Finché la barca va?

Finché la barca va?

L’Udinese è entrata ufficialmente nella zona pericolo della classifica: una sferzata d’aria gelida che mostra senza se e senza ma i problemi di questa stagione. Non basta rallegrarsi per l’atteggiamento visto a Napoli se alla fine si contano solo un paio di tiri in porta e Karenzis ancora il migliore in campo.

Oramai è una malattia conclamata e aver sottovalutato i sintomi che già da due stagioni si manifestavano, è forse la cosa più grave. La squadra di Colantuono, come quella dei suoi predecessori, fatica terribilmente ad andare a rete.

10 reti fatte in 12 partite, la media realizzativa che si attesta a 0,8, contro 15 gol subiti (1,2 a partita) fanno capire a un terzo del campionato che è la struttura a imbarcare acqua. La nave che il carpentiere Colantuono ha fatto lasciare il porto, non è a vela, ma nemmeno a motore. Diciamo che si basa ancora sulla forza dei suoi rematori, che come tali vanno a fasi alterne. Non basta la grinta, non bastano le frustate, per farla andare veloce.

Purtroppo si conferma quanto si diceva da anni: senza mezzali e senza ali, e con un attacco che attualmente è il più vecchio della A, non si va molto lontano con un 3-5-1-1 che bada soprattutto a non prenderle. Pressare alto può servire se alla fine rubi più palloni dell’avversario e inneschi un contropiede, ma il più delle volte l’impressione è che l’Udinese si sfianchi cercando di mordere le caviglie agli altri, ma poi una volta fatto questo non sa che cosa fare del pallone.

Che Di Natale fosse eterno era una speranza ottusa e poco pragmatica: anzi, l’ultimo forfait a Napoli ha segnato un’ulteriore spaccatura tra un grande giocatore in campo, ma poco capitano. Inoltre il solo gol segnato in questa stagione confermano che oramai l’alchimia di trasformare il piombo in oro è finita. Non prendere provvedimenti ora che l’unico acquisto che poteva fare qualcosa, Zapata, è fuori uso per mesi  sarebbe un altro errore fatale.

Non si tratta di pensare a svincolati, ma a soluzioni tattiche diverse: Aguirre e Perica non sono fulmini di guerra, ma senza osare qualcosa in più in termini di posizioni in campo, significherà sempre soccombere.

Non basta essere contenti di una prestazione (anzi, di una sconfitta) per non guardare in faccia i numeri: un solo gol su calcio piazzato, solo due reti arrivate nei primi 45 minuti, due gol arrivati dai 33 subentrati, 5 punti su 18 presi in casa, solo 5 giocatori a segno (la peggiore della massima serie) non sono dati insignificanti da mascherare solo dietro a parole di facciata.

La situazione è preoccupante perché non si intravedono soluzioni: la coperta rimane la stessa, quella che non ha mai soddisfatto nelle ultime stagioni, quella che ha mostrato limiti offensivi importanti sia nell’ultimo anno di Guidolin sia con Stramaccioni.

Che Colantuono sia convinto di questo gioco è preoccupante, perché non basta correre per fare bene: potrà piacere a qualche tifoso, ma non porta gol e, quindi, punti.

C’è una statistica un po’ aleatoria, ma attendibile che conferma che una rete  vale più o meno un punto a fine stagione: 40 reti sono, quindi, l’obiettivo per raggiungere i 40 punti. Ma di questo passo saranno difficili da realizzare. Una squadra di solito ha almeno due giocatori da doppia cifra, individuarli oggi a Udine è come cercare l’ago nel pagliaio. E senza questa base tutto il resto diventa ancora più complicato.

Soluzioni? Provare altro, anche in allenamento, potrebbe offrire qualche novità. Ma a Udine tutti sembrano ancorati nelle loro certezze, nelle loro illusioni, mentre la nave va avanti a remi e imbarca acqua, tanta acqua.
(Foto zimbio)

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