Di Natale-Muriel: le due facce della medaglia udinese

Di Natale-Muriel: le due facce della medaglia udinese

I due lati della medaglia bianconera: da un lato l’eterno incompreso (Secondo lui), Luis Muriel, dall’altra Totò Di Natale, eterno campione. Un piccolo aneddoto: anche Totò ha subito fischi (da queste parti è successo anche a Zico e Zaccheroni, per dire), ha reagito dicendo basta (dopo la gara dello scorso anno col Torino), poi ha risposto sul campo e nel 2014 è ancora lui l’uomo dell’anno.

Forse Luis dovrebbe capire cosa significa essere campione prima di definirsi tale o ambire ad esserlo. Luis deve capire cos’è l’umiltà, il saper accettare le critiche anche se ti sembrano ingiuste, il saper accettare le scelte dell’allenatore (Di Natale in panchina contro la Samp ha tifato come uno della curva per i compagni). Avrebbe dovuto inserirsi nel gruppo e non attorniarsi solo delle persone che lo rassicurano: Carnevale, Giaretta, lo stesso Totò senza contare Pozzo lo hanno aiutato, ma se uno ha in testa altro c’è poco da fare.

E mentre Muriel si lamenta e non trova spazio (strano, si dice che due campioni se tali non hanno problemi, vedi Amoroso con Bierhoff), Totò risponde alla sua maniera: con i gol e con gli allenamenti, duri e specifici anche se personalizzati.

Alla fine dell’anno solare è ancora lui l’uomo dell’anno: Ventuno gol realizzati, il primo il 19 gennaio al Friuli su contro la Lazio a interrompere un digiuno che durava dal 30 ottobre, l’ultimo il 14 dicembre. Di Natale ha messo alle spalle gente come  Tevez e Higuain, Llorente e Callejon.

13 le reti segnate da gennaio a maggio, 8 quelle da agosto a dicembre che hanno fruttato, calcolatrice alla mano,  33 punti. 19 i gol segnati al Friuli e due quelli in trasferta (l’unico ‘limite del campione).

Ecco, questo Totò, pochi vizi (il suo caffè, gli orologi, la Ferrari blu) e tanto lavoro.

Dall’altra parte Luis Muriel, 65 presenze in tre anni, 19 gol di cui 11 il primo, nella primavera che aveva ingannato un po’ tutti. Due presenze in Europa League e due in preliminari con due reti (a Zenica). Come vizi si sa che è un amante del cibo non salutare (perfino Serse Cosmi lo ha raccontato), ma soprattutto quel senso di inaccettabilità a Udine. E chi non si ambienta qui difficilmente esplode altrove: Questo non è Cuadrado che aveva solo incompatibilità con i ruoli, ma i  numeri erano evidenti, qui anche le giocate sono poche rispetto alle occasioni avute.

Gli infortuni come spiegazione? Qualcuno lo chiama ‘Muscoli di seta’. Insomma, se vuole dimostrare che ha qualcosa da dire, meglio esprimerlo sul campo, come Totò, l’altra faccia della medaglia.

E pensare ce per i due si era coniato il neologismo ‘Dinamo’. Sempre spenta.

©Mondoudinese

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