Fear!”

Fear!”

Essere o non essere: l’Udinese deve dare risposte per fare capire se vuole davvero tentare di scalare l’Everest o si accontenta dello Zoncolan)

di Monica Valendino, @Moval1973

To be or not to be. Essere o non essere. La frase più celebre del grande  drammaturgo britannico si addice e bene a questa Udinese che con tre punti è, come sempre negli ultimi 5 anni, tra le ultime.

« Essere, o non essere, questo è il problema!!:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine?»

Il limbo o ancora peggio la palude bianconera non è storia recente. I punti oggi gettati al vento contro Chievo e Spal, i troppi gol presi che confermano che questa squadra  sin deve parlare di moduli,, ma di concentrazione fanno pensare a un altro campionato vissuto senza infamia e senza lode se va bene, ma attenzione alle neo promosse che non sono quelle dell’anno scorso.

Il dilemma è se davvero il club – al di là delle frasi obbligate di circostanza- ambisce davvero a crescere con un progetto che vada al di là dei suoli noiosissimi 40 punti che sono uno scudetto per una provinciale – oppure abbia idee valide per tentare una scalata che non si sa se porterà in cima (l’Everest della serie A ha mietuto tante vittime illustri perché non organizzate).

La risposta per ora è nel dubbio che Sir William ha posto e rivolto a tutti nella vita. Il calcio è solo lo specchio di quello che ci  vuole essere, e ognuno può essere ciò che vuole, basta che pensi di essere ciò che crede di essere.

Risposte. Ecco: mancano queste. Dalla società, che esulta quando si vince, ma è silente quando perde, dai giocatori, che sono sempre gli stessi a ripetere il disco rotto he da tanto tempo è suonato nel juke box installato insieme allo stadio o e in funzione sempre con Paint it black degli Stones.

Col Torino l’ennesima prova per dimlostyarre se una volta per tutte questa Udinese ha un’idea dei cosa significhi diventare adulti, oppure vive nella bambagia di un torneo a 20 squadre che comunque le dà una certa garanzia.

Per adesso non c’è nessuno che ha particolarmente stupito e a dirlo sono i numeri. Si crossa tanto dalla trequarti, si gioca spesso senza cercare il fondo, e si cerca troppo Da Paul che finisce sfiancato e senza poter far venire fuori le sue doti. L’argentino altresì deve imparare a essere meno dribblomane e più concreto.  A quel punto simpatica che sarebbe una punta d’argento. Per ora fa gioco, ma sbagli anche tanto e non è che ci si attende questo dal leader di una squadra. La tecnica fine a sé stessa se la potevano permettere in pochi, ma fanno parte di un calcio che non c’è più (non perché mancano i giocatori, ma perché mancano i dirigenti capaci di cogliere anche in Lega Pro chi è valido).

In attesa poi di Maxi Lopez dimostri che non è un vecchietto sul viale del tramonto: quale miglior occasione se non il Toro che l’ha scaricato senza troppi problemi?

Ma più che di singoli si deve parlare di squadra, anzi di gruppo, concetto che ancora manca. Gli alti e i bassi nascono proprio da mancanza di leader capaci di dettare tempi e trasmettere tranquillità. Squadra giovane, rispondono nei pian i lati dello Stadio Friuli (finiamola di chiamarlo come sponsor una volta per tutte, cribbio!).

IL gruppo nasce dallo spirito di sacrificio che nel primo anno di Delneri per una parte di torneo (diciamo fino a salvezza ottenuta) lo si  è visto, forse anche per il trauma non ancora ammortizzato del torneo precedente,.

Ed è proprio quel fantasma che si fa chiamare ‘Fear’, paura, come direbbe Shakespeare che continua ad aleggiare nelle mura di uno stadio bellissimo, con un pubblico encomiabile, ma dove mancano i veri protagonisti, i giocatori che appaiono ancora personaggi in cerca di un autore (il riferimento a Di Natale non è casuale, ndr).

Senza uno che garantisce 15 gol almeno serve che dagli altri arrivi qualcosa, ma si è visto che sulle palle inattive ci sono ancora problemi di posizione da rivedere.
Senza contare la fase difensiva vera e propria dove troppo spesso i 4 cavalieri davanti a un Scuffet  non ancora perfetto, non ha davanti chi li protegge. Fofana tornerà quasi a metà campionato, Widmer forse a fine mese, senza contare quelli col mal di pancia perché hanno prima sperato dio essere parte di un progetto, poi si sono visti ancora a Udine come rincalzi di lusso in certi casi (vedi Angella).

Delneri deve trovare l’amalgama, le risposte e i punti contro un Toro che ha davanti un tal Belotti che se è in giornata può tagliare come un coltello caldo il burro di una difesa che dev’essere più che mai compatta. Ma è tutto il Toro da temere, senza paura, ma con la consapevolezza è che da 5 anni a questa parete le pedine sono state invertite. Una  volta era l’Udinese che metteva paura, oggi è lei che deve vincere le angosce che l’attanagliano per cercare di crescere.

Partita da tre punti, dunque, perché poi domenica c’è la Roma. Come dire: svegliatevi se non volete essere già nei bassifondi appena partiti.

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