Per non dire alla fine ‘l’e’ tutto sbagliato, l’e’ tutto da rifare’

Per non dire alla fine ‘l’e’ tutto sbagliato, l’e’ tutto da rifare’

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Si riparte, e meno male. A quattro giorni dall’onta del “Tardini” di Parma, l’Udinese torna in campo davanti al proprio pubblico, si spera con un’irresistibile voglia di cancellare il punto piu’ basso di un’intera stagione, contro un Palermo che forse non sarà il fulmine di guerra protagonista di un buon frangente di campionato tra la metà del girone d’andata e l’inizio di quello di ritorno, ma resta un avversario da tenere d’occhio, specie se l’Udinese continuerà ad essere il complesso abulico, senza idee nè orgoglio visto in Emilia mercoledì scorso. Per l’ennesima volta l’undici bianconero ha messo in mostra il peggio di se, e per l’ennesima volta la contromossa della dirigenza è stata sempre la stessa: ritiro all’hotel Astoria di Udine fino alla disputa del match contro i rosanero di Beppe Iachini e del presidente Maurizio Zamparini.

Ma siamo davvero sicuri che la misura, per l’ennesima volta, serva? L’impressione che si ha è che tutte le componenti chiamate in causa dopo il flop in Emilia accettino tale decisione, chi per un sorta di sotteranea convenienza, chi obtorto collo come i giocatori, per scaricare reciprocamente colpe che coinvolgono, a questo punto della stagione, tutte le parti protagoniste di questo estenuante balletto delle responsabilità. La società dispone questo provvedimento punitivo nella strenua convinzione di persuadere giocatori ed opinione pubblica sul fatto che la colpa di certe prestazioni abbia radici semplicemente nell’ingiustificato, indolente comportamento di chi scende in campo.

Ma non è esattamente così. Inutile che la società, con un atteggiamento bifronte, strombazzi ogni anno dell’esistenza di fantomatici progetti che poi si riducono con il canto di un ritornello, quasi un tormentone, che fa piu’ o meno così: il nostro scudetto sono i 40 punti. Tutto ciò finisce col deresponsabilizzare quei giocatori nella cui testa, con molta probabilità risuona inconscio uno dei versi dell’ormai storico inno bianconero: “…E vada come vada, sarete i nostri eroi”. Non possono essere certo definiti eroi coloro ai quali il Parma nel recupero infrasettimanale ha impartito, se non una lezione di calcio, una lezione di orgoglio e dignità.

Si notino, poi,  i casi –il primo piu’ datato, il secondo molto piu’ recente, per non dire attuale- di Willians e Jadson, due uomini che nel corso di questi ultimi due anni e mezzo avrebbero dovuto rinforzare la depauperata e rabberciata mediana bianconera. Passi per il primo, che mai si era ambientato in Friuli ed è stato rispedito in Brasile dopo nemmeno mezza stagione 2012-2013, ma grida davvero vendetta l’ingaggio del secondo, col suo scarso minutaggio in campionato, il suo reiterato utilizzo nel campionato Primavera, con l’epilogo in settimana segnato dalla cessione all’Atletico Paranaense.

Diciamo che grida vendetta su due versanti: un tempo i virgulti della Primavera erano tutti italiani, si chiamavano Miano, De Agostini, Gerolin e passavano in men che non si dica alla prima squadra: un percorso totalmente inverso in rapporto a quanto accade oggi. E grida vendetta se pensiamo che fu proprio lui, Jadson, a rifiutare nel gennaio dello scorso anno il passaggio nella serie cadetta che avrebbe dischiuso le porte all’arrivo ad Udine di Charles Aranguiz, uomo che, nei pensieri di chi conta nella stanza dei bottoni friulana, probabilmente rappresentava e rappresenta l’ironica controfigura dell’attore americano Lee Majors: Majors protagonista della serie L’uomo da sei milioni di dollari e Aranguiz uomo da 8 milioni di euro, quelli del diritto di riscatto esercitato non importa come dall’Internacional di Porto Alegre, il tutto senza che il cileno vestisse nemmeno per un secondo il bianconero. Queste opache stagioni sono diretta conseguenza di come si sono gestite certe situazioni a monte: e la gestione di tali situazioni dovrà gioco forza, nel futuro prossimo, mutare.

Perchè si badi ad un altro aspetto: la sconfitta del “Tardini” ci ha riportato indietro di 21 anni, all’Udinese che vendeva per necessità di bilancio i propri pezzi migliori senza riuscire a sostituirli in maniera adeguata, all’Udinese che “resuscitava i morti”, all’Udinese che subiva inopinate nonchè sanguinose sconfitte come quella sul campo di un Lecce ultimo in classifica, laddove avevano vinto un po’ tutti, le grandi come le pericolanti, queste ultime competitors dell’Udinese nella lotta per la salvezza, alla fine persa proprio perchè le antagoniste erano state capaci di uscire indenni dal “Via del Mare” come quella Udinese non fece. Il discorso salvezza ai tempi odierni può considerarsi in ottica bianconera una pratica quasi archiviata, ma ciò non toglie che dopo lo stop imposto da una squadra dilaniata da un’infinità di problemi societari, con i giocatori che da tempo non percepiscono un eurocent di stipendio, non basterà da parte delle zebrette un’eventuale ma mai scontata vittoria contro il Palermo a placare gli animi, e saranno inutili tutti i teatrini di chi, a fronte di una segnatura e magari di una vittoria, c’e’ da scommetterci, vorrà a gesti zittire un pubblico a ragion veduta imbufalito dopo la non prestazione di Parma, o di chi, di fronte ad un supposto riscatto frutto di un vittorioso pomeriggio, avrà il coraggio di parlare di squadra fatta di valori veri e che ingiustamente viene criticata e giudicata come un complesso strutturato su fondamenta che poggiano sul letame.

L’Udinese contro il Palermo dovrà dimostrare di essere composta da uomini che per la maggior parte vadano a costituire una certezza per il futuro. Per poi procedere ad una campagna di rafforzamento mirata, che non puo’ prescindere dal fissare obiettivi di classifica concreti e nei quali si voglia credere non solo a parole. Perchè una campagna di rafforzamento passa attraverso l’acquisizione di giocatori che possano conferire alla squadra quello spessore tecnico che quest’anno non si è visto. Ed i giocatori vengono convinti a cambiare casacca, oltre che dalla forza del denaro e degli ingaggi, nella misura in cui un progetto poggia su solide basi ed è credibile agli occhi dei giocatori che dovessero decidere di sposare la causa bianconera.

Non vorremmo che questa stagione finisca in archivio con l’amara constatazione di doversi abbandonare, una volta calato il sipario sul campionato, alle sardoniche logiche della piu’ genuina tradizione bartaliana: L’e’ tutto sbagliato, l’e’ tutto da rifare.

Sergio Salvaro @Mondoudinese.it

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