Derby per inossidabili campioni

Derby per inossidabili campioni

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Scatta l’ultimo mese di un campionato che ha già emesso un primo verdetto, con la retrocessione fra i cadetti del Parma, per un declassamento che dopo essere stato preannunciato dai nefasti eventi che hanno coinvolto a livello societario il sodalizio emiliano, è stato aritmeticamente sancito dopo il rovescio esterno contro la Lazio subito dalla formazione allenata da Donadoni nel turno infrasettimanale.

Per consegnare alla Juventus il quarto scudetto dell’era Andrea Agnelli ai torinesi basterà un punto nell’anticipo di stasera a Marassi, avversaria la Sampdoria. Quanto alle posizioni che assegnano i pass europei, siano essi quelli per la Business Class della Champions o per l’Economy (ma mica tanto) dell’Europa League è piena bagarre. Al taglio del primo traguardo stagionale, quello della permanenza in A confortata anche dalla matematica, potrebbe arrivare l’Udinese, nell’eventualità che i bianconeri facciano punti al “Bentegodi” di Verona dove i ragazzi di Andrea Stramaccioni saranno ospiti dell’Hellas. Dovessero arrivare e con essi l’archiviazione definitiva della pratica salvezza, le rimanenti quattro giornate servirebbero alla squadra per cercare di scalare qualche posizione in classifica, e alla società per capire, a livello di quadri tecnici e di organico, come impostare l’Udinese del futuro.

Nel frattempo il calendario propone questo Verona-Udinese tutto da gustare, un derby triveneto da sempre molto sentito da entrambe le tifoserie, un derby che vedrà l’Udinese impegnata a riscattare la brutta figura che all’andata, a metà dicembre, vide un Verona in crisi di gioco e di risultati imporsi in rimonta, col punteggio di 1-2, sul terreno del  “Friuli”. Un derby che servirà a celebrare due icone del calcio di casa nostra, due punte di razza, due “vecchietti” che quando calcano i terreni di gioco si dimenticano di quanto attestato dalla proria carta d’identità, ed anzi giocano con l’entusiasmo dei giovani debuttanti, dispensando momenti di calcio destinati a deliziare i piu’ esigenti palati. Ci riferiamo ovviamente ad Antonio Di Natale e Luca Toni, entrambi classe 1977, entrambi con un’innato killer instinct in zona gol, entrambi capaci di vincere il titolo di capocannoniere in serie A, entrambi determinati a non appendere le scarpette al fatidico chiodo al termine di questa stagione, ambedue assoluti protagonisti in prima persona dei destini e delle fortune delle squadre in cui militano, il napoletano da dieci stagioni ed il modenese da due. Menga poc, mica poco, come fece imprimere Luca Toni sulla maglietta che proprio all’andata, dopo il suo gol che permise all’Hellas, allo scadere del primo tempo, di raggiungere la parità, fu esibita a celebrazione dei 300 gol da lui messi a segno fra i professionisti.  

L’immenso Totò, dal canto suo, ha appena agganciato il Divin Codino Roberto Baggio a quota 205 reti nella classifica all-time dei marcatori di serie A. Obiettivo centrato nell’incredibile serata che ha visto le zebrette cedere al cospetto dell’Inter nei modi in cui sappiamo. Quella contro gli scaligeri sarà una partita destinata a dare indicazioni fondamentali su come dovrà essere modellata l’Udinese che verrà. Perchè l’indomita Udinese vista con l’Inter, dovesse fare la propria ricomparsa nel match contro gli uomini di Mandorlini, darebbe il chiaro segnale di aver trovato una certa identità sotto il profilo caratteriale e anche del gioco. E questo nonostante l’assenza per squalifica di due fighter come Maurizio Domizzi ed Emmanuel Badu. La squadra ideale è, a nostro parere, quella che sa esattamente ciò che deve fare in campo, con il giusto mix di componenti temperamentali e di gioco, a dispetto delle defezioni che deve lamentare.

Ma prima di prendere in esame tutti questi aspetti appartenenti di fatto al dopo gara, godiamoci questa sfida e, a prescindere dal segno che lasceranno o meno domani pomeriggio, togliamoci il cappello davanti a due inossidabili campioni che in virtu’ della propria classe e del proprio talento hanno saputo guadagnarsi questo appellativo dentro e fuori dal campo.

Sergio Salvaro

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