Il capolavoro di De Canio

Il capolavoro di De Canio

La virtuale salvezza dell’Udinese porta la firma in calce d Gigi De Canio: siamo certi che non valga la pena riconfermarlo? Pozzo è tentato, per non commettere l’errore fatto con Spalletti. Intanto c’è da porsi nuovi obiettivi: primo, superare i punti fatti l’anno passato

L’Udinese con un’altra prestazione superba chiude i giochi salvezza, sfruttando il secondo match ball consecutivo che il calendario gli ha concesso: e, a quattro gare dalla fine, avere sette punti sulla terzultima significa davvero poter guardare al futuro. Finalmente.

C’è una nuova stagione già da programmare, ma senza la certezza della permanenza in Serie A era impossibile: in attesa della matematica, si può già iniziare a pensare a quello che serve.

Innanzi tutto serve sciogliere il nodo tecnico: De Canio, senza troppe parole, ha gestito al meglio tutte le grane che ha ereditato. Da Di Natale, ad Armero e Adnan, dalla questione atletica alla rivatlizzazione di certi elementi (Widmer e Thereau su tutti), ha mostrato di avere completamente il polso della situazione. Se solo un paio di giorni fa gli ultimi accadimenti avevano gettato qualche ombra, dopo la gara con la Fiorentina sul suo personale cielo brilla un sole che più splendente non si può. “Chi scrive di altri allenatori siete voi della stampa, evidentemente non apprezzate il mio lavoro o gli altri sono più bravi di me. Leggendo sembra che io non sia nemmeno qua adesso. Non chiedo niente a nessuno, quello che succederà alla fine si vedrà. I giocatori devono giocare per l’Udinese. Mi auguro che almeno dopo questa partita si parli dei meriti della squadra”, ha detto co nu pizzico d’orgoglio dopo la vittoria sulla Fiorentina.

Siamo sicuri che certe voci messe fuori non siano tattiche di abili disturbatori a caccia di qualche lettura in più? Perché cambiare ancora se qui si sta già facendo bene? “Ci saranno ovviamente delle considerazioni, ma spero che si parli di quanto bene stia facendo la mia squadra. I giocatori lo dimostrino già a San Siro, dove sono sicuro che arrivi la prestazione. Ma non lo facciano per me. Lo facciano per il loro futuro all’Udinese“, ha aggiunto ancora De Canio..

DI NATALE Non trascuriamo questo caso spinoso, però: De Canio con Adnan ha strappato la regola fissata per Totò, secondo la quale un giocatore se non si allena non gruppo può essere comunque utile. E Di Natale non può finire la sua avventura a Udine come un escluso. Non esiste: serve intervenire per ricucire, mediare, trovare un compromesso tra le necessità tecniche e il giusto riconoscimento a un campione, che comunque la si veda può ancora dare il suo contributo alla causa. “Non cambio idea rispetto a ciò che ho già detto – afferma De Canio – La porta non l’ho chiusa io, ma qualcuno se l’è chiusa da solo. Non ho mai usato due pesi e due misure”. Si torna al peccato originale: il club non è stato lungimirante nella gestione dei senatori, confermandoli ad oltranza, ma senza allevare chi avrebbe dovuto raccoglierne l’eredità nello spogliatoio. Giovani italiani ne sono passati, ma si è preferito continuare, anzi aumentare, la presenza straniera. Oggi la classifica, sommata a quella delle recenti stagioni, dice che tra gli errori c’è stato proprio quello di avere uno zoccolo duro che non ha avuto ricambi.

OBIETTIVI Era del 2006 che l’Udinese non faceva così male in campionato, per cui oggi la squadra di De Canio deve cancellare quest’onta: magari con altre prestazioni come quella con la Fiorentina, tutta sostanza e intelligenza. Per superare i 41 punti dell’anno scorso e magari cercare una posizione di classifica che lasci dietro almeno 6-7 squadre. Non è una cosa impossibile, anzi è il minimo da chiedere a una squadra che ha deluso a dir poco quest’anno e che, dopo certe prestazioni, fa salire ulteriormente la rabbia: perché non sempre si è cercato di giocare alla stessa maniera? Ma questa domanda non la si deve porre a De Canio, ma ad altri.

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