Highlander Di Natale: l’ultimo immortale

Highlander Di Natale: l’ultimo immortale

Pozzo: «Cosa farà Di Natale? E’ un problema che si pone sempre ai primi di marzo. Diciamo che sarà praticamente una scelta sua». Intanto il capitano insegna calcio ancora

Totò a colori: Di Natale insegna ancora calcio a tutti, nonostante i suoi 38 anni. E se Toni gira a tratti in un Verona sempre più ultimo e il prossimo anno sa già che ha una scrivania pronta, se Totti oramai è solo un contorno nella Roma di Spalletti, l’ultimo highlander del calcio italiano è a Udine.

Di Natale è l’unico che sa ancora disegnare geometrie, inventare, piazzare palloni che devono solo essere spinti dentro (vedi Badu). Chi lo pensava morto, chi lo voleva accantonato solo per sentimenti di rabbia o invidia, oggi forse dovrebbe chiedergli scusa.

28022016-B25J4500Di Natale c’è e quando lui gira, alla fine gira anche l’Udinese. Non è un caso. E ovviamente il modulo conta eccome. Quando il vecchio 3-5-2 funzionava era perché aveva gente come Allan, o prima Isla, Asamoah, pronta a portare palloni al capitano. Oggi questo non c’era e il 4-3-3 sembra essere diventato il vestito migliore per esaltare le caratteristiche del Capitano. Ha meno responsabilità in copertura, più rifornimenti, può spaziare davanti come meglio sa fare. Non ha trovato il gol, è vero, ma intanto ha dimostrato che può reggere eccome anche 90 minuti se necessario. L’entrata in campo di Zapata nello stesso ruolo ha dimostrato che la classe non è acqua, che Di Natale non si cambia facilmente.

A marzo, come sempre, è tempo di futuro. «Ha fatto il suo, ma quando gioca è un fuoriclasse», ha detto Giampaolo Pozzo. Il figlio Gino sul futuro del capitano lascia aperta ogni possibilità: «E’ un problema che si pone sempre ai primi di marzo. Diciamo che sarà praticamente una scelta sua. Non può essere altrimenti. Bisognerà vedere a giugno come si sentirà».

Di Natale non sarà mai un peso, scelga quel che scelga. Se vorrà dire basta, come sembra, insegnerà calcio ai ragazzini, altrimenti se cambierà idea insegnerà calcio ai compagni. Questo è certo.
Per convincerlo a continuare però non basta un risultato o una prestazione o un applauso. La società deve rinforzare questa squadra il prossimo anno. Con gente che sappia accarezzare i palloni che eventualmente Totò ricamerà.
Il nome di Gabbiadini è sempre caldo nell’immaginazione dei Pozzo. Chissà, per adesso non è ancora tempo di nomi, ma serve comunque comprendere che non potrà mai essere Di Natale da solo a dover salvare l’Udinese. Lui è il gioiello, non l’anello.

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