Tra sogno e realtà

Tra sogno e realtà

L’Udinese di Torino ha giocato libera da ogni tipo di responsabilita’, serena, a tratti sbarazzina: non avrebbe demeritato il pari. Un gioco brillante sviluppato da undici uomini abili a sfruttare la forza dei nervi distesi e’ probabilmente il sogno, per meglio dire il target di Gigi Delneri.

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Udinese che torna a giocare in casa per la nona giornata d’andata del campionato di serie A e che torna a disputare un lunch-match dopo l’infausto precedente che vide I bianconeri perdere alla “Dacia Arena” rimontata dal Chievo negli ultimi quindici minuti di gioco, recupero compreso.

E’ il giorno di Udinese-Pescara, partita che nei risvolti di classifica richiama alla mente proprio il precedente giocato al cospetto degli abruzzesi nell’ottobre di ventiquattro anni or sono, quando ambedue le squadre non navigavano in una posizione lusinghiera di classifica e, complici un Udinese motivatissima e in ogni caso ricca di qualita’ da centrocampo in su, e una difesa degli adriatici quel giorno estremamente approssimativa, ne venne fuori uno scoppiettante 5-2 a favore dell’Udinese con Abel Balbo sugli scudi. La fame di punti delle due contendenti, alla luce di una classifica fattasi asfittica dopo il completamento dei primi otto turni, puo’ essere considerata la medesima di quei giorni. Ma la gara di oggi con inizio alle 12.30 segna il debutto casalingo assoluto da allenatore dell’Udinese del friulano doc Gigi Delneri. Un primo effetto sulla squadra dopo l’approdo del mister nativo di Aquileia lo si e’ visto: la squadra e’ viva, o per meglio dire nella gara di Torino contro la Juventus e’ apparsa rivitalizzata dal nuovo tecnico dal punto di vista delle motivazioni, della voglia di far bene cercando di sfruttare le proprie migliori caratteristiche. La sconfitta e’ nata da cio’ sul quale Delneri deve ancora lavorare tanto: gli errori individuali.

Nella fattispecie Felipe non avrebbe dovuto concedere una punizione dal limite ad un Dybala che gia’ a gennaio, in Udinese-Juventus, su calcio piazzato, aveva uccellato in maniera ancor piu’ beffarda Karnezis, e De Paul, pur degno di nota per la volonta’ di dar man forte alla difesa, non poteva commettere ingenuita’ piu’ grossa in occasione del fallo che ha generato il rigore decisivo a beneficio della Vecchia Signora. A Torino c’e’ stata dunque la prestazione, ora urgono i punti, possibilmente segnando un progresso dal punto di vista della performance calcistica e dimostrando di limitare gli errori individuali che ormai da almeno due anni e mezzo stanno costando sempre caro alle zebrette. A voler essere ancora piu’ pignoli, suggeriremmo all’ex tecnico di Chievo, Sampdoria e Juventus di lavorare su quello che nel calcio di oggi e’ uno dei piu’ frequenti presupposti al conseguimento di una marcatura: i tiri da fermo. A Torino vi sono stati dei frangenti nei quali, in questo fondamentale, Danilo e compagni non hanno –per usare un eufemismo- brillato. Ad ogni buon conto ad Udine dall’arrivo di Delneri si respira davvero un’aria nuova: giocatori che vengono motivati da un tecnico che sa il fatto suo, e che vengono tenuti in maniera sana sulla corda. Poi, alla faccia di giustificazioni che lasciavano il tempo che trovavano, rilancio dei giovani. Si e’ iniziato con Jankto (riscoperta che definiremmo meritocratica) e Fofana. Siccome con Kums, bravo nel non commettere sbavature in mediana, ma ancora limitato a proporsi in un gioco a tratti fin troppo scolastico in rapporto alle potenzialita’ che gli vengono accreditate e all’importanza del ruolo ricoperto, non si potra’ fare come con Godot, ossia non ci si potra’ permettere di aspettarlo all’infinito, cosi’ come in una trequarti zeppa di buone (ed in alcuni casi nuove) proposte qualcuno potrebbe necessitare di qualche turno di riposo, ecco che l’ora di Andrija Balic, in un futuro finalmente non troppo lontano, potrebbe scattare. Delneri, oltre a rianimare sotto il profilo psicologico una squadra con il morale precipitato in fondo agli scarpini dopo lo 0-3 interno subito ad opera della Lazio, non solo pare aver capito quale sia la strada da percorrere per rivedere un’Udinese dal gioco propositivo e spumeggiante; il mister ha lucidamente compreso come la squadra attuale veda nella difesa il proprio tallone d’Achille, per svariate ragioni. Ecco dunque che la proposizione di un assetto razionale in mezzo al campo, volto a non far soffrire e subire oltre ogni limite i quattro della retroguardia, diventa basilare.

L’Udinese di Torino ha giocato libera da ogni tipo di responsabilita’, serena, a tratti sbarazzina: non avrebbe demeritato il pari. Un gioco brillante sviluppato da undici uomini abili a sfruttare la forza dei nervi distesi e’ probabilmente il sogno, per meglio dire il target di Gigi Delneri. La realta’ impone a tutt’oggi la conquista dei tre punti, fattore che oltre a dare una parvenza migliore alla classifica, segnerebbe un altro salto di qualita’ della compagine bianconera sotto il profilo della personalita’. Dai piu’ volte menzionati tre anni, ed in particolare dall’inaugurazione del rinnovato impianto dei Rizzi, sono state infatti troppe le volte nelle quali l’Udinese ha fallito l’appuntamento in partite che, esattamente come quella odierna, erano e sono alla portata del club friulano. E’ decisamente tempo di invertire la rotta.

 

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