Processo al modulo (e non solo)

Processo al modulo (e non solo)

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Che l’Udinese non sia una corazzata (semmai potrebbe essere al massimo la Potemkin) è palese. Una compagine che nelle ultime due stagioni ha una delle peggiori difese del campionato e si salva nelle ultimissime giornate non può essere divenuta un bellissimo cigno di punto in bianco, senza nemmeno aver stravolto l’ossatura.

L’Udinese è, anzi, invecchiata negli anni e se una volta si faceva leva sulla voglia di emergere dei giovani virgulti, oggi ci si chiede che motivazioni abbiano alcuni elementi ‘over’. Le parole di Paròn Pozzo fanno intendere che qualcuno non stia dando proprio il meglio e la minaccia di stravolgere tutto a gennaio ha il sapore dei vecchi tempi (ma proprio vecchi), quelli che sembravano dimenticati. Il tutto mentre l’ambizione del club di espandersi nel mondo sta creando un effetto boomerang: non potendo costruire tre squadre di alto livello in Serie A, in Premier e in Liga l’impressione è che sia stata stilata una lista di priorità dove il Watford è la regina e l’Udinese una comprimaria.

Ma è inutile piangere sul latte versato. La realtà è che questa squadra da tre anni stenta col 3-5-2. Che il modulo sia una imposizione dall’alto è il dubbio che sorge visto che sia Guidolin sia Stramaccioni quando hanno tentato di cambiarlo portando la difesa a quattro sono inspiegabilmente tornati sui loro passi. Perfino un integralista del 4-4-2, Stefano Colantuono, a Udine si è trovato a dover utilizzare un vestito stantio e che sa di muffa.

Di Natale non segna più, ma soprattutto sembra sofferente. E senza il vecchio terminale offensivo questo sistema di gioco appare futile. Inoltre le mezzali e le ali non sono di certo Asamoah, Isla, Basta o Pereyra, ma piuttosto sono timidi interpreti che faticano soprattutto quando devono proporre. Inevitabile che la difesa stenti.
Senza contare l’annoso problema del regista: si è puntato ora su Lodi, confermando implicitamente che Guilherme ne avrà per un bel po’. A prescindere dall’infortunio il brasiliano era una scommessa che aveva già mostrato solo inadeguatezza al ruolo. Ora tocca all’ex Parma dimostrare qualcosa. Non è facile visti i compagni di reparto.

Per questo torna di moda il 4-4-2 con le sue varianti. Difficile che si opti per un tridente, almeno a inizio partita. Non ci si faccia ingannare dal secondo tempo col Milan: i rossoneri sono rientrati in campo fieri del loro 3-0 ed ebbri di felicità, dimenticando che le gare durano novanta minuti. La loro rilassatezza ha dato la sensazione che l’Udinese potesse fare sfracelli. Ovviamente il primo gol e, soprattutto, il secondo hanno messo ulteriore paura al Milan che non riusciva a contenere il tridente. Ma non appena Mihjolovic ha portato i suoi al 4-4-2, ecco che l’Udinese ha dovuto far leva solo sull’estro dei singoli e sulla forza della disperazione. Troppo poco per confermare qualcosa.

Per cui se mai sarà rivoluzione, non ci si aspetti un’Udinese votata all’attacco: in contropiede troppe volte si è fatta prendere in castagna e uomini che si fanno superare in velocità ce ne sono fin troppi in  rosa. Più oculato sarebbe un classico 4-4-2 o un 4-2-3-1. Ma la domanda è: a questo punto Lodi a cosa sarebbe servito? E chi lascerebbe il posto in mezzo senza strascichi ulteriori in uno spogliatoio non facile? Ne beneficerebbero le ali, dove Edenilson e  Widmer, Ali Adnan e Pasquale sarebbero certamente compatibili.
Ma Colantuono continua a sostenere la tesi del club, ovvero che questa squadra sia stata pensata solo per il 3-5-2. Sarà, ma ora come ora il processo al modulo è più che mai aperto.

Non è il solo colpevole, come visto e se si deve cercare imputati non lo si faccia in panchina. Sarebbe un errore grave e già fatto nel recente passato.
Comunque sia non è nemmeno tempo di processi, ma solo di fare punti. Sul come al di là dei numeri serve una cosa: qualità. Quella, che forse sta venendo meno e su questo si possono fare ben pochi correttivi.

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