L’analisi logica della conferenza di Stramaccioni

L’analisi logica della conferenza di Stramaccioni

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Andrea Stramaccioni riparte da dove aveva finito: da quello che lui da tempo chiama ‘anno zero’ per l’Udinese. Insiste perché, evidentemente, qualcuno quando la squadra sembrava aver ingranato ha iniziato a pretendere un po’ tropo, storcendo il naso e via dicendo. L’Udinese 204/15 da quest’estate è un cantiere, nulla di più nulla di meno.

Come tutti i lavori in corso ha cose buone e altre meno, o meglio da aggiustare. Ad esempio è importante aver capito che la squadra è fondata sul 3-5-2, modulo che è stato cambiato per necessità, che poi è diventata virtù visto che oggi può risultare utile in talune occasioni. Insomma non tutti i mali vengono per nuocere.

A Proposito di male: Muriel, sempre lui. Strama ha dato la miglio risposta possibile, quella che fa riflettere più di tutte. Come mai parla sempre quando è in Colombia? Facile, perché appare evidente che qualcuno alle spalle prema. Che Muriel sia oggetto del desiderio di tanti è risaputo da anni, già appena arrivato da Lecce c’era chi lo voleva. Allora Pozzo sparò 20 milioni, oggi 15, forse troppi per un giocatore che non ha dimostrato nulla e ne vale – obiettivamente – 8. Per questo trovare acquirenti è difficile. Per questo l’Udinese, grazie al suo bilancio, dimostra di avere sempre il coltello dalla parte del manico. E finché non sarà ceduto e se sarà ceduto lui rimane un giocatore che Stramaccioni apprezza. E lo ha dimostrato quando non era acciaccato o non al top, purtroppo solo due volte (Empoli e Lazio), ma la fiducia c’è. Purtroppo le dichiarazioni del colombiano non fanno altro che incrinare certi rapporti, a ferire chi lo ha coccolato, ma soprattutto a rovinare il rapporto con la tifoseria che non sembra proprio ben disposta a volere giocatori che non amano la maglia.

Sulle considerazioni future c’è poco da dire: lavorare e basta, perché l’intenzione è crescere i nuovi Domizzi, Pinzi, Danilo e Di Natale per creare un nuovo ciclo. Spalletti,Zaccheroni hanno fatto questo, Guidolin è stato l’unico fortunato a ereditare una squadra che già al primo anno aveva un’ossatura forte e definita.

Comunque sia rimane il discorso continuità che sarà la base per dare all’Udinese una dimensione più definita nel 2015. Già gennaio con 6 partite davanti può dire che cosa ci si deve attendere: se il carrello lavori in corso ancora appiccicato, oppure un cartello con le prime opportunità in evidenza. L’importante è che non si arrivi a troppi ‘vendesi’. Hai visto mai… Perché chi è scontento è giusto che se ne vada (accontentando tutti però), ma la società deve fare in modo che ci signorone scontenti possibile.Qui sarà il lavoro dietro le quinte in questo anno zero.

©Mondoudinese

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