Udinese, chi si accontenta non gode

Udinese, chi si accontenta non gode

Lo scorso maggio, la partita Udinese-Sampdoria diede l’occasione di tracciare un bilancio della stagione bianconera. Un 3-3 pre-estivo che fotografava in maniera abbastanza fedele quella che era stata l’annata senza infamia e senza lode dei friulani. Seguirono l’addio di Guidolin e l’approdo sulla panca delle zebrette di Andrea Stramaccioni.

Allenatore giovane, ambizioso, tutto pareva pervaso dalla sensazione che il tecnico romano potesse essere l’espressione del nuovo che avanzava all’ombra del castello. Sampdoria-Udinese di domani pomeriggio chiude l’anno solare 2014 e la domanda è: ma in casa Udinese, dopo l’accantonamento del tecnico di Castelfranco al quale si imputavano buona parte dei mali che affliggevano la squadra, si sono davvero viste delle novità? A ben guardare pare proprio di no. Erano stati messi in carniere 21 punti dopo 14 partite, bene si dirà, ma questo, non doveva forse costituire un punto di partenza per fare ancora meglio? La partita persa in malomodo al cospetto di un Hellas Verona a sua volta carico di problemi, ha dato parecchie risposte negative. I maligni sostenevano che l’Udinese vittoriosa contro l’Inter era stata agevolata dal puro calo di tensione degli avversari. Contro i gialloblu’ il solito refrain: dopo il vantaggio del solito Di Natale, non una squadra pronta ad ammazzare sportivamente l’avversario –che pure aveva il morale sotto i tacchi dopo una prima mezz’ora in cui aveva fatto qualcosa in piu’-, ma undici uomini pronti a ricadere nel vecchio difetto dell’abbassamento del baricentro, con conseguenze logiche. Per cui, niente partita sotto controllo, come Stramaccioni ha voluto ribadire in ben quattro circostanze in questo scorcio di campionato, o partita dominata, come forse era negli auspici del prepartita di chi forse altro si attendeva o immaginava. E poi: a che giova il cercare testardamente di editare una sorta di “tiki-taca in salsa friulana” quando questo modo giocare implica una precisione estrema nei passaggi e fulminei inserimenti dalle retrovie di tutti i partecipanti alla manovra, per cui un grosso movimento senza palla, con gli undici in casacca bianconera che al contrario sciorinano, con disarmante puntualità, un numero di passaggi errati che ormai non si conta e una lentezza che non è certo il presupposto di movimenti senza palla degni di tal nome?

Manca a centrocampo l’autentico uomo capace di disegnare geometrie che permettano al resto del gioco di svilupparsi in maniera ariosa ed imprevedibile. Molto spesso si dice che tirare in ballo dei nomi che non fanno parte del contesto bianconero possa essere un segno di mancato rispetto verso chi va in campo, ma qui la domanda è destinata piu’ a chi nella stanza dei bottoni si occupa di mercato e non vuol essere un biasimo ad alcuno fra i portacolori bianconeri: è proprio possibile che 8 milioni di euro e il cocciuto intento di preservare in Primavera qualche giovane di belle speranze, valessero bene il sacrificio di uno dei migliori registi visti al mondiale brasiliano, Charles Aranguiz? Nel mezzo di tutte queste recriminazioni, arriva, per l’Udinese, una delle trasferte peggiori che potessero capitare in questo momento. Si va a casa di una Sampdoria col morale a mille, convinta –e ne ha ben donde- che l’attacco al terzo posto che gli addetti ai lavori in estate, ed il campo in questo momento, stanno assegnando al Napoli, sia attaccabile.

