Nel futur v’è certezza?

Nel futur v’è certezza?

Guai a non avere certezze per il proprio futuro: esso si costruisce col tempo, con cadute e con risalite. Il punto in questione è un altro. Il calcio d’oggi, specie in Italia, sa attendere o va avanti divorando tutto e tutti in base ai singoli istanti? L’Udinese , negli anni, si è sempre dimostrata brava nel saper attendere prima di prendere decisioni. Nulla può essere lasciato al caso perché ricominciare non è facile come continuare. Sembra banale, non lo è affatto.

In sintesi il concetto è facile: l’Udinese che fino a otto giorni fa era stata definita ‘squadra di gladiatori‘ da Paron Pozzo ha perso con Parma e Palermo, due partite molto diverse tra loro, ma con lo stesso risultato finale. Che poi è quello che conta, si dice. E’ quello che muove gli animi, soprattutto. E la gente friulana non sembra affatto aver apprezzato.

Però la stessa gente non sembrava nemmeno sopportare più Zaccheroni quando la squadra nel secondo anno stentava, nonostante Bierhoff. Col Perugia o vinceva o sarebbe stato pronto Giovanni Galeone. Non lo raccontiamo noi, lo dicono anche i protagonisti di allora. Poi, poi..Poi tutto cambiò: l’Udinese non solo batte il Perugia, ma iniziò a ingranare vittorie su vittorie fino al 3-4-3, alla conquista della prima qualificazione in Uefa e più su fino al terzo posto nell’ultimo anno. Zaccheroni da quasi esonerato e fischiato divenne l’allenatore dei sogni.

La squadra fischiata anch’essa divenne quella indelebile nelle memorie. Il calcio è questo, almeno in Italia. Oggi l’Udinese ha bisogno di certezze: perché ripartire, come detto, avrebbe solo il sapore di un ulteriore sconfitta, senza contare che il lavoro fatto da Stramaccioni e Deki ha un valore soprattutto se si guardano le sfumature. La consolidazione del gruppo, l’integrazione dei primavera in virtù delle nuove regole, senza contare le difficoltà contingenti ereditate.

Insomma, mettere in discussione tutto potrebbe dare a qualcuno l’impressione di essere sazio, ma poi – stringi stringi – sarebbe un’illusione. Perché ricostruire di nuovo da zero, nel nuovo stadio, potrebbe portare solo ulteriori dubbi.

Di certezze ce ne sono poche, si sa: Di Natale che ancora non dice se rimane o va via, Pinzi e Domizzi senatori a vita, ma con l’età che avanza, la leadership italiana che si sta affievolendo lasciando un vuoto di potere marcato, alcuni elementi tutti da scoprire ancora o confermare. Insomma a livello strutturale sono più i dubbi che le risposte, c’è poco da fare.

Senza contare che per migliorare la struttura attuale serviranno almeno quattro innesti di valore se si vorrà davvero alzare l’asticella: due punte, un mediano e un difensore appaiono necessari, anche in virtù delle possibili uscite (Scuffet, Heurtaux, Widmer o Allan i nomi).

Ora il ritiro punitivo, la crisi dopo le due sconfitte, può aver cambiato radicalmente i progetti? La logica direbbe di no. La storia recente del club nemmeno: Pozzo da anni non si fa più tirare per la giacca. Però servirebbero certezze, non solo esami da superare. Il futuro si costruisce soprattutto con queste, e quando la rotta sembra persa serve un faro che la indichi.

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