I sommersi e i salvati

I sommersi e i salvati

Chissà se alla fine di Udinese-Roma, Stefano Colantuono figurerà tra i sommersi o i salvati. Intanto la storia racconta che…

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Sulla scelta del titolo da dare al nostro intervento settimanale, ci perdoneranno gli studiosi di storia della Shoah, e nel contempo non intendiamo nemmeno mancare di rispetto alla memoria di Primo Levi e all’omonimo libro nel quale si era voluto rendere tributo a chi all’orrore dei lager non era sopravvissuto, i cosiddetti sommersi, e a chi, pur essendo tornato miracolosamente vivo da quell’inferno, avrebbe portato con se per tutta un’esistenza i segni di un’esperienza tanto terribile, appunto i salvati.

Venendo alle cose di oggigiorno e ad argomenti assolutamente piu’ leggeri come l’Udinese, la sua crisi infinita e (qualcuno dice) senza spiegazioni, in attesa di vedere e di capire come finira’ questo pomeriggio nel match che opporra’ i bianconeri alla lanciatissima Roma di Luciano Spalletti, parleremo, riteniamo sia inevitabile, degli allenatori succedutisi dell’era Pozzo. In trent’anni di gestione della famiglia, ne sono passati davvero tanti, molti dei quali “sommersi”: ci riferiamo a coloro che, pur scelti dal Paron con convinzione, non seppero, per colpe proprie o in forza degli eventi, rendere cosi’ come era nelle attese della dirigenza.

E ad onor del vero, tutte le volte nelle quali Giampaolo Pozzo, con delle prese di posizione decise, ha optato per dei cambi di guida tecnica, la storia ha dato piu’ o meno ragione al patriarca della reggenza bianconera, e alla famosa frase pronunciata all’indomani della promozione in A, frutto di un cambio di allenatore sancito in primavera (fuori Franco Scogliio, dentro Adriano Fedele), secondo la quale fino a quel momento, per quanto concerneva gli allenatori, si era si’ sbagliato nel prenderli, ma non si era stati mai errore sul fatto di decidere di mandarli via. In fondo, pur tra tanti cambi in panca, pur tra tanti “sommersi”, la storia bianconera sotto la dirigenza Pozzo parla, se si eccettua il caso molto particolare del campionato 1986-87 da disputare col fardello di una penalizzazione di nove punti quando le vittorie ne valevano due, di salvezze raggiunte, di retrocessioni dove la salvezza e’ sfuggita per un solo punto, di qualificazioni Uefa-Europa League o addirittura di qualificazioni ai preliminari di Champions. In qualche sporadico caso, come nel 1992-93, un tecnico come Fedele fu vittima e risulto’ dunque “sommerso” da una vera e propria fronda scatenata da parte dei “senatori” dello spogliatoio dell’epoca, piu’ graditi al predecessore Scoglio. Ma in questi ultimi trent’anni di storia del calcio friulano ci sono stati anche coloro i quali noi definiamo i “salvati”: tecnici che hanno segnato indimenticabili epoche nelle vicende del team bianconero e che pure furono, in tempi non sospetti, ad un passo dal licenziamento. Si pensi ad Alberto Zaccheroni: quell’ormai celeberrimo 0-3 a Torino a spese della Juve di Lippi, Zidane, Del Piero e via discorrendo dell’aprile 1997 dal quale nacquero il 3-4-3 e l’Udinese plasmata ad immagine e somiglianza del tecnico romagnolo nascondeva dei retroscena, secondo i quali, come emerso da fonti accreditate che trassero delle confidenze dall’ex ct del Giappone, il Zac quel giorno si giocava il posto, che poi salvo’, con tutti i risvolti che ben conosciamo. E poi Guidolin: l’inizio della sua prima esperienza da mister dell’Udinese non fu trascendentale, tanto che in molti vedevano la sua panchina scricchiolare nel 1998, ma la pazienza esercitata all’interno della stanza dei bottoni bianconera porto’ ad un girone di ritorno in grande spolvero nel 1999 e ad un’altra qualificazione Uefa ottenuta nello spareggio vinto contro la Juventus. Sempre Guidolin, nel 2010, al ritorno nel ruolo di tecnico dei bianconeri, mise assieme un punto nelle prime cinque partite di campionato.

Un po’ il gol di Mehdi Benatia a tempo scaduto alla sesta d’andata nella gara interna contro il Cesena, ma anche la saggezza e la lungimiranza dei Pozzo nel capire che un tecnico navigato come quello di Castelfranco poteva solo far bene con la squadra che aveva a disposizione, salvarono il posto al Guido, che poi avrebbe inanellato tre qualificazioni europee consecutive sui quattro anni vissuti nuovamente da primo allenatore delle zebrette. Terzo, last but not least in questa bella lista di “salvati” figura l’ex di turno Luciano Spalletti, che nel 2004-2005, terza stagione consecutiva ed ultima da allenatore dell’Udinese, visse anch’egli un inizio difficile, con la partita per lui del “dentro o fuori” a Bologna, dove a salvare il posto al tecnico di Certaldo, che a fine stagione avrebbe condotto i suoi ad una storica, prima qualificazione ai preliminari di Champions, fu una rete di Dino Fava. Pertanto, abbiamo parlato di tecnici sull’orlo del baratro che poi hanno finito con lo stravolgere, attraverso indubbi meriti che vanno loro ascritti, l’esito di una stagione, per se e per l’intera squadra.

Ed ora vedremo cosa accadra’ con Stefano Colantuono. Non esattamente un tecnico solo contro tutti, ma sicuramente un allenatore messo con le spalle al muro dopo l’assurda prova offerta dall’Udinese a Frosinone la settimana scorsa, un allenatore costretto a far punti contro una Roma che viene da sette vittorie consecutive in campionato e due prove convincenti, malgrado le scornfitte e la conseguente eliminazione dalla Champions, al cospetto di un complesso fortissimo come il Real Madrid, un allenatore che per via degli imponderabili fattori che circondano il pianeta calcio non ha saputo legare con una piazza che, stavolta piu’ compatta di quanto non sia dato pensare, e’ intenzionata a manifestare il proprio malcontento per il rendimento largamente sotto le attese e le possibilita’ di questa rosa con un’entrata a gremire gli spalti dell’impianto friulano quindici minuti dopo il fischio d’inizio dell’arbitro Mazzoleni.

Capiremo se la voglia di resistere di Colantuono sara’ stata anche la voglia della squadra di tirarsi fuori da quest’inopinata situazione. Capiremo se allo scoccare dei 120 anni di storia bianconera, dopo l’odierno match, e chissa’, al termine di questa disgraziata stagione, Stefano Colantuono figurera’ tra i “sommersi” o tra i “salvati”.

Sergio Salvaro @MondoUdinese

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