delle “zebrette”, sia che si parlasse di Champions, Europa League, oppure di salvezza. Si diceva dell’ultimo gol in serie A siglato dal bomber contro il Genoa, lo scorso autunno; ma questa lunga storia di segnature era iniziata a settembre 2004 con la prima rete in bianconero nel match contro il Parma.

Si e’ spesso detto che a spingere l’Udinese verso i suoi primi storici preliminari di Champions sia stato il gol di Di Michele al Milan; vero, ma cosa sarebbe stato di quel punto difeso con le unghie e con i denti dagli attacchi della Sampdoria, se ad esempio non ci fossero stati gol decisivi come quello di Toto’ al Siena nella partita d’andata, terminata 1-0. E poi il suo inconfondibile, indelebile marchio su altri due approdi dell’Udinese in Europa: da manuale sia lo 0-1 di Catania (per il secondo preliminare consecutivo di Champions) nel 2012, che l’1-3 a San Siro contro l’Inter (finale 2-5, allora fu preliminare di Europa League) del 2013. In mezzo, ancora tanta Europa, partner d’attacco di prim’ordine (Di Michele, Iaquinta, Quagliarella, Alexis Sanchez), ma sempre ed indiscutibilmente lui, Toto’, a lasciare il segno. Ed una maglia amata, onorata, quasi una seconda pelle. Quel numero 10 che lo accomuna all’altro 10 amatissimo ed idolatrato dai supporters bianconeri: Zico.

Per il numero di casacca, appartenente di diritto a chi del calcio rappresenta la quintessenza, per l’attaccamento al popolo friulano per le parole che hanno accompagnato in maniera uguale ma diversa le esperienze dei due fuoriclasse ad Udine. Zico aveva detto di aver scelto Udine per cercare di cogliere dei successi laddove nulla era predisposto a priori per poter vincere. Di Natale ha fatto una scelta di vita, mettendoci la faccia ed il coraggio di rifiutare proposte milionarie da club che in Italia non hanno bisogno di presentazione, preferendo il Friuli alle metropoli.

Con l’ultima partita in bianconero di Di Natale e anche di altri uomini che hanno segnato un’era del calcio friulano, si chiude un lungo capitolo di questa storia ultracentenaria, e se ne aprira’ forzatamente uno nuovo. Ai giovani che verranno, a chi si ostina a vedere Udine come un punto di passaggio, bisognerebbe far vedere costantemente in spogliatoio le foto, le frasi, dei due fenomeni che abbiamo sopra menzionato. Zico aveva portato Udine ad una popolarita’ planetaria mai conosciuta prima. Di Natale, con i suoi gol, mai banali e rappresentanti il sunto del calcio, realizzazioni di classe, di precisione, di tecnica, d’astuzia, ha fatto i record, che saranno difficilmente battibili, e pertanto ha fatto la storia. Una storia che quello friulano, popolo che notoriamente ringrazia e non dimentica, stasera celebrera’ nella maniera piu’ consona, tributando un giusto saluto ed un doveroso ringraziamento ad un campione che lascia il Friuli, ma occupera’ sempre un posto speciale nel cuore di tutti coloro che amano questo club e questi colori in maniera viscerale.

Sergio Salvaro@MondoUdinese

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