Scuffet: “La Serie B e’ servita. Ringrazio Delneri e sogno l’Euro U21”

Scuffet: “La Serie B e’ servita. Ringrazio Delneri e sogno l’Euro U21”

Lunga intervista rilasciata da Simone Scuffet alla Gazzetta dello Sport.

Una parata non ti cambia la vita, ma può restituirti il sorriso. A Simone Scuffet il sorriso mancava da tempo. Domenica è tornato. A Torino dove uno straordinario intervento su Acquah ha ricordato ai tanti critici e scettici, che dissertano esageratamente di calcio, che quel ventenne friulano di Remanzacco che il 1° febbraio del 2014 stupì l’Italia debuttando con l’Udinese a 17 anni a Bologna, è un signor portiere. “E’ stato l’intervento più difficile della partita e il più importante. Ero coperto, vedevo poco, l’ho messa in angolo”. Scuffet aveva in tribuna i suoi angeli custodi: la mamma Donatella e la fidanzata Martina che a Torino ha vissuto e a Udine è andata a vivere con lui (“stiamo insieme da un anno e mezzo”. In centro. Un passaggio fondamentale nella crescita di Simone, dopo l’anno trascorso a Como in B. Trentacinque partite giocate, ma gli occhi puntati dei critici, pronti a dire: Scuffet è un bluff, non è il portiere che ci si immaginava. Meret è più forte». Scuffet ha incassato e lavorato. Seguendo un unico motto: “Non ti curar di lor”. E domenica Gigi Delneri l’ha elogiato a fine partita. Ecco l’intervista rilasciata da Scuffet alla Gazzetta dello Sport:

Simone è tornato il sorriso, ma è stata dura. Che sensazioni ha provato rientrando in porta?

“E’ stata dura, soprattutto a Pescara quando sono entrato per sostituire Karnezis a 11 minuti dalla fine. Ero freddo”.

Con Palermo e Torino è andata benone.

“Delneri mi ha dato fiducia e me l’ha fatta sentire per tutta la settimana. Mi ripeteva che avrei fatto bene. Percepisco in lui grande umanità e grande friulanità. In alcune cose lui e Guidolin sono simili. Hanno la stessa voglia di lavorare, di imparare, di insegnare e fanno tutto con grande umiltà”.

Già Guidolin, l’uomo che l’ha clamorosamente lanciata in serie A. Lo sente ancora?

“Ogni tanto sì. Gli devo tutto, è stata la persona più importante per me. Soprattutto per il coraggio che ha avuto quella sera a Bologna e per il coraggio che ha mostrato confermandomi fino alla fine”.

I compagni di oggi come si comportano con lei?

“Mi incoraggiano. Con Danilo avevo giocato nell’Udinese per cui tifo, da vero friulano. Karnezis mi riempie di consigli. E io cerco di rendermi utile parlando molto con la difesa. E’ un metodo utile perché tieni alta la tensione. Parlo pure a palla lontana. Così sto più attento alla gara e non perdo mai la concentrazione”.

Cosa ha imparato?

“Tante cose. E’ stato utile andare a Como e lo ribadirò sempre. Non è stato un passo indietro. Ho giocato 35 partite, sono tante. Mi sono allenato bene e responsabilizzato di più”.

Lei ha preceduto Meret, poi Cragno ha fatto la stessa scelta. Tutti in B a fare esperienza. E ora avete già superato la generazione dei Bardi (titolare con l’Under 21 per due cicli e alla finale dell’Europeo 2013), Leali, Colombi. Pure Sportiello sembra già dimenticato. Si parla solo di voi. Resiste Perin che, però, non è fortunato.

“Sicuramente abbiamo avuto un certo impatto mediatico con le nostre storie, quindi maggiore visibilità. Io l’unica cosa che posso dire è che è fondamentale giocare. Bardi sta giocando a Frosinone, è bravo. La scuola italiana si conferma ottima. Magari tra un po’ si riparla di lui”.

Donnarumma è a parte: risposta secca: è più forte di lei, di voi? O solo più fortunato?

“Paragoni non ne faccio. L’ho avuto in due- tre raduni azzurri e ho visto che è un ottimo portiere, rapido, esplosivo, molto bravo tecnicamente”.

E Meret?

“Lo conosco da una vita. Siamo amici, sta facendo bene a Ferrara. Udine è una buona palestra, segnatevi il nome di Perisan, pure lui è bravissimo”.

Se Karnezis restasse a Udine lei che cosa farebbe?

“Mi ripeto: la cosa più importante è giocare. Due anni senza farlo sono stati pesanti”.

Contratto?

“Fino al 2019, mi assiste Claudio Vagheggi, ma non c’è fretta di firmare un rinnovo. Devo lavorare e basta, e farmi trovare sempre pronto”.

Insegue un sogno?

“Sì la fase finale dell’Europeo Under 21. Ho giocato con la Spagna, in amichevole a Roma, è stato tutto bello. Sarebbe bello farcela, ma anche quella con l’Under 20 è una grande esperienza”.

E’ sempre Handanovic il suo modello?

«A me piace per la mentalità che ha, per come attacca la palla. Sempre. Ragiona in anticipo ed è protagonista nell’azione, non subisce e basta».

Tra gli altri stranieri chi l’ha impressionata?

“Szczesny sta facendo una stagione davvero straordinaria. Lui mi ha colpito più di tutti”.

Lei ora si allena con Zapata, Thereau e Jankto. Ma è cresciuto provando a prendere i tiri di Totò Di Natale. Quanti soldi gli ha portato via?

“Per fortuna non ho mai scommesso, altrimenti sarei in strada a chiederli i soldi. Uno come lui non c’è più. Ma Jankto ha un tiro pazzesco e il gruppo c’è. Grazie a Delneri ora giochiamo bene, muovendoci tantissimo. Ci ha insegnato i valori, valori friulani, quelli con i quali sono cresciuto io qui”.

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