Il Diavolo non è un presagio

Il Diavolo non è un presagio

Milan-Udinese per molti è un crocevia per i rossoneri più che per i bianconeri. Insomma la vittima sacrificale del Diavolo è stata trovata, del resto essere appaiati a 18 punti per molti non conta, nomen men, per dirla alla Lotito, ovvero “il nome è un presagio”. Che il Milan sia tale però è tutto da vedere: diciamo che mediatamente parlando la gara è già scritta, specie che su Stramaccioni continuano a piovere infortuni che rallentano il processo di crescita della sua squadra e della sua idea di gioco.

Quello che qualcuno si dimentica è che in campo si va undici contro undici: vorremmo ricordare una delle più belle battute fatte in un dopo partita, a per di Gianni De Biasi, dopo che la sua Udinese – a sorpresa – aveva eliminato il favorito Milan dalla Coppa Italia: “E’ stato un buon allenamento”, disse, non sappiamo se con ironia voluta o meno. L’impatto però fu grandioso per i tifosi friulani e oggi sarebbe bello che la sfrontatezza di Strama a fine gara tirasse fuori qualcosa di simile.

Queste sono le partite, infatti, dove l’Udinese agli occhi nazionali torna la provincialotta che fa la gita: certo, nessuno dice che il Milan non possa vincere, che anzi abbia qualità superiori specie in alcuni elementi, ma come ha detto il ds bianconero Giaretta “se giochi con il fuoco negli occhi”, con la voglia di arrivare primo su ogni pallone per 90 minuti e più puoi giocartela. I valori si annullano con l’agonismo, è un dato di fatto che il calcio ha sempre insegnato. Poi è ovvio che serve un pizzico di tattica e di qualità per riuscire a rendere innocuo il Diavolo, che di problemi ne ha come l’Udinese.

In casa bianconera l’infortunio a  Widmer sembra far pensare che Strama confermerà la formazione vista col Chievo, con l’unica novità data dal doppio trequartista (Fernandes-Kone), e con Di Natale unica punta. Nessun ritorno al passato, solo la logica conseguenza della pochezza di attaccanti a disposizione. Therau in panchina non significa bocciatura, solo una mossa anche tattica, nel caso che la gara si metta su determinati binari. Due trequartisti, se corrono e propongono possono compensare la mancanza di una punta di ruolo. Insomma, è il vecchio discorso: l’abito non fa il monaco, il modulo non fa una squadra. Bisogna, piuttosto, trovare coraggio, non farsi trovare impreparati al clima di sfiducia ce molti vogliono creare attorno all’Udinese, anzi fare di questo un’arma. Perché se l’Udinese esce con le parole dette da De Biasi, siamo ceri che da lì in poi se ne possono vedere delle belle. Se al Milan mancano punti per essere quello che voleva, all’Udinese manca ancora un po’ di carattere per crescere, che è l’obiettivo stagionale. E crescere significa divertirsi, divertirsi significa anche bel gioco, per i fissati della questione.

©Mondoudinese

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy