De Canio e la pesante eredità

De Canio e la pesante eredità

De Canio ha ereditato una situazione davvero espiate: l’aspetto fisico, quello psicologico e quello tattico affrontati subito, ma c’è poco tempo davanti. Ed è questa la paura più grande del tecnico lucano.

L’approccio avuto da Gigi De Canio è stato ottimo: sia con i tifosi, sia – cosa più importante – con la squadra è intervenuto nel miglior modo possibile in una situazione che era diventata insopportabile. Ma l’eredità che ha raccolto è pesante e le sue parole, mai di circostanza, confermano che questa Udinese è ancora malata.

LA QUESTIONE FISICA Chi ha assistito all’amichevole con l’NK Istra avrà notato come i bianconeri fossero imballati, quasi fosse un’amichevole estiva. Il perché l’ha spiegato lo stesso tecnico lucano: gli allenamenti fatti sono stati tanti e anche pesanti. Del resto uno dei mali di questa squadra è proprio la forma fisica. Paròn Pozzo aveva messo tutti in allerta dopo la gara col Genoa, ammonendo Colantuono per come avesse stravolto il lavoro. “La squadra arriva sempre dopo sui palloni”, disse allora. E aveva ragione. Anche col Sassuolo l’Udinese è calata nella ripresa. De Canio sta lavorando anche su questo aspetto, ma è chiaro che otto settimane sono poche. Il poco tempo a disposizione è il nemico maggiore che deve affrontare. Giocatori arrivati dopo con una forma fisica da ritrovare, insieme a una rosa che in generale non appare al meglio non sono temi che si possono affrontare a fine marzo solitamente: ma è necessario trovare qualche soluzione e l’allenatore lucano è andato subito ad intervenire su questo aspetto.

LA QUESTIONE PSICOLOGICA L’Udinese ha paure ataviche, ma forse non è nemmeno troppo abituata a lottare per salvarsi. Era dall’anno di Ventura che non soffriva così. Allora si salvò alla penultima giornata sul campo del Lecce, oggi si spera di non dover arrivare a quel punto, ma la situazione non è facile. Soprattutto perché quasi tutti i giocatori non hanno mai affrontato questo tipo di situazioni. Solo Thereau sembra calato nella parte, lui stesso ha detto che ora serve gente ‘con le palle’ per uscire.
L’Udinese di Colantuono poi era anche parecchio nervosa, troppo in molti frangenti. Possibile che la tensione nascesse dai mancati risultati, ma anche la gestione del gruppo ha creato attriti.  Le sconfitte a raffica poi hanno portato incertezza anche nelle giocate più facili.

LA QUESTIONE TATTICA La miglior difesa è l’attacco. Mai come in questo momento serve trovare la medicina giusta per sbloccare la questione del gol mancante. De Canio fin dal primo giorno ci pensa e ha apportato subito correttivi importanti. Basta mediano davanti alla difesa, molto meglio un trequartista dietro le punte. In amichevole ha provato anche il 3-4-3, ma questa sembra essere una soluzione estrema: senza i giusti equilibri non si può utilizzare.
Ma per trovare equilibrio serve soprattutto ritrovare forma fisica e tranquillità. Insomma è un cane che si morde la coda. Comunque sia questa Udinese è più ordinata, anche se la fascia sinistra mostra ancora qualche pecca.

Una cosa è certa: Colantuono non ha lasciato solo un’Udinese in crisi di risultati, ma ha lasciato anche tante altre questioni che De Canio ha preso in mano, ma che nemmeno con la bacchetta magica non si risolvono in  poche settimane. “Il tempo è tiranno” sembra voler dire con lo sguardo il tecnico quando gli si chiede se non ha paura che meno di due mesi siano pochi. Il rammarico oggi è quello di non averlo chiamato prima: il suo approccio è stato ottimale in tutti i sensi, un pompiere che sta spegnendo l’incendio, ma anche uno stratega che ha chiaro in mente cosa serva per ritornare in marcia. Ma il tempo è tiranno.

 

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