Helveg: a Udine abbiamo rivoluzionato il calcio. A Milano serve vincere

Helveg: a Udine abbiamo rivoluzionato il calcio. A Milano serve vincere

Thomas Helveg, doppio ex di Inter e Udinese, da lontano non riesce a seguire come vorrebbe i bianconeri, ma l’amore è rimasto intatto per chi l’ha lanciato:  “Magari quando torno però, voglio far vedere ai miei figli i posti dove sono cresciuto. Comunque trovo la squadra per quel che ho visto  molto forte, ma purtroppo qui in Danimarca la fanno vedere raramente in Tv. Ho visto pochi gol, per tenermi informato sui bianconeri devo andare su internet. La filosofia della società mi pare essere quella di prendere ragazzi non famosi per poi lanciarli: non conosco tutti, ma vedo che sta facendo bene”.

Helveg è legato alla squadra di Zac altro ex, col quale a Udine fece grandi cose:  “Potevamo addirittura vincere lo scudetto, abbiamo fatto un finale da paura. Il tutto era cominciato col Perugia: ricordo che allora segnai io, e da lì facemmo una serie di partite da paura. L’anno dopo l’episodio di Torino con la Juve ci ha penalizzato, altrimenti non saremo arrivati terzi. Se non mi sbaglio è stato Ciro Ferrara a salvare sulla linea il gol di Bierhoff che era valido. Noi comunque eravamo già consapevoli della nostra forza. Eravamo un gruppo che aveva come motto ‘tutti per uno, uno per tutti’. Il terzo posto finale è stato frutto del collettivo non solo dei singoli”.

Il racconto è poi su come è nato il 3-4-3 ‘puro’. Una rivoluzione in Italia: “Ricordo il primo giorno di Zac ad Arta Terme. Per prima cosa ci ha raccolti in gruppo  e ci ha detto chiaramente che lui aveva in mente questo tipo di gioco. Poi ha iniziato ad insegnarlo ad uno ad uno, movimento per movimento. Lui voleva che capissimo il perché di una cosa, non solo che la facessimo bene, poi tutto nacque per caso. A Torino tutti ricordano come è andata. Lì abbiamo rivoluzionato il calcio, ma ricordo soprattutto il grande lavoro che c’è stato prima che ci ha consentito di fare poi la differenza”

Altro allenatore a cui è legato è mister Fedele: “E’stato un grande aiuto per me. Io non conoscevo nulla di italiano, ero giovanissimo quando arrivai a Udine, la prima esperienza all’estero per me. Nello spogliatoio erano in pochi a parlare inglese, e il dialogo era difficoltoso.  Fedele mi aiutò molto, con i suoi modi di fare e con le sue qualità umane.

Infine Milano:  “Andai in squadre come Milan e Inter che sono completamente diverse dall’Udinese. Là si pretende di stare sempre al top e ogni giorno te lo ricorda una schiera infinita di giornalisti. A Milano non conta solo vincere, ma anche vincere bene”.

 

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