Udinese, diamo i numeri?

Udinese, diamo i numeri?

Ma davvero, come sostiene Stefano Colantuono, questa Udinese può giocare solo col 3-5-2? Prendendo spunto da quanto detto da Pierpaolo Marino, ovvero che i moduli sono importanti eccome, allora davvero questa Udinese può giocare solo con questo schieramento?

I DIFETTI Oramai sono noti da tre stagioni almeno. Senza mezzali e ali valide questo modulo fa acqua: dopo i fasti dell’era Guidolin ( i primi scricchiolii arrivarono, però, proprio al quarto anno della sua gestione dopo che erano stati venduti i migliori), non c’è stato un ricambio. Ci si è appoggiati virtualmente alla stessa intelaiatura che ha fatto miracoli sotto l’egida di San Francesco.
Il modulo allora aveva un Di Natale in forma smagliante che veniva accompagnato nelle sue invenzioni geniali da altri giocatori di classe: Basta e Isla da una parte, Asamoah e Armero (ma anche Pasquale) dall’altra, avevano garantito quelle sovrapposizioni e quelle incursioni decisive per non dare punti di riferimento agli avversari. A loro si aggiungeva una diga in mezzo che sapesse fare anche ordine (Inler e Pinzi) ed ecco che il centrocampo era sistemato.
Oggi (ma anche con Strama in panchina) sono venuti meno questi riferimenti che sono stati rimpiazzati da giocatori che ad oggi non hanno offerto ancora di concreto. Basti guardare la media voto dei mediani per rendercene conto: Lodi a parte (6,14, ma solo 5 apparizioni finire), c’è il vuoto. Solo Badu raggiunge la sufficienza (6,05), mentre gli altri sono tutti sotto il sei. Un disastro.
Mancano le mezzali (Fernandes sta ribadendo una certa inconsistenza), ma mancano soprattutto i laterali: Edenilson è l’ombra di quello visto a Genova, arretra spesso per dover coprire in difesa e non ha le forze per ripartire. Adnan è indisciplinato tatticamente, e a parte qualche cross si è visto poco o nulla. L’uno contro uno rimane una chimera, così come le sovrapposizioni con i compagni vicini che potrebbero far salire la squadra.
In questo contesto le punte soffrono: pochi palloni e per di più per vie centrali (il 60 per cento quasi). Di Natale ai tempi d’oro bastava che toccasse il pallone per renderlo amico, oggi oltre all’età che avanza deve anche sacrificarsi maggiormente tornando tra le linee per prendere un pallone che altrimenti difficilmente arriva. Thereau soffre i cambi di posizione, deve trovare una sua fisionomia in campo: come seconda punta pura soffre la presenza del compagno, più arretrato fatica ancora ad accelerare puntando l’uomo e cercando la sponda. Colpa, ovviamente, anche dei compagni che non salgono. L’esempio di Perica col Sassuolo è eloquente per capire questo difetto.
Un modulo che, poi, dovrebbe sfruttare anche i palloni inattivi, proprio su questi ancora ha trovato enormi difficoltà.

I PREGI Pochi, a essere onesti, quasi nessuno diciamolo. La difesa, nonostante tutto, regge grazie all’inserimento di Wague e Felipe accanto a Danilo. I tre sono un muro vero e proprio. Fisicità e dinamismo non mancano, il maliano ha recuperato già svariati palloni, gli altri due portano esperienza e sicurezza. Di certo non possono arginare il mare, ma stanno dimostrando che finalmente l’Udinese almeno dietro ha interpreti validi. Manca loro ancora il gol, qui si torna ai calci piazzati (corner e punizioni) dove non arrivano ancora a svettare.
Lodi è un’altra nota positiva: sia davanti alla difesa sia più vicino alle punte è l’unico che ci mette anche tecnica e visione di gioco.
Per il resto nulla all’orizzonte. Il gioco appare prevedibile e conosciuto da anni. Si dice che tra i pregi ci sia il fatto che i bianconeri conoscono a memoria il 3-5-2, ma è anche vero che se è così, anche gli avversari oramai conoscono tutto di questo tipo di gioco che in Italia perfino la Juve starebbe pensando di abbandonare.

LE ALTERNATIVE Colantuono afferma che non ha una squadra per interpretare la difesa a quattro. Ma con Widmer e Edenilson sulla destra, Adnan e Pasquale sulla sinistra e il jolly Piris di certo non si può dire che non ci siano giocatori da provare. Il tecnico dopo il buon secondo tempo col Milan ha riproposto la difesa a quattro nel primo di Bologna trovando una squadra apatica. Ma quanto influisce in questo senso l’approccio alla gara, che fin qui – a prescindere dai moduli – non è sempre stato esemplare? Non  c’è risposta, ma di certo Felipe, Wague e  Danilo possono fare anche i centrali nel reparto a quattro, con Domizzi che anch’egli può agire sia da esterno sia come marcatore.
In mezzo sia in linea, sia a rombo, non mancherebbero le soluzioni: Lodi e Fernandes vertici della manovra, oppure anche due mediani e tre avanzati (Badu e Lodi dietro a Fernandes, Edenilson e Maqruinho riproposto nella sua posizione naturale) sarebbe un’altra soluzione. E perché non provare un tridente, seppur camuffato?
Ma serve coraggio, come detto: per adesso Colantuono sembra essere ancorato al passato anche per paura di sbagliare. Troppo importanti i punti per rischiare. Ma anche i punti non sono poi molti e senza comprendere che la pochezza offensiva è un discorso vecchio di due stagioni, si rischia di perpetuare dei difetti congeniti che con i numeri sbagliati rischiano di peggiorare le cose.

 

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