Emergenza: 112!

Emergenza: 112!

Quello che comincerà ufficialmente il 6 luglio è stato già definito come un ‘anno storico‘. Ma la stagione rischia di diventare un anno 0,5 sul calendario bianconero. Dopo l’ano zero tenuto a battesimo da Andrea Stramaccioni, si è deciso di cambiare nuovamente timoniere affidando la stagione che porterà l’Udinese nel nuovo stadio a Stefano Colantuono, un sergente di ferro che però non sta di certo stuzzicando la fantasia dei tutti i tifosi bianconeri: l’idea che molti hanno di lui è quella di un difensivista, di uno che non ama molto lanciare i giovani, di uno che si affida alla vecchia guardia, legato a un modo di giocare pratico e ‘provinciale’.
Starà a lui far cambiare l’opinione pubblica, ma come sempre avviene un buon allenatore è tale se ha una buona squadra. Bruno Mazzia, uno che giocava alla Sacchi ben prima dell’avvento di Arrigo al Milan, a Udine ha avuto non poche difficoltà: non era scarso lui, era scarsa la squadra.

Oggi a Colantuono si deve regalare una squadra con almeno quattro innesti per poter davvero raddrizzare una nave che ha imbracato troppa acqua negli ultimi due anni.
112, infatti, sono le reti prese dall’allegra difesa bianconera in due stagioni (57+56): tante, troppe, per non capire che qualcosa va fatto in quella che viene oggi giorno chiamata come ‘fase di non possesso’.
Danilo con Guidolin ha deluso, è andato meglio con Strama, ma nulla di eclatante. Domizzi è spesso vittima di acciacchi, Wague è giovane e tutto da verificare sul lungo periodo, Heurtaux è stato lineare, ma è dato in partenza.
Come terzini Widmer ha patito nell’anno da titolare la mancanza di alternative alle spalle, mentre sulla sinistra sia Pasquale sia Silva per vari motivi sono andati a fase alterne, mentre è emerso Piris.
Per fortuna che come estremo difensore Guidolin ha trovato Scuffet che l’anno passato gli ha tolto più di qualche castagna dal fuoco, mentre quest’anno è stato Karnezis il migliore della stagione. Il che conferma che qualcosa va fatto.

Ma se la difesa fa acqua nel calcio significa che in mezzo è venuta meno la copertura: Allan ha fatto decisamente  il suo dovere, ma accanto a lui poca roba. Pinzi, come Domizzi, ha faticato a entrare in forma, mentre con Guidolin è stato decisivo, Badu è sempre stato un giocatore di quantità, non di certo di qualità, Guilherme per ora è stato un acquisto non corrispondente alle attese.
Sorge strano pensare che in una situazione così ci si possa privare di Allan, ma il mercato reclama e l’Udinese potrebbe rispondere alle sirene napoletane, da sempre amiche.

Tornando alla media gol, i numeri più importanti, ecco che in avanti si scopre che il rapporto tra reti fatte e reti subite nell’anno di Guidolin ha visto un  passivo di -11, l’anno scorso -13. Davanti Di Natale ha confermato di essere il capocannoniere, ma a molti è sorta la domanda se aver costruito la squadra attorno a lui non abbia precluso altri giocatori. La risposta non esiste, ma il dubbio c’è e permane anche per il prossimo anno: Colantuono ha già detto che “per lui parla la carriera e parlano i numeri. Detto questo, va gestito perché ha quasi 38 anni. Lo faremo, in sintonia. Una volta mi sembra di aver chiesto una sua maglia e non riuscii ad averla, ora posso rifarmi”. Come dire, lui è Totò, altro per ora non  c’è. E in effetti è così, ma l’empasse nel cercare l’attaccante può essere anche una fiducia ancora incondizionata verso il capitano? Pensare che possa da solo risolvere i problemi sarebbe follia, a Udine serve pensare che in campo ci dev’essere già uno pronto a raccogliere l’eredità da titolare. Lui può e dev’essere un valore aggiunto, non il valore.

Stramaccioni ha lavorato proprio per questo, poi l’avvicendamento. Anche il lavoro fatto sui giovani non deve però essere disperso: ma è un inizio, perché l’infrastruttura va puntellata a dovere. 112 reti in 78 partite significa 1,4 reti subite a partita, contro le 89 fatte. Queste cifre dicono tutto, richiedono una riflessione che ad oggi ha portato tante voci, ma ancora nessun acquisto.

 

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