Multinazionale Udinese

Multinazionale Udinese

Paron Pozzo è l’emblema del capitalismo avanzato. Oltremanica c’è una battuta sul numero uno dell’Udinese (e del Watford e del Granada): è l’unico che riuscirebbe ad avere uno sconto da un arabo per comprare un cammello a 10 dollari ed è l’unico che riuscirebbe a rivenderglielo in seguito a 100 dollari. Sempre in zona Londra spesso chiedono perché con i conti disastrati dell’amministrazione pubblica italiana, i Pozzo non si danno alla politica…
Però, stringi stringi, la filosofia consolidata della holding del pallone ha un dogma maosista al contrario: prenderne 100 per educarne uno.

Gli stranieri sono stati la vera chiave del successo dell’Udinese degli ultimi anni, quelli che sono riusciti a portarla al sesto posto della classifica assoluta della Serie A. Meglio in 15 stagioni hanno fatto solo Juve, Milan, Inter, Lazio e Roma. Insomma un piccolo miracolo italiano.

Però dei quasi 200 stranieri acquistati (qualcuno senza nemmeno passare dal via del campionato) solo una decina sono quelli che hanno fatto davvero la differenza. Una piccola classifica della top ten vede Alexis Sanchez regnare incontrastato, poi Asamoah,  Muntari, Bierhoff, Amoroso, Pizarro, hanno lasciato certamente il segno anche  quando sono stati venduti, per il resto sono spariti dalla grande scena del calcio. Non diciamo dimenticati, ma certamente accantonati, quelli che (come Isla) avevano grandi sogni, ma la dura realtà della vita (infortuni e altro), li hanno estromessi. Per tutti  gli altri, nessun cambiamento radicale e addirittura l’anonimato o l’oblio.

Comunque sia mettere sotto contratto un giocatore proveniente da un vivaio italiano o acquistarne uno dalla Serie B è probabilmente molto più costoso che scoprirne uno in mercati esteri.
L’Udinese (cosmopolita più di tutte le altre in Italia, al pari dell’Internazionale – momen omen ) ha avuto sempre un’incidenza del circa 20 per cento di stranieri sull’intera rosa, ma negli ultimi 4-5 anni la percentuale è aumentata vertiginosamente toccando anche il picco del 74 per cento.
E il futuro a breve non porterà miglioramento, i nostalgici del ‘bel Calcio italico’ si rassegnino: a difendere la bandiera la prossima stagione (a meno di insetti dal mercato) co dovrebbero essere solo Di Natale, Pinzi, Domizzi (i tre senatori a vita), poi Pasquale e il giovane Meret in porta, visto che Scuffet andrà in prestito. Insomma una miseria tricolore.
CANNONIERI. Pozzo è stato ripagato con oltre 400 reti ”foreste” nei suoi anni di presidenza, quasi il 35 per cento della squadra. Ma se Goitom, però,  verrà ricordato per la sola presenza condita dal gol contro l’Inter al 92’, ben altra storia riguarda i bomber: Balbo e i capocannonieri Amoroso e Bierhoff , i quali alle rete ‘pesanti’ hanno aggiunto i cospicui introiti.
ORO NERO.  Pozzo però ha avuto un’altra intuizione, quella di prendere a piene mani dal mercato africano e oggi arabo (vedi Ali Adnan, il primo iracheno che potrebbe vestire la maglia bianconera).  Egiziani, ghanesi, un libico, un sudafricano, due maliani, tre marocchini, due camerunesi, uno del Togo, un senegalese, tre nigeriani, un congolese sono arrivati in Friuli dal ’95: tutti presi a bassissimo costo, ma qualcuno rivenduto più raramente di un barile di petrolio. Gargo, Muntari, Appiah, i due Asamoah sono il vero ‘oro nero’ di Pozzo. Solo questi hanno portato una plusvalenza di circa 50 milioni, non male.
SOGNO SUDAMERICANO. Ma se gli africani hanno qualche volta peccato nell’inserimento alla vita quotidiana, i sudamericani sono stati considerati – a torto o a ragione – sempre il mercato migliore. Da quel continente sono arrivati in tutto una sessantina di giocatori. Anche qui la statistica è però impietosa: se da una parte Pizarro, Balbo, Sensini, Isla e Sanchez sono stati utili alla causa, non si può dire altrimenti di  Marcos Paulo, Montezine, De Vaca, Gustavo o Jorginho. Anche il Brasile, ultimamente terra di conquista, ha prodotto sì Amoroso, ma anche Guilherme e Willians, non proprio due che hanno acceso la fantasia dei tifosi. Ovviamente il primo ha già rilanciato per il prossimo anno, e tutti sperano che sia davvero una stagione del riscatto.
PLUSVALENZE. Tutti questi stranieri hanno prodotto un movimento di circa 550 milioni di euro. Una buona fetta di bilancio è stata messa in positivo grazie a questi investimenti. E anche qui non manca il colpo da novanta (inteso come plusvalenza). Il marocchino Ramzi, comprato a 100 mila euro e con una presenza all’attivo, è stato venduto a 8 milioni al PSV.
IL PRESENTE E I DUBBI. I nuovi arrivi potrebbero chiamarsi Samir, Alef, difensori brasiliani tosti fisicamente. Poi potrebbe aggregarsi Duvan Zapata, il terzo con quel cognome a entrare a far parte della rosa, dopo Christian e il giovane talento Alexis. Galeano, Smith, e altri nomi esotici si aggiungeranno presto. Per una rosa sempre più multilingue.
A proposito, proprio l’eterogeneità della squadra, è stata evidenziata dallo stesso Pozzo alla presentazione di Colantuono. Lo spogliatoio è stato definito ‘difficile’ proprio per via delle tante lingue che si parlano, delle abitudini diverse dei vari giocatori.
Il nuovo tecnico dovrà saper sì usare il bastone (è un generale), ma anche la carota, altrimenti si rischia di creare un nuovo ‘Muriel’ perennemente col mal di pancia. Non sarà facile.
Rimangono infine i dubbi sul futuro del settore giovanile, dove l’incidenza straniera sale addirittura al 50 per cento. Per fortuna che la squadra di Luca Mattiussi ha prodotto Pontisso, Meret, Perisan, Scuffet, alfieri della bandiera friulana che, nonostante il calcio moderno, tanta ancora di sventolare.
(Foto Ali Adnan in azione – GettyImages)

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