Udinese: Difesa a tre o a quattro? La storia bianconera dei due schieramenti

Udinese: Difesa a tre o a quattro? La storia bianconera dei due schieramenti

Dal ritorno in Serie A, dal secondo anno di Zaccheroni, l’Udinese ha adottato per il 65 per cento delle volte la difesa a tre, quasi un marchio di fabbrica in casa bianconera. Ma anche la difesa a quattro ha saputo imporsi: ecco quando

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L’Udinese ha come marchio di fabbrica la difesa a tre: nella sua storia recente, dal ritorno in Serie A, questa formula è stata la fortuna di molti allenatori e ha contraddistinto il gioco dei bianconeri per il 65 per cento di tutte le gare disputate

Un amore nato nel 1997, quando Alberto Zaccheroni sperimentò già a Reggio Emilia questo tipo di difesa. Il tecnico di Cesenatico in  due stagioni raccolse addirittura 118 punti con questo schieramento.

 La grande domanda oggi è: qual è stata la difesa migliore? Proviamo a dare una risposta, analizzando com’è andata l’Udinese in questi anni.

A giocare con la retroguardia a tre, oltre al tecnico di Cesenatico, c’è stato subito dopo Guidolin nel 1998/99: 54 punti alla fine e qualificazione Uefa.

Nel 1999/00 arriva Gigi De Canio che non cambia metodologia di gioco: 50 punti al suo primo anno, poi cominciano i problemi. Nel 2000/01, infatti, viene esonerato per far posto a Spalletti, il quale torna alla difesa a quattro: 38 punti finali e salvezza risicata.

Nel 2001/02, Pozzo consegna la squadra a Hodgson, che la imposta col 4-4-2. Dura un paio di mesi, poi gli subentra Ventura che continua su quella falsariga: alla fine i punti sono 40 con la salvezza arrivata alla penultima giornata.

La stagione  2002/03 vede il ritorno di Spalletti: il tecnico toscano rimarrà per tre anni, giocando sempre con la difesa a quattro: 56 punti la prima stagione, 50 la seconda, 62 (e qualificazione in Champions) la terza.

Nel 2005/06 arriva Cosmi che torna alla difesa a tre. Dura fino a gennaio, quando gli subentrano prima Dominissini e Sensini, poi Galeone, tutti ‘sudditi’ della difesa a quattro: Udinese salva con 43 punti.

L’anno seguente rimane  Galeone, che gioca sempre col 4-3-3. A gennaio, visti i risultati non eccelsi, viene esonerato per far posto a Malesani, il quale nella sua carriera ha sempre giocato con la difesa a tre: annata tribolata finita con 46 punti.

Il  2007/08 vede l’approdo Marino: dopo un impatto scoop con la sconfitta col Napoli in casa (0-5), si cambia subito e la sua difesa a quattro già dal primo anno diventa  difesa a tre (57 punti), poi il ritorno alla  difesa a quattro (rispettivamente con 58 e 44 punti).

Nel 2010 il ritorno di Guidolin e della difesa a tre: 66 punti  il primo anno, 64 punti il secondo, 66 il terzo, con tre qualificazioni in Europa consecutive. L’ultimo anno ‘solo’ 44 i punti, ma il club aveva venduto quasi tutti i giocatori più rappresentativi.  Qui iniziò la crisi della difesa a tre: venendo a mancare alcuni interpreti fondamentali (vedi Asamoah), il centrocampo iniziò a scricchiolare e la difesa a fare acqua.

L’arrivo di Stramaccioni, uno che aveva sempre giocato col 4-4-2 e sue variabili, non cambiò l’assetto: per non andare contro un sistema consolidato interpretò da subito il 3-5-2. La salvezza non è mai stata in discussione, ma che fatica! E quanti gol: ben 56 alla fine.
Strama però cercò di cambiare, passando alla difesa a quattro: con la Fiorentina in casa (2-2) fece disputare forse la gara migliore della stagione ai suoi, ma anche con la Juve sempre al Friuli questo accorgimento aiutò molto nel fermare la capolista (0-0).

Colantuono è storia recente: amante consolidato ella difesa a quattro a Udine l’ha intrapresa solo nella ripresa col Milan, nel primo tempo della trasferta di Bologna all’andata e ora il 4-3-3 arrivato con il Verona. Sarà la svolta buona e decisiva?

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