Udinese, la bella addormentata nel bosco

Udinese, la bella addormentata nel bosco

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Il bosco, è quello fitto e composto di 8 squadre, ingabbiate in 4 punti di classifica, che parte dalla base della colonna di sinistra della classifica, e culmina con il terzo posto utile per una qualificazione ai preliminari di Champions. Piccola, è questa Udinese, la quale al quarto tentativo (Dopo Cesena, Genoa,Chievo) di diventare grande, facendo un salto di qualità, fallisce l’ennesimo appello, e rimane nel limbo degli incompiuti; di coloro che potrebbero crescere ma ancora non lo fanno.

E allora siamo ancora qui a commentare di una formazione che non riesce a dare seguito al blitz di San Siro. Una vittoria l’avrebbe catapultata al sesto posto in piena lotta per zona Uefa. La classifica, come abbiamo detto, in quella partizione è un bosco fitto con 8 squadre in 4 punti, pertanto la matematica concede sicuramente orizzonti di gloria, e sogni europei. La realtà però racconta di una squadra che sogna un po’ troppo; stato inconscio che appartiene a chi dorme. Ecco, questa squadra da l’impressione davvero di addormentarsi un po’ troppo spesso. Palesa partenze soporifere; compie qualche sbadiglio condito da qualche lampo di qualità (il gol di Di natale), per poi tornare ad appisolarsi puntualmente verso il 44′ del primo tempo, quanto puntualmente subisce il gol avversario. E’ accaduto rispettivamente con: Parma,Fiorentina,Palermo,Inter e per l’appunto ieri. Con il Verona l’ora del pisolo si è, ad onor del vero, spostata in avanti di un minuto e mezzo; era infatti il 45′ e 36” quando Toni, nonostante le sue lunghe leve, in un fazzoletto si è bevuto Hertaux, prima di depositare in rete il gol del pari. E stavolta nulla sono valsi gli urlacci del duo Strama-Stankovic, durante l’intervallo, visto che il pisolo è proseguito anche al secondo minuto della ripresa. Penetrazione di Christodulopulos nella voragine lasciata da Pasquale che aveva appena operato un’efficace diagonale difensiva; palla persa malamente da Allan, Guillherme che prova a contrastare l’incursore, e Domizzi, nonostante il nemico alle porte, che lo lascia accomodare; tuttavia, per configurare il gol avversario, serve anche la “papera” di Karnezis che si fa bucare sotto le gambe sul suo palo. Insomma, un bel disastro.

Il Verona, insomma, vince con con merito perchè , pur senza giocare bene, certe nefandezze non le commette.

L’Udinese invece, a guardarla giocare, a tratti fa impressione; Impressione dalla lentezza con la quale, specie nei primi 25 minuti, prova a impostare l’azione; un ritmo ancora più blando della media di un campionato italiano tra i più mediocri e lenti degli ultimi decenni. Impressiona la timidezza, la mancanza di unità di intenti, la scarsa coralità nel muoversi senza palla per offrire soluzioni a chi invece la porta. Spaventa il fatto che il pressing sugli avversari venga portato solo quando essi si presentano alla lunetta della propria area di rigore. Questa mentalità da trincea che fa fatica a sradicarsi dall’anima di questa squadra, impaurita oltremodo, neanche affrontasse il Real Madrid, e che concede all’avversario di salire indisturbato fino alla linea dei 16 metri.

E’ questa la cartina tornasole dei mali bianconeri. Sacchi 25 anni fa operò una rivoluzione tattica importante in Italia e in Europa, portando sovrapposizioni, fuorigioco e pressing alto. Il pressing alto poi rispolverato con successo dal Barcellona in anni recenti. Certo si dirà, Sacchi e Guardiola disponevano di fuoriclasse. Sbagliato. Non servono fuoriclasse per organizzare un pressing di gruppo nella metà campo avversaria. Occorre unità di intenti, coraggio, e organizzazione. In serie A ci sono fulgidi esempi di questo sistema di gioco, e nessuno di questi annovera le pailettes e la classe del Milan di Sacchi e del Barcellona di Guardiola. Parliamo dell’Empoli di Sarri, del Palermo di Iachini, della Samp di Mihailovic e del Genoa di Gasperini. Sono alcune delle poche squadre, che riescono a mantenere ritmi elevati e pressing alto, e che semplicemente giocano a calcio. Il caro vecchio gioco del calcio, propositivo maschio e non femmina. Queste squadre purtroppo sono piacevoli eccezioni in un panorama italiano in cui si annovera squadre femmine, che aspettano a ritmi bassi gli errori degli avversari dietro la linea della palla. Questo “movimento” decadente del calcio italiano poi si ripercuote anche nelle coppe europee.

Tornando all’Udinese, ci si chiede come mai un allenatore moderno, rivoluzionario e giovane come Stramaccioni, non riesca a regalare un’impronta simile di gioco all’Udinese.

Con i ritmi da dopolavoro ferroviario, e un pressing inesistente, qualsiasi avversario, anche un Verona in crisi, prende coraggio, guadagna metri di campo, e percepisce la possibilità di fare punteggio pieno. Ecco, è incredibile, come qualsiasi avversario incroci le scarpette dei bianconeri, riesca a percepire la possibilità di farcela, e riesca a mettere sotto dal punto di vista della manovra i bianconeri. Bianconeri che si trovano in una comunque lusinghiera posizione di classifica solo grazie a fiammate, del portiere, di Totò Di natale, encomiabile e migliore in campo anche ieri, e poco altro.

Si era parlato anche del modulo. Purtroppo lo diremo fino alla nausea, ma prima conta l’atteggiamento mentale della squadra e l’anima della stessa, poi viene il modulo. Se il modulo giusto fosse la risoluzione dei problemi, basterebbe dare la formazione. Non è cosi putroppo; servono anche le istruzioni per applicarlo. Ecco all’Udinese spesso e volentieri queste istruzioni mancano, e i giocatori in campo sembrano spaesati e incerti su come tracciare i movimenti sul rettangolo verde.

Con il Cesena e l’Inter il 3 5 1 1 aveva funzionato perchè le ali erano andate sul fondo spesso e volentieri. Ieri il primo cross dal fondo è stato operato da Kone al 79′ appena entrato! Un dato che fa riflettere. Fa riflettere che Widmer e Pasquale ieri siano stati assenti ingiustificati, che Evangelista raggiungesse il fondo ma crossasse in curva; che i tiri in porta siano stati 2 in tutto anche in un secondo tempo di tentato assalto; che Allan abbia perso tanti palloni almeno quanti ne recuperava, che Fernandes dopo un discreto primo tempo si sia dissolto nella ripresa, e che Domizzi nei primi 8 minuti aveva già regalato un corner e perso tre palloni.

Insomma, è un’Udinese che spaventa quella vista ieri. E spaventa ancor di più la mancanza totale di personalità e convinzione nei propri mezzi. Difetta forse un po’ anche la qualità. Il rientro di Muriel potrà sicuramente ovviare a questo inconveniente; il colombiano è uno che può far fare il salto di qualità a questa squadra. La personalità e il coraggio però non si comprano al mercato. Questa squadra non avrebbe dovuto difettare in questo, visti gli acquisti maturi effettuati in estate, eppure è cosi.

Domenica a Genova con la Sampdoria sarà durissima. Il gruppo di Mihailovic è una squadra vera,una di quelle che giocano a calcio, come riportato sopra. Una squadra che dispone anche di un carattere irriducibile, come quello del suo tecnico. La trasferta di San Siro con l’Inter a confronto è stata una passeggiata. Il gruppo è avvisato.

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