Giocare senza obiettivi dà motivazioni?

Giocare senza obiettivi dà motivazioni?

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Mancano ormai solo nove giornate alla fine del campionato e per chi, come l’Udinese, si trova praticamente senza obiettivi da raggiungere (la salvezza è ormai certa e l’Europa è troppo lontana) diventa difficile riuscire a dare il meglio per chi viene chiamato a scendere in campo. Le motivazioni, infatti, anche nel calcio moderno e milionancora più importante l’opera dell’allenatoreario di oggi, diventano fondamentali per riuscire a fare bene e in molti casi pensare solo all’onore della maglia che si indossa che deve essere onorata al massimo non sembra essere sufficiente.

In situazioni come questa diventa quindi ancora più importante l’opera dell’allenatore (Stramaccioni gode ampiamente della fiducia della società) che deve capire non solo quali sono le pedine migliori e più in forma per la formazione, ma soprattutto cercare quelli che potrebbero essere gli elementi su cui costruire un futuro e che possono quindi fare da zoccolo duro per la società. Soprattutto in una rosa ricca di stranieri, come è quella dell’Udinese, infatti, può mancare un legame intrinseco con la realtà in cui ci si trova ed è per questo che uno spogliatoio unito e compatto con leader da cui prendere spunto può essere un aiuto da non sottovalutare.

Un esempio emblematico di questa situazione possiamo comunque osservarlo anche in una realtà ben più affermata come quella dell’Inter: i nerazzurri, infatti, nonostante il cambio in panchina che ha portato al ritorno di Roberto Mancini salvo miracoli non riusciranno a qualificarsi per l’Europa per la prossima stagione e forse proprio la mancanza di un obiettivo da raggiungere ha portato sabato a un pareggio contro il Parma, protagonista di una situazione sempre più difficile. Il tecnico interista ha comunque provato a dare un’impronta di gioco tipica di una grande squadra, ma la risposta dei giocatori al momento è altamente insufficiente e proprio la mancanza di elementi con il cuore chiaramente nerazzurro può essere stata una scelta che ha complicato il suo lavoro. Dopo l’addio al calcio di capitan Zanetti anche gli altri argentini sono stati salutati forse con troppa fretta e Ranocchia non sembra essere ancora il capitano con personalità in grado di trascinare i compagni.

Anche l’Udinese, che probabilmente in estate si troverà a salutare Di Natale, dovrà quindi valutare bene le sue scelte prima di trovarsi di fronte il prossimo anno a una stagione anonima e senza sprint.

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