Karnezis: L’uomo dell’anno

Karnezis: L’uomo dell’anno

Dopo anni di regno di Totò Di Natale, l’uomo dell’anno 2015 in casa bianconera è un portiere: Orestes Karnezis, il migliore per media voto, spesso decisivo

L’uomo dell’anno per la prima volta dopo tante stagioni non è più Di Natale, autore di 190 gol con la maglia dell’Udinese, molte delle quali decisive specie nelle ultime annate dove ha contribuito non poco a esaltare il bianconero portandolo prima in Europa, e poi a salvezze tranquille.

Il 2015 cambia padrone e passa dalla parte opposta del campo: dall’attacco alla porta. L’uomo dell’anno è lui, Orestis Karnezis, media voto negli scorsi 365 giorni di 7,1, uomo partita in ben 11 occasioni, insomma il protagonista assoluto.

Con una media di parate che tocca il 67 per cento oltre a essere decisivo è anche uno dei migliori numeri uno d’Italia, tanto che il prossimo anno ci si chiede se potrà rimanere a dettare ancora legge in Friuli. Del resto, quello del portiere, è il ruolo più coperto: con Meret che scalpita, con Scuffet pronto al ritorno, con Romo che ricordiamo è nazionale venezuelano non ci sarebbero problemi di sorte nemmeno se Karnezis decidesse di provare nuovo avventure.

AS Roma v Udinese Calcio - Serie A
Karnezis in azione con la Roma: la sua media voto è 7,1

La Roma, il Napoli, ma anche grossi club europei farebbero carte false per averlo: il suo valore si aggira sui 10 milioni, e anche per questo è il valore aggiunto del 2015. L’Udinese di oggi se vuole fare cassa ha in Karenzis (assieme a Widmer) gli uomini di punta.

Sicuro, elegante, ottimo nelle uscite, non sembra avere punti deboli particolari. Alla sua seconda stagione bianconera può vantare 71 tiri subiti nello specchio, ma anche 44 parate, 5  respinte e 23  uscite di pugno.

L’anno scorso di questi tempi fu anche uomo copertina di Sportweek, il magazine della Gazzetta dello Sport.  “Non sono uno che guarda i numeri, perché so che i numeri possono cambiare da un momento all’altro. Io guardo me stesso e ricordo le parole che mio padre mi ripeteva ogni sera al telefono quando a 14 anni lasciai casa mia ad Atene per provare a fare il calciatore iniziando dalle giovanili dell’OFi Creta: piedi per terra e umiltà. Non esaltarti se le cose vanno bene e non abbatterti se girano male, perché non è mai una catastrofe. Perchè ho scelto il ruolo di portiere? Per due motivi: uno non mi piaceva correre, due ero il più piccolo e finivo regolarmente in porta. Il sogno nel cassetto? Prima o poi mi deciderò a fare un giro sulle Frecce Tricolori“.

E’ lui l’uomo dell’anno, quello decisivo. In attesa di un nuovo bomber che regali reti decisive: perché, in fondo, essere il migliore in squadra da portiere è una bella cosa, ma lascia anche trasparire che davanti qualcosa non funziona sempre a dovere.

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