Il Gattopardo

Il Gattopardo

Cambiare tutto per non cambiare nulla. All’Udinese c’è aria dia Gattopardo

di Redazione

Cambiare tutto per non cambiare nulla. Nel “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa c’è ancora una verità italiana, friulana se vogliamo proprio essere pignoli: tutto cambia perché nulla cambi. Ossia: se tutto cambia esteriormente, tutto rimane com’è; se tutto rimane com’è, tutto può cambiare interiormente. L’11 novembre del 1958 usciva per Feltrinelli Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Più o meno nella stessa data il destino di Don Velasquez, inesperto alla serie A allenatore spagnolo, è stato avvicendato da Davide Nicola.

DA Wikipedia il curriculum dice che ha difeso per lungo tempo i colori del Genoa, prima di esordire in Serie A con il Siena. Nell’unica stagione in massima serie disputa 15 partite, ricevendo un’ammonizione.[3][4] Nei play-off della Serie B 2005-06 segna contro il Mantova, contribuendo al ritorno in A del Torino. Conta 401 presenze nel campionato cadetto, con 10 gol segnati.

Da allenatore, dopo le esperienze con Bari, Livorno e Lumezzane, dopo sei mesi di inattività, è ingaggiato dal neopromosso Crotone per rimpiazzare Ivan Jurić.Il 21 agosto 2016 guida i pitagorici nell’esordio in A, rimediando una sconfitta dal Bologna.[24] Nella prima parte di campionato ottiene 9 punti (con 2 vittorie e 3 pareggi) con la squadra che si ritrova in ultima posizione. Nella fase di ritorno ne totalizza invece 25[27], di cui 20 tra aprile e maggio.[28] La rimonta dei calabresi vale la salvezza, conquistata all’ultima giornata dopo una vittoria per 3-1 contro la Lazio a scapito dell’Empoli che contemporaneamente ha perso 2-1 contro il Palermo già retrocesso

Nella stagione successiva, nonostante un miglior avvio in campionato, si dimette a dicembre con la squadra al 15º posto in zona salvezza.

Ora Udine. L’ennesimo tecnico in pochi anni. Sembra di essere tornati a fine anni ottanta, quando Pozzo era considerato un antropofago di allenatori. Oggi è il figlio a gestire la faccenda (la fazenda, alla brasiliana, intesa come azienda di famiglia), e i risultati si vedono. O meglio non si vedono, visto che già dall’ultimo anno di Guidolin squadre mediocri, con troppi stranieri e troppi generali a mettere becco sulla squadra si sono susseguite salvandosi più per demerito altrui che per merito proprio.

Oggi a Nicola ora cosa chiedono? Un progetto? Allora lo dicano, in modo da slegarlo da risultati che, ad occhio, non cambieranno di molto e saranno anche oggi legati a quelli delle dirette avversarie. Se invece più che un’idea di gioco a lungo termine,. legata alla valorizzazione di alcuni giocatori è l’obiettivo, lo si scriva a chiare lettere per togliere pressione al mister e responsabilizzare i giocatori.

Già, loro…i pedatori stranieri che dell’Udinese se retrocede non gliene importa nulla, visto che conti in tasca conviene svincolarsi o essere svenduto. Sia chiaro: nessuno va in campo per perdere, ma con una rosa come sempre fatta di troppi doppioni e tanti giocatori  mediocri, non  è da escludere che qualche pensieri pericoloso passi per la testa di qualcuno.

Insomma, tutto cambia, ma realmente si intravede un nuovo corso? Per ora restano solo le stesse domande in  pieno stile gattopardo.

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