Il momento della verità

Il momento della verità

Col Bologna l’Udinese si gioca gran parte della stagione: perdere significherebbe aprire definitivamente la crisi, ma anche un pari potrebbe non bastare. Il tutto in attesa di un gioco ancora in divenire

di Redazione

I risultati della domenica, con l’Udinese col rinvio a giudizio sulla testa, non hanno detto granché: tutto come prima. O quasi. Sì, perché il Bologna sconfitto dalla solita Juventus, ha dimostrato che ha palle da vendere, come il suo allenatore Mihajlovic. Sotto le due torri si chiedono, senza risposta, come mai l’allenatore serbo sia arrivato così tardi, lasciando al povero Pippetto Inzaghi l’onere di non trovare soluzioni per una squadra a cui mancavano elementi. Sono arrivati a gennaio e adesso con Udinese e Cagliari i felsinei sanno che si giocheranno la salvezza.

La domanda che in Friuli sorge spontanea è: il culo che ha accompagnato i bianconeri nelle ultime stagioni continuerà, oppure sarà davvero l’anno della retrocessione con i derby con Pordenone e (forse) Triestina all’angolo? La partita di domenica contro i felsinei non sarà decisiva per nessuna delle due, ma diciamo che sarà molto seria. Una finalissima, o forse solo una finale. Di certo da non perdere. Non tanto come pubblico, ma come risultato. Per l’Udinese, che poi se la vedrà con Juve e Napoli anche un pari rischia di essere deleterio, mentre una vittoria darebbe ampio respiro alla classifica allontanando i rossoblu in maniera consistente. Altresì una vittoria dei bolognesi aprirebbe una crisi che da tempo aleggia sopra Piazzale Argentina, dove a uno “stadio da scudetto” da anni si contrappongono squadre da Serie B, che l’hanno evitata solo per demerito altrui. Vedremo se anche quest’anno ci sarà chi riuscirà nell’immane intento di fare peggio dei bianconeri.

Nicola per ora non ha dato Né gioco né identità alla squadra. Ora pare voglia provare un estemporaneo 4-3-3. Ci credete? noi no. O meglio, a gara in corso, come col Chievo, potrebbe risultare utile, ma la prima regola è attendere, aspettare, non prenderle perché questa squadra se si sbilancia troppo alla fine subisce.

Per cui propendiamo sempre per il vecchio, caro, indimenticabile, 3-5-2 sperando di recuperare Sandro e con Ingelsson pronto a giocare da titolare accanto a DE Paul ancora una volta ibrido a centrocampo. Pussetto e Lasagna, forse più di Okaka, davanti. Zaagelar a sinistra e Larsen a destra, poi rientra l’ex De Maio in difesa con Neutynk e Ekong dietro.

Nulla di nuovo tatticamente, nulla di nuovo tecnicamente, visto che questa rosa è almeno sulla carta egualitaria: tutti sono sullo stesso piano, anche per questo aggrapparsi alle assenze per spiegare la stagione appare un tantino esagerato.

La finale col Bologna però dirà molto su come la squadra segue Nicola (che in caso di Ko rimane sulla graticola), come la squadra ha idee che vadano oltre le reazioni nervose e come la squadra sappia reagire a una situazione di classifica allarmante.

Domenica sarà di risposte. Inequivocabili. Con la possibilità di uscire dalla crisi e ambire a aleggiare verso quei 37 punti che garantiranno la salvezza matematica (ma non salveranno dalla critica), oppure un finale in apnea sempre aspettando chi riuscirà a fare peggio.

 

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