Una Sampdoria dove l’impronta data dal suo fiero e tenace allenatore, l’indomito Sinisa Mihajlovic, si vede e come. Una Sampdoria che ha perso una sola partita sulle 15 sinora disputate, in zona Cesarini, in casa dell’Inter ancora guidata, all’epoca, dall’ex Mazzarri. Una Sampdoria che sarà sostenuta da un pubblico euforico sia per l’inatteso campionato di vertice che i blucerchiati stanno interpretando, sia per l’impresa dello “Juventus Stadium” dove Gabbiadini e compagni hanno imposto il pari casalingo alla Vecchia Signora dopo un’interminabile serie di vittorie interne in campionato dei bianconeri di Torino. Tifosi della Doria che riempiranno lo stadio anche in segno di solidarietà verso l’altro personaggio simbolo del cambiamento radicale vissuto quest’anno all’interno del club ligure: il presidente Massimo Ferrero, appena inibito per tre mesi per le irrispettose frasi rivolte ad inizio stagione al presidente dell’Inter Erick Tohir. Proprio lui, l’istrionico Ferrero, che all’indomani della vittoria friulana sul Parma che valse il sorpasso sui doriani disse: “L’Udinese si scioglierà a gennaio come neve al sole”.

Da quella volta, chi segue con passione le vicende bianconere, avrebbe voluto vedere un’Udinese ancor piu’ motivata nel dimostrare che questo pittoresco personaggio venuto dal mondo del cinema aveva torto, ed invece nel corso dei mesi c’e’ stata un’involuzione che sta corroborando la profezia del patron doriano. Se ci mettessimo a pensare che la Sampdoria in questo momento ha tutto quello che all’Udinese in un modo o nell’altro manca (gioco, attenzione, autostima, grinta), verrebbe da pensare ad un risultato chiuso in partenza. Ma il calcio non è una scienza esatta, e almeno per le posizioni di classifica dal quarto posto in giu’, questo è un campionato che settimana dopo settimana ha detto tutto ed il contrario di tutto. E questa potrebbe essere una delle speranze che l’Udinese ha diritto a portare con se per il match del “Ferraris”. Nel quale dovrebbero scendere in campo, per la Sampdoria, il portiere argentino Sergio Romero, rigenerato dalla cura Mihajlovic, la difesa a quattro formata da Lorenzo De Silvestri, Daniele Gastaldello, Vasco Regini e Djamel Eddin Mesbah, il centrocampo a 3 composto da Luca Rizzo, genovese doc prodotto del vivaio, Angelo Palombo e Pedro Obiang, ed infine il tridente che dovrebbe vedere quali interpreti Manolo Gabbiadini, Stefano Okaka ed Eder. Si è detto piu’ volte che i doriani stanno cogliendo ora i frutti dopo una stagione di transizione.

Come definire allora l’ultima stagione che i giocatori friulani hanno vissuto agli ordini di Francesco Guidolin? Si è trovata la quadratura del cerchio? La risposta pare essere no, visto che tra reiterati infortuni ed equivoci tattici la formazione bianconera sta per essere schierata con l’esibizione di un modulo ancora diverso, il 4-1-4-1. Orestis Karnezis in porta, Nicola Belmonte, Thomas Heurtaux, Danilo e Giovanni Pasquale in difesa, Silvan Widmer, Emmanuel Badu, Guillherme e Panagiotis Kone in mezzo, Bruno Fernandes trequartista con Cyril Thereau probabile unica punta. Al di là dei 22 protagonisti in campo e degli schieramenti tattici, Sampdoria-Udinese sarà la sfida tra due allenatori che vivono il calcio in maniera diversa. Andrea Stramaccioni parla dei 21 punti messi assieme –quasi sembra non interessarsi di come questo sia avvenuto- come di un bottino buono, pazienza se il gioco latita, se in partita si contano un’infinità di passaggi errati, se tanti di questi errori di misura diventano ghiotti assist per le ripartenze avversarie. Non è cosi’ per il guerriero di Vukovar, Sinisa Mihajlovic, che nel suo parlare schietto, spesso arricchito da citazioni colte, che vanno da John Fitzgerald Kennedy a Sergio Leone, in quei suoi occhi vispi, pare comunicarci quello spirito di chi non è mai contento perchè convinto di poter dare ancora e sempre quel qualcosa in piu’, di chi comprende che, al di là della saggezza popolare, nello sport, il presupposto per cogliere nuovi successi, che costituiscono la fonte di un godimento sempre rinnovato, sta nel fatto di non accontentarsi mai.

Sergio Salvaro
©Mondoudinese.it

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