Ma il modulo chi lo vuole? A Torino ancora difesa a tre

Ma il modulo chi lo vuole? A Torino ancora difesa a tre

La cosa peggiore sarebbe attendere dietro i Granata, per poi sperare in un contropiede come accaduto contro i Viola. Non tutti sono polli però ed è meglio trovare un’identità di gioco che aspettare il destino. Ah già, ma siamo a febbraio e siamo solo l’Udinese, come ripetono da anni in molti nella stanza dei bottoni…

di Redazione

Nicola continua a far allenare i suoi dietro a occhi indiscreti anche perché la contestazione – seppur silenziosa – pare abbia irritato non poco il club bianconero che vorrebbe sempre tutti dalla sua parte per onor divino. L’allenamento così fatto però nasce soprattutto dal momento tattico, dove l’Udinese, come ogni stagione da molte a questa parte, non riesce ad esprimersi. Una squadra costruita (male, anzi malissimo) per il 3-5-2, come può cambiare pelle?

Così anche Nicola, come i suoi predecessori, deve farsene una ragione. Lui, abituato storicamente alla difesa a quattro, come lo era Colanatuono o come lo era Stramaccioni (l’unico a imporla davvero è stato Delneri silurato forse troppo frettolosamente…), ora deve pensare a fare di necessità virtù, anche se i vizi di questa Udinese sono tanti e le virtù un ago nel pagliaio.

Capita così a Torino che con Behrami in dubbio, piuttosto che lasciar fuori qualche giocatore che inspiegabilmente continua a trovare spazio (ogni riferimento a Fofana o De Paul è puramente casuale  e frutto della fantasia dell’autore, sia ben chiaro), preferisce a quanto pare optare per un 3-4-1-2, che altro non è che un 3-5-2 con il numero 10 a fare da mezzala, ovvero a spendere energie superiori alle sue possibilità, ovvero a essere poco lucido oltre geneticamente troppo egoista.

Così la formazione è presto svelata, anche se ovviamente le indicazioni che ci arrivano sono parziali: difesa uguale a quella vista contro la Fiorentina, Larsen e D’Alessandro sulle fasce, con il secondo molto bravo in fase di possesso, meno in quella difensiva dove si sacrifica generosamente, ma qualche errore lo commette (vedi fallo orrido contro Pezzella).
A metà campo nulla di nuovo in mezzo con Fofana e Mandragora (What else direbbe Giorgetto Clooney bevendosi un caffè) affiancati per l’appunto da quel De Paul, ibrido e inconsistente soprattutto in questi anni udinese, gol a parte di questa stagione frutto più della tecnica che della manovra.

In avanti riecco Lasagna che dopo lo stage in Azzuro ha ritrovato almeno un po’ di morale: dalla fascia di capitano alla panchina non è facile ed ora potrebbe giocare con Pussetto, argentino che fa movimento anche se vede poco la porta e per una punta non è simpatico. Buona pace per Okaka che aspetterà di entrare probabilmente gara in corso con cambi sempre prevedibili, che mai mutano assetto ma piuttosto rendono più prevedibile l’ultima fase di gioco.

Insomma i problemi ci sono e sono tanti e Nicola ne è consapevole, anche se la bacchetta magica come i suoi predecessori non ce l’ha e anche se forse deve adattarsi a una squadra costruita con un vestito pessimo, come disegnato da un sarto di Panama piuttosto che da uno stilista.

Fatto sta che l’Empoli perdendo a Roma contro la Lazio, come prevedibile, per ora rimane dietro. In attesa del Bologna a Torino l’Udinese deve almeno tentare di fare la sua gara. La cosa peggiore sarebbe attendere dietro i Granata, per poi sperare in un contropiede come accaduto contro i Viola. Non tutti sono polli però ed è meglio trovare un’identità di gioco che aspettare il destino. Ah già, ma siamo a febbraio e siamo solo l’Udinese, come ripetono da anni in molti nella stanza dei bottoni…

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