Udinese, questione di feeling

Udinese, questione di feeling

L’Udinese non solo deve dare una svolta alla sua stagione a Genova, ma deve anche conquistare un feeling mai davvero scoccato con la sua gente. E per la formazione Colantuono sembra che si affiderà alle sue ‘certezze’

Quella col Bologna doveva essere la prima di quattro gare alla portata dell’Udinese, per parola di mister Colantuono: la sconfitta ha quindi messo in luce che anche con  le concorrenti considerate alla pari i bianconeri soffrono. Si è parlato tanto di sfortuna, ma forse è stata una spiegazione di comodo: si poteva dire così se l’Udinese avesse dominato e creato 10 occasioni contro una sola degli avversari. Invece la verità è che è stata una partita equilibrata, con un Bologna che ha sfruttato meritatamente una delle sue molte occasioni, mentre l’Udinese ha mostrato come sempre i soliti problemi davanti. Ma non c’è sfortuna in questo: imprecisione, forse, ma non iella.

Chi ha parlato in maniera diversa forse si dimentica che questi sono alibi che poi i giocatori sposano subito: per non prendersi responsabilità, qual è in fondo il modo migliore che parlare del fato?  La società forse ha fiutato questo pericolo e ha deciso di mandare tutti in ritiro da questa sera: anche qui però c’è il rischio di un castigo fittizio. Se serviva trovare concentrazione e compattare il gruppo non era meglio partire per Genova un po’ prima, in modo da staccare anche con l’ambiente? A molti questo sembra una mezza punizione, come mandare in camera il proprio figlio dopo un 4 in pagella, ma senza togliergli computer e telefonino.

Ambiente, intanto, che è la forza vera di questa Udinese: anche in campionati a dir poco mediocri come questo, con davanti un ciclo di gare salvezza, i tifosi bianconeri sono vicini alla squadra e la lasciano tranquilla. Certo le critiche ci sono, ma nessuno invade il lavoro altrui.

Una cosa però appare chiara da quello che si dice in giro: non c’è feeling con squadra e tecnico, anche se le cause di un altro anno deludente per un po’ tutti i tifosi vanno ricercate più in alto. Rimane un certo distacco che appare evidente. Non allo stadio dove Udine tifa i suoi colori da sempre, ma fuori dove non è mai scattata la scintilla per più motivi.

Paròn Pozzo ha capito bene anche questo aspetto: sa che per riempire il suo gioiello ci dev’essere non solo una sterzata sul campo, ma anche col pubblico. Il prossimo anno se riproponesse lo stesso menu difficilmente farebbe più abbonati di quelli di quest’anno.
Ma sono discorsi futuri, lontani: oggi c’è una salvezza da conquistare. La partita di Genova deve mostrare non solo parole, ma anche fatti: la svolta non può più attendere, anche se parlare di svolta all 26/ma giornata è un po’ un paradosso. L’Udinese se si salverà anticipatamente sarà l’unico obiettivo raggiungibile. Nessun effetto speciale, nessuna rimonta, non ci si faccia illusioni: la squadra è questa e non si passa da anatroccolo a cigno in poche settimane.

A fine stagione si dovranno tirare le somme, quindi, ma intanto è la gara di Marassi che deve essere il centro dell’attenzione. Fallire potrebbe portare a decisioni ben più drastiche di un pernottamento in albergo per due giorni.

Ci sarà da battagliare e non è permesso sbagliare formazione. Intanto niente amichevole col Grozny, l’Udinese dovrebbe giocare la Primavera di Mattiussi. Colantuono comunque dovrebbe dare fiducia a Wague (ma con Heurtaux sempre in preallarme se il maliano non dovesse essere al cento per cento), Danilo e Felipe; Widmer, Badu, Lodi, Hallfredsson e Armero in mediana (attenzione al colombiano, che però si è allenato mercoledì a parte); Thereau e Zapata davanti.

 

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