L’Udinese stecca alla scala del calcio

L’Udinese stecca alla scala del calcio

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Due schiaffi, una sensazione velata di impotenza e incapacità di offendere, e come se non bastasse mazziata anche da Valeri, che come al solito non è dolce quando incrocia i destini dell’Udinese. E’ questo il pesante fagotto, o fardello fate voi, con il quale la squadra di Stramaccioni ritorna da San siro dopo la sconfitta per mano del Milan. Un fagotto colmo di tanti dubbi e punti interrogativi, ma che lascia adito anche a preoccupanti orizzonti futuri. Perchè questa squadra preoccupa, eccome. Preoccupa l’incapacità di accelerare l’intensità del (non) gioco; la difficoltà nel portare al tiro e al rimorchio di un’azione offensiva un numero sufficiente di effettivi. Preoccupa che Karnezis debba sempre fare gli straordinari, sia quando si vince che quando si perde. Fa rabbrividire al pensiero che certe prestazioni appaiono sempre più figlie legittime della squadra di Guidolin dello scorso anno, la quale, non ce ne voglia il tecnico di Castelfranco Veneto, distribuiva certi spettacoli analoghi in giro per l’Italia, ma spesso anche sotto l’arcata del Friuli. I mali dell’Udinese vengono da lontano quindi? Le spire di un passato recente assai deludente dal punto di vista del gioco, raggomitolano intorno a questa rosa, che pure presenta numerosi petali nuovi, ma anche vecchi difetti.

Ieri il Milan, squadra ancora alla ricerca di un suo ruolo nel mediocre campionato italiano, e che in classifica guarda negli occhi la squadra di Stramaccioni, pareva, nel primo tempo, quello di Sacchi che dominava il mondo. Bonera pareva Donadoni sulla destra, Menez sembrava Savicevic, Bonaventura ricordava Boban, Honda Leonardo de Araju, e Armero perfino un giocatore vero di calcio. L’Udinese disegnata con una difesa a 4 nel quale Domizzi cercava di ricoprire il ruolo di terzino sinistro, faceva quasi tenerezza. In completa balia di un avversario che riusciva a tracheggiare a velocità elevata con i perni d’attacco e centrocampo, che si muovevano come le zampe di un ragno, a stringersi e ad allargarsi, toccando con precisione e velocità il pallone, mandando sempre a vuoto il centrocampo friulano che poco riusciva a filtrare, e trovando sempre uno spazio per inseririsi davanti a Karnezis, alle spalle di Domizzi, Piris, con Hertaux e Danilo costretti sempre al disperato salvataggio in corner. Menez era bravo nel ruolo di falso nueve, che fa tanto novelle vague, con quel nasino all’insù molto francese, a muoversi in uscita dall’area per condurre fuori Danilo o Hertaux senza lasciare loro punti di riferimento, e a richiamare fuori anche Domizzi, alle spalle del quale Bonera, in modalità Donadoni (si avete letto bene), riusciva sempre a sovrapporsi a Honda e a cercare spazio e tempo per il cross. Dalla parte opposta, El Sharaawy e Armero, ispirati da Bonaventura (gran bel giocatore), combinavano sempre con disinvoltura, e il fondo per il cross era spesso raggiunto. Srtamaccioni aveva organizzato un centrocampo con Allan Badu e Guillherme centrali, Thereau che si abbassava sull’ala sinistra, a protezione di Domizzi, un pesce fuor d’acqua, e Kone che rimaneva centrale, pronto a ripartire per rifornire il pimpante ma solo Di natale. L’Udinese mostrava tutti i suoi limiti. Dopo un inizio intriso di personalità, dopo dieci minuti il Milan con i 3 davanti più Bonaventura e i due terzini, combinava ad alta velocità; un voltaggio troppo elevato per questa Udinese, che ha bisogno di tempi biblici una volta recuperata palla per fare: 4 passaggi all’indietro, 3 in orizzontale, per poi lanciare lungo nel vuoto. Vecchi sintomi già visti con Guidolin, in tante trasferte lo scorso anno. Risultato: 6 tiri in porta del Milan (con gol di Rami sugli sviluppi di un corner non visto dall’arbitro), contro un tiro alto di Kone su invito di Di natale. Preoccupante appariva l’incapacità che palesava l’Udinese nel accompagnare una qualsivoglia azione offensiva con più di tre uomini. Thereau, consumato in un lavoro snervante di rientro sulla fascia sinistra, non ne aveva anche per offendere. Stramaccioni si accorgeva tardi che forse più che Domizzi avrebbe dovuto impiegare Pasquale sulla fascia sinistra, che dispone ancora del passo da terzino. Le dinamiche della gara avrebbero portato a questo avvicendamento, ma in modo rocambolesco, e a frittata, da Valeri, già combinata. Si perchè, il confortante inizio del secondo tempo dell’Udinese aveva portato solo ad un rigore non fischiato su Badu, mentre invece il Milan, che aveva smarrito un po’ l’alto voltaggio del primo tempo, aveva bisogno di una scarica da defibrillatore per rinsavire. Scarica che giungeva al 20′ o giù di li, quando Valeri si ricordava di mantenere fede ai presagi di Pozzo sui suoi trascorsi con l’Udinese, fischiando un rigore incomprensibile al Milan (alla stregua di quello concesso al Cesena), con l’aggiunta di un cartellino rosso a Domizzi, e il tutto condito e viziato da un controllo di mano di (Leonardo) Honda, visto solo dagli occhi friulani. Il conseguente 1 a 0, l’ingresso di Pasquale per Di natale??, sancivano la resa dell’Udinese, che in contropiede concedeva a (savicevic) Menez il dribbling privo di raddoppio di marcatura, per il raddoppio del risultato. I primi tiri verso lo specchio l’Udinese li effettuva tra l’85’mo e l’87mo, in particolare con Gejo appena subentrato.

