Il no secco dei tifosi al cambio di nome. Un autogol del club

Il no secco dei tifosi al cambio di nome. Un autogol del club

L’idea di abbinare al nome ‘Friuli’ quello dello sponsor non piace. Per nulla. Lo dice il sondaggio proposto su queste pagine (attualmente in corso), ma lo dicono soprattutto le parole dei tifosi. Il marketing sfrenato che la società sta portando avanti non è condiviso, ci sono limiti invalicabili. E il fatto che questa notizia sia uscita in un momento di stanca della campagna abbonamenti (appena 10 mila tessere vendute) rischia di diventare un doppio autogol. I Friulani hanno accettato che nel calcio non ci siano più bandiere, hanno accettato 11 stranieri in campo, hanno accettato (storcendo il naso) le maglie multicolori sempre in nome dello sponsor, ma toccare il ‘Friuli’ no. Schermata 2015-08-23 alle 05.31.23 Gli Ultras bianconeri (Friulani al Seguito) hanno pubblicato un comunicato ufficiale sulla loro pagina Facebook: Negli anni abbiamo visto e subito di tutto, da porzioni di maglia dedicate ad altre squadre di altri sport (per di più della “non amata” Napoli) a loghi regionali con simboli puramente amministrativi (anche qui della “non amata” Trieste), il freddo popolo friulano ha sempre accettato queste “innovazioni” mentre gli ultras hanno sempre voluto evidenziare che quella stoffa ha un valore più alto di un mero spazio commerciale ad uso della Società. É notizia di questi giorni che la stessa Società abbia interesse a cambiare nome dello stadio appena riammodernato, per dedicarlo allo sponsor tecnico che ci ha accompagnato gli ultimi tempi. Probabilmente ai vari addetti al commercio che stanno gestendo questa faccenda, sfugge che il nome “Friuli” fu dato quando la seconda grande scossa del terremoto si fece sentire appena dieci giorni dopo l’inaugurazione del nuovo impianto. Fu la nostra grande tragedia a suggerire il nome, così come il piazzale antistadio si chiama “Argentina” in onore dei friulani che emigrarono in Sudamerica, per fame, ma comunque col Friuli nel cuore. Per cui, cercate di entrare nell’ottica delle idee, che il volere, anzi il pretendere il nome “Friuli” non é un cruccio degli ultras ma solo una questione di rispetto verso i 989 morti, vittime di un destino bastardo. L’Associazione Udinese Club è altrettanto scontenta e  per bocca del suo presidente annuncia che la prossima settimana emergerà una posizione ufficiale. “Se lo stadio si chiama così c’è un motivo, è uno dei simboli della ricostruzione dopo il terremoto. Ha un valore affettivo che i friulani sentono”, ha intanto affermato Daniele Muraro. Ma in questi giorni arrivano alla nostra redazione moltissime lettere di tifosi che vogliono far esprimere il loro dissenso su questa scelta. Ne prendiamo una, quella di Simone Mestroni, non diversa da molte altre, ma certamente significativa per come è stata proposta. Saper incassare colpi su colpi è senza dubbio un’ottima qualità per un pugile, ma diversamente non lo è per una società di persone, che anziché gettare la spugna della pazienza al tappeto e sollevarsi in un unanime grido di dissenso che non sia quello sordo di Facebook, persiste a mantenersi su posizioni che non fanno altro che acuire le sue sofferenze ed umiliazioni. La ridenominazione dello stadio dei Rizzi è, per ora, la mattonella di chiusura di un domino di scelte anti-identitarie che la società Udinese Calcio negli anni ha preso e continuerà a prendere, dalla casacca da giuoco con l’aquila dell’ente Regione FVG anziché quella della bandiera regionale, alle maglie per metà bianconere e per metà coi colori di altre società sportive legate allo sponsor Dacia, passando per il logo societario a colori invertiti. Questo è possibile grazie al vuoto pneumatico che separa la comunicazione tra società e tifosi, i quali, non rappresentano per Pozzo e Co. un elemento degno di considerazione. Dopotutto il calcio oggi è delle grandi aziende, dei capitalisti asiatici e delle multinazionali; mica della gente. Prova ne è che la società stessa, genuflessa alle logiche di profitto, tappezza la regione con manifesti che invitano i tifosi ad abbonarsi a SKY, anziché proporre una campagna abbonamenti seria, che parta da quella presentazione della squadra alla sua gente in Piazza del Duomo, che nemmeno a dirlo, manca da un paio di anni. Non c’è da stupirsi quindi se poi i giocatori, al triplice fischio, prendono la strada degli spogliatoi senza salutare il loro pubblico. Il nuovo stadio è la materializzazione della non considerazione verso i tifosi, gli stessi che ai seggiolini multicolore avrebbero preferito un effetto bianco-nero che componesse la scritta “Udinese 1896”, e che al minestrone geografico “Dacia Arena Friuli”, preferiscono un più etnico ed identitario “Stadio Friuli”. Questo dopotutto è il frutto avvelenato di un sistema dove il trionfo del marketing sul sentimento ha fatto uscire il nostro calcio dal fiume della tradizione, per perdersi nel mare della decadenza. Simone Mestroni Insomma il primo autogol della stagione sembra essere stato fatto dall’Udinese: sia ben chiaro, nulla è stato deciso, ma intanto la gente comune non capisce perché per una cifra non di certo clamorosa si debba ‘regalare’ un nome così significativo per i friulani, un simbolo. Quello che la gente non comprende è come possa cambiare qualcosa con una cifra del genere, e anche la spiegazione che questi soldi il Comune li reinvestirebbe in infrastrutture sportive non convince del tutto perché la gente storicamente non si fida molto della politica. Una cosa è certa: se si andasse avanti con questa proposta la passione bianconera subirebbe un’altra ferita. CLICCA QUI PER LEGGERE LA PETIZIONE ON LINE CONTRO IL CAMBIO DEL NOME

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