Parma-Udinese nel racconto di Nestor Sensini

Parma-Udinese nel racconto di Nestor Sensini

Il doppio ex per antonomasia di Parma-Udinese è uno: Nestor Sensini. L’ex capitano bianconero racconta cosa prova a a vedere gli emiliani sull’orlo del baratro e ricorda le esperienze in bianconero. «Sono sempre in contatto con Hernan Crespo che allena le giovanili del Parma – afferma al Messaggero Veneto -. La situazione è critica, per salvare il titolo sportivo e ripartire dalla serie B servono 70 milioni, una barca di soldi, quindi. É una situazione complicata. Quando arrivai nel 1993 era una società con poca storia, ma molto ambiziosa. Aveva vinto la Coppa Italia ed era arrivata in finale di Coppa delle Coppe. Allo zoccolo duro composto da Apolloni e Minotti, Benarrivo e Di Chiara si aggiunsero innesti importanti: Zola, Fuser, Crippa, Asprilla. Io stavo andando alla Sampdoria, mancavano solo le firme sui contratti, poi a Parma si infortunò Grun e puntarono decisi su di me».

I ricordi si spostano al suo arrivo a Udine, nell’estate del 1989:  «L’Udinese di oggi, come organizzazione è struttura, non era ancora nata. Il primo anno retrocedemmo e fu un fallimento anche a livello personale. Vincemmo in casa l’ultima partita con l’Inter ma non bastò. Ricordo che io e Balbo ci guardavamo in silenzio nello spogliatoio, poi lui disse: “E adesso come usciamo dallo stadio?”. Pensavamo di subire una contestazione, invece trovammo i tifosi che ci aspettavano per applaudirci. Ci chiedevano di restare per risalire in A. Ci offrirono da bere e una fetta di pane e salame. Noi ci guardavamo attorno quasi inebetiti. Se raccontassi questo episodio in Argentina non mi crederebbe nessuno. L’allenatore di Udine che mi ha dato di più? Io all’Udinese associo il nome di Luciano Spalletti. Mi voleva portare qualche anno prima alla Sampdoria, non se ne fece nulla e quando sono arrivato a Udine mi rinfacciò simpaticamente il fatto di aver fatto saltare la trattativa. La prima telefonata la ricevetti da Vagheggi, poi quando incontrai Spalletti mi disse: “Oh, non è che vieni qui per fare vacanza, vero?”. Non potevo proprio perchè era una piazza dove conoscevo molte persone e dove ero già stato. Con Spalletti ho avuto un rapporto importante. Ho giocato parecchio, ogni tanto mi ha spedito in panchina, ma niente da dire, anzi, aveva ragione lui».

Parma e il sogno scudetto, sempre infranto: «Ci è sempre mancato qualcosa. La vera grande occasione l’abbiamo sprecata nella stagione ’98-’99. Vinse il Milan che rimontò nel finale la Lazio, ma noi non eravamo inferiori a quelle squadre, anzi. C’erano Buffon, Cannavaro, Thuram».

Dal passato al presente bianconero:  «Mi sembra una squadra in via di costruzione per allestire un gruppo ancor più competitivo che le permetta di non pensare solo alla salvezza, ma di inserirsi nelle posizioni di classifica immediatamente alle spalle delle grandi. Negli ultimi cinque anni sono partiti tanti grandi giocatori, da Handanovic a Sanchez, da Benatia ad Asamoah, da Inler a Isla. Ci vuole tempo per ricostruire un gruppo altrettanto competitivo».

Infine un aneddoto sui rapporti che ha ancora con il club: «Un giorno mi relefonò Gino Pozzo spiegandomi che stava cedendo Caruso al River e voleva sapere quali erano i migliori ragazzi della Primavera del club argentino. Gli indicai cinque nomi tra cui quello di Pereyra che era già nell’orbita della prima squadra. Non so poi come si è sviluppata la trattativa però la scelta è stata azzeccata visto quello che il ragazzo sta dimostrando nella Juventus».

Si chiude con il nuovo stadio: « Pozzo è una garanzia per la città, finchè ci sarà lui il futuro per la società è garantito, ancor di più ora che con lo stadio nuovo. Di Natale? Io non gli credo quando dice che vuole chiudere a giugno per provare un’esperienza all’estero. Uno come lui non me lo vedo nè negli Emirati Arabi, nè negli Stati Uniti. E il richiamo sei soldi non credo sia così decisivo. Udine è il posto del mondo migliore per lui. E poi visto che continua ad andare in doppia cifra perchè mai cambiare?».

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