Di Natale: Allenare? Sono un calciatore!

Di Natale: Allenare? Sono un calciatore!

Antonio Di Natale deve sciogliere ancora e riserve sul futuro, ma oramai appare certo che rimarrà a Udine. La stagione si è conclusa vedendolo ancora regnare la classifica marcatori bianconera con 14 reti all’attivo. Soprattutto con il record di Baggio superato: «È stato un grande campione e averlo superato per me è un onore. Forse siamo simili nella vita privata visto che entrambi non amiamo essere sotto i riflettori», ha affermato a Avvenire, il quotidiano dei vescovi. «Con il presidente siamo d’accordo di vederci. Io ragiono giorno per giorno. Prima chiudo il campionato, poi vado in vacanza e mi dedico alla mia famiglia. Quando avrò deciso il mio futuro, lo comunicherò al club. Io ho sempre dato tutto per questa maglia, i tifosi guardano a questo più che ai gol. Certo aver segnato tanto sicuramente è stato importante però credo che il popolo friulano sia affezionato a me perché ho sempre dimostrato attaccamento alla maglia e grande rispetto per la tifoseria e per questa terra».

Il discorso cade sul futuro part-time, quello che gli aveva offerto Andrea Stramaccioni: «Alla mia età è normale che non si possa giocare sempre titolari. Certamente fa piacere giocare ma si accettano le decisioni dell’allenatore. Il calcio è così. Quando ero giovane anch’io vedevo miei compagni che dopo una certa età venivano gestiti in maniera intelligente. Oggi succede a me e non è un problema».

Totò e gli eredi. Per il capitano bianconero due nomi su tutti: « Zaza e Berardi. Sono italiani, sono bravi e sanno fare gol. Poi El Shaarawy, che è rientrato e ha segnato subito due reti. Ci sono le basi per avere dei buoni bomber».

Il passato è sempre un argomento di discussione, con il fatto che Udine non gli ha mai regalato la possibilità di giocare per lo scudetto: «Ho vinto due classifiche dei cannonieri giocando nell’Udinese e con la mia squadra ho centrato qualificazioni europee a danno di grandi club. Sono soddisfazioni che equivalgono a vincere scudetti e titoli più prestigiosi, perché fare risultati a Udine è certamente più difficile che in piazze metropolitane più ricche. Inoltre non posso aver rimpianti o rimorsi perché la mia carriera è stata tutta frutto delle scelte che ho fatto. Ho avuto occasione di andare a giocare in altri club ma ho deciso io di restare a Udine. Quindi nessun rimpianto. La Juve?  Sono sempre stato bene a Udine e non mi andava di lasciare questa squadra e questa città. La mia famiglia qui sta molto bene e questo ha influito certamente non poco».

In Nazionale non manca qualche rimpianto: «Sì, forse avrei potuto fare di più ma negli anni in cui potevo essere più presente avevo la concorrenza di altri campioni molto forti. Il rammarico è non essere entrato nel gruppo di Lippi campione del mondo in Germania. Ma anche con la Nazionale mi sono tolto qualche soddisfazione, per esempio il gol alla Spagna agli europei resta uno dei ricordi più belli della mia carriera».

Arrigo Sacchi sostiene che ci sono troppi stranieri nel nostro campionato. Per Totò «il problema non è questo, perché ormai le frontiere sono aperte e i calciatori circolano con grande facilità. Il problema è il lavoro nei settori giovanili in cui in Italia si crede poco. Bisogna lavorare sui nostri giovani, perché poi se un italiano è bravo il posto in squadra lo trova. Se i nostri giovani giocano poco e hanno difficoltà ad emergere è perché spesso non sono pronti».

Infine uno sguardo ai ragazzi, visto che Di Natale ha una scuola calcio: «L’obiettivo è di mettere i bambini e i ragazzi nelle condizioni di fare sport seguiti da persone qualificate in strutture adeguate e dare loro soprattutto la possibilità di divertirsi. È chiaro che poi teniamo d’occhio quelli che promettono di più in modo da favorire una loro crescita e lanciarli nel calcio professionistico come è avvenuto per alcuni. Iole allenatore in futuro? Sono un calciatore e ragiono ancora da calciatore. In futuro vedremo».

 

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