Il calcio del futuro, Pardo: lo stadio di Udine è un esempio

Il calcio del futuro, Pardo: lo stadio di Udine è un esempio

La seconda giornata di Goal a grappoli a Cormons ha proposto un incontro dedicato ai cambiamenti avvenuti nel mondo del calcio con due ospiti d’eccezione: il giornalista e conduttore Mediaset e l’ex difensore e attuale commentatore Sky Daniele Adani

Analisi del calcio di ieri per meglio comprendere il calcio di oggi. Il secondo (e ultimo) appuntamento dell’edizione 2016 di Goal a Grappoli, evento cultural-sportivo che da anni si tiene a Cormons (in provincia di Gorizia) ha visto salire sul palco del Teatro due ospiti d’eccezione: il giornalista e conduttore Mediaset Pierluigi Pardo e l’ex difensore, tra le altre di Fiorentina e Inter, allenatore e attuale commentatore Sky Daniele Adani, con la partecipazione del giornalista Rai Marco Civoli.

Goal a grappoli Presello PiraCom’è cambiato il calcio e quando è nato il “tiki taka”? Attraverso video, racconti, approfondimenti e riflessioni – moderati dalla giornalista di Sky Marina Presello e dal sociologo della comunicazione Francesco Pira -, sono stati ripercorsi i momenti più importanti della storia del calcio mondiale con richiami alla Germania degli anni Settanta, al gioco spettacolare del Milan di Arrigo Sacchi, alla grinta di Marcelo Bielsa riassunta in un pre-partita dell’Olympique Marseille,… Non sono mancati i riferimenti all’attualità, con il miracolo Leicester (“è come se vincesse lo scudetto l’Udinese“, le parole di Pardo) e la “vigilia” di Euro 2016. Proprio a tal proposito Adani ha sottolineato: “L’Italia ha più possibilità quando parte da non favorita, è una caratteristica di noi italiani. Sono certo che in Francia battere l’Italia sarà dura, considerando anche il regolamento che consente alle migliori terze di accedere al turno successivo. Tolte Spagna, Germania e Francia, credo che l’Italia partirà dal secondo gradino. Belgio, Portogallo e Inghilterra non ci saranno superiori“.

Da esperti di comunicazione sportiva, Pardo e Adani hanno affrontato anche tematiche legate alla professione giornalistica “2.0”, come l’utilizzo dei social media, nuovi fonti di informazione e strumenti di interazione privilegiati. Anche il rapporto tra il calcio e le televisioni è stato esaminato da due ospiti. “So che ciò che dirò è impopolare – l’incipit di Pardo -, ma io sono a favore del calcio spezzatino. Giocare le partite a orari diverse ci consente di assistere a più eventi, non solo nazionali. Non sono le televisioni che rovinano tutto, il problema sono gli impianti che fanno schifo e sono insicuri, unito alla mancata riduzione dei prezzi di biglietti e abbonamenti. L’esempio di Udine è clamoroso: se costruisci uno stadio bello, lo riempi. Lo Juventus Stadium è sempre tutto esaurito“.

Ma l’involuzione del calcio italiano degli ultimi anni non si giustifica solo con i problemi strutturali. “I vivai ci sono – conferma Pardo -, ma il problema vero è che la globalizzazione del calcio è avvenuta dal 2000 al 2010, e non prima. Se fosse avvenuta negli Anni Novanta, quando noi dominavamo, ci sarebbero stati altri sviluppi. Però il calcio è ciclico, adesso per i nostri talenti non è il momento migliore, magari tra qualche anno ci sarà nuovamente un’inversione di tendenza. Ci siamo beccati uno svantaggio rispetto altri club“. Sul tema è intervenuto anche Adani: “Belgio e Germania hanno tratto beneficio dalla globalizzazione grazie alla collaborazione con i centri federali e la naturalizzazione di molti giocatori. Tanti nazionali tedeschi per esempio sono turchi“.

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