Un fagotto di dubbi domande e perplessità ha accompagnato quindi l’Udinese al ritorno a casa. Nascondersi dietro il piccolo dito dell’arbitro Valeri, che con due decisioni sciagurate ha solo incanalato una partita, destinata comunque a questo epilogo, sarebbe come occultare la cenere sotto il tappeto. Questa Udinese fa una fatica boia a costruire gioco, a verticalizzare, a dettare un passaggio verso la porta avversaria, e rimane imprigionata da una lentezza esasperante del giro palla. Ieri erano assenti Widmer Silva e Muriel, che per carità ieri avrebbero fatto comodo ma, ci chiediamo se questa rosa forse non presenti troppe lacune ,che alcuni confortanti vittorie a inizio campionato avevano mascherato. Questa squadra è zeppa, a nostro avviso ,di “mezzi buoni giocatori”: Allan ha personalità e grinta, ma non ha il piede per impostare, Guillherme ce l’ha eccome, ma sembra privo di personalità per provarci, Badu ha la corsa, ma non il piede, Pinzi ha l’esperienza ma non più la corsa, Muriel ha il talento ma non la salute, Fernandes è promettente ma è caduto in una crisi mistica, mentre Domizzi vista l’età certi ruoli non li può più coprire. A inizio anno la squadra sembrava disporre di una certa abbondanza sulle fascie, specie la sinistra, mentre ora Riera è stato cacciato dal tempio, Silva è perso nei letti di una corsia ospedaliera, Alhassan considerato acerbo, e quindi sembrano rimasti abili solo Domizzi e Pasquale, se si eccettua il versatile Piris, che però era stato acquistato per fare da riserva a Widmer, sulla destra. Pasquale e Domizzi, il vecchio che avanza. Di ieri salviamo i soli Karnezis e Kone, encomiabili, ma non basta. Insomma, un mercato che pareva buono fino a pochi mesi fa, ora mostrà più di qualche crepa. A Gennaio servirà qualche correzione. Lasciar partire Nico Lopez considerando che Muriel gode di cagionevole salute e Di natale della sua non più verde età, avrebbe consigliato a mantenere il Conejo tra le fila bianconere. “se parte prenderemo un’altra punta” venne detto, ma alla fine non è stato preso nessuno. Anzi si è deciso di “accontentarsi” di Gejo, ma anche qua bisogna mettersi daccordo, perchè la Società lo considera per fare numero, ma Stramaccioni quando snocciola i nomi degli attaccanti a disposizione del suo se ne dimentica, e ieri è stato inserito a frittata fatta. Insomma, bisogna schiarirsi le idee, o sullo spagnolo si punta oppure no, non può essere pure lui un “mezzo giocatore”; un elemento ha bisogno della stima del suo mister per poter rendere, ci chiediamo come Gejo possa sentire quella di Stramaccioni. In fin dei conti non pare così inutile, sicuramente lo spilungone svedese che tanto piaceva a Guidolin (Ranegie) non era certo migliore di lui.

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