Udinese, i numeri non mentono mai. Stagione da incubo

Udinese, i numeri non mentono mai. Stagione da incubo

Per l’Udinese è stata una stagione da incubo, con una salvezza sul filo del rasoio: Il ritorno con soli 15 punti conquistati, ma anche altre cifre condannano senza attenuanti i bianconeri

Finita la festa, si spengono le luci, incombe il silenzio che fa riflettere: l’Udinese è salva, ma c’è davvero poco da festeggiare. Il peggior campionato dal ritorno in Serie A nel 1995, 19 sconfitte, il secondo peggior attacco della massima serie, la quintultima difesa. 0,9 gol fatti a partita 1,52 subiti, 4,6 tiri in porta per gara,

Ma soprattutto tanta sofferenza: i demeriti degli altri si confondono con l’orgoglio di una squadra come il Carpi, leone al ‘Friuli’, sei punti conquistati proprio contro i bianconeri, ma anche suicida contro la Lazio. La penultima giornata ha consegnato la matematica salvezza alla squadra di De Canio, ma è innegabile che se gli emiliani non avessero sprecato tanto, la vittoria di domenica contro l’Udinese sarebbe stata devastante per i colori friulani.

De Canio ha compiuto la missione, lui si ritiene ampiamente soddisfatto. Certamente l’eredità che aveva raccolto a marzo era di quelle pesantissime, ma anche la sua Udinese ha mostrato cali di tensione preoccupanti, come nel passato. Le sconfitte con Samp, Torino (un crollo) e lo stesso Carpi dicono che la malattia che c’era prima c’è ancora oggi.

I numeri finali sono emblematici: ultima nel girone di ritorno con 15 punti. Per fortuna che a metà andata ci sono stati alcuni risultati positivi, che hanno portato 24 punti altrimenti la media sarebbe stata da retrocessione senza alibi.

Se si può sintetizare il campionato in alcune partite determinanti per la salvezza, queste sono state quelle con la Juve all’andata, col Verona, con il  Napoli e quella con la Fiorentina. 12 punti pesantissimi, ma se dovessimo stilare una classifica di gare giocate davvero bene allora si salverebbero solo le ultime due di quelle citate.

Il campionato non ha offerto spunti, né sotto il profilo del gioco, né sotto il profilo dei singoli, né sotto il profilo della continuità.

L’Udinese non faceva così male da tanto tempo e ha mostrato una fragilità devastante: ben 24 gol subiti nell’ultima mezzora di gioco, contro i 10 fatti nello stesso arco di tempo. Ma anche 9 gol subiti nei primi 15 minuti, a differenza dei 5 appena segnati. Nessuna squadra ne ha fatti così pochi inizialmente subendone così tanti. Solo due le reti fatte nei recuperi.

Un solo difensore a segno, Felipe. Solo quattro gol dai subentrati (terzultima, Di Natale ha salvato la media col rigore al Carpi); solo 10 i giocatori a segno (ultima), con solo Thereau in doppia cifra, ma che non batte il suo record storico di gol confermando di essere una buona spalla, ma non un bomber.

E’ mancato Di Natale, ma è mancato anche Zapata. Sono mancati i gol di testa (solo 7), sono mancate le reti su palla inattiva (solo 8 segnate).

Sono mancate tante cose, soprattutto un nucleo storico che sapesse fare da tramite con i tanti (troppi) stranieri presenti.

Per cui spente le luci rimane solo la nuda e cruda realtà dei numeri, quelli che non momento mai.

 

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