Udinese, l’abito non fa il monaco

Udinese, l’abito non fa il monaco

Si dice che arrivare al panettone per un allenatore è già una conquista: quello di Stramaccioni, anche se qualche allenatore senza patentino (o con altri tipi di cartellini) lo indica come il fautore di un gioco che non c’è, è con parecchi canditi, tanto che arriva a giocarsi con la Samp una gara che sa di Europa. Paradossale vero? Eppure le cose sembrano un disastro da Udine: critiche, non gioco, sostituzioni, modulo, etc. Soliti discorsi. Purtroppo Stramaccioni fa quel che può con la coperta che gli hanno fornito, corta. E se segna Di natale che male c’è? Avere un campione in squadra non è un disgrazia, è logico che un allenatore, qualsiasi allenatore punti su di lui.

Piuttosto Strama deve fare i conti con altri problemi di cui abbiamo già accennato: infortuni specie in avanti dove la società si priverà anche di Gejio e ancora nessuno è certo che arrivi (Aguirre probabilmente). Muriel è out ancora (e con valigia accanto…), tanto per cambiare. In mezzo l’unica sufficienza è quella di Badu, gli altri sembrano avere fame solo a tratti, poi quando mangiano uno strano senso di appagamento subentra, così come per quelli che non hanno più tram verso i desideri da prendere.

Così a Genova, con una squadra senza Allan, potrebbe cambiare volto ancora: non perìché il tecnico non ha idee chiare, ma perché cerca di mettere in campo il meglio di quello che ha. Poco per ora. Basta leggere la panchina dell’attacco del Sassuolo e confrontarla con l’intero reparto bianconero per capire che qualcosa non torna. E non è solo un problema davanti, in mezzo c’è poca qualità alle spalle, in difesa Coda è sul mercato, rimangono Belmonte e Bubnjic.

Però ci sono 6 portieri che potrebbero anche giocare tutti titolari. Ovviamente è Strama ad aver fatto queste scelte.

Difesa d’ufficio dovuta, perché a volte si perde di vista la situazione per quella che è: 21 punti, una ottima classifica nonostante i problemi e la possibilità di correggere gli errori perché siamo appena a Natale, dove sotto l’albero di solito i presidenti che vogliono migliorare la squadra qualcosa lo fanno trovare. Magari non chi può fare la differenza, ma comunque innesti sui quali contare. Fatti in casa o no, l’Udinese ha le possibilità di apportare quei pochi correttivi che poi diano davvero tutto in mano al tecnico.

Sulle motivazioni poi si parla di tante cose: dallo psicologo (con Guidolin ha fallito come tutti nell’ultimo anno, per cui non è una soluzione), fino a Stankovic e tutti quelli che dovrebbero mettere in testa ai giocatori solo il lavoro per la maglia. Strana per primo, ovviamente ha questa responsabilità, ma serve essere generali di ferro per far capire certe cose? Alcune distrazioni mostrate forse meritavano discussioni più severe, ma bisogna anche fare i conti con gli equilibri di spogliatoio, tra vecchio e novo che avanza.

Premesso questo a Genova ce la si può giocare: nelle mani, anzi nei piedi dell’Udinese nonostante tutto c’è la possibilità di fare grandi cose, basta vedere il secondo tempo contro l’Inter. La continuità di rendimento in una partita e in più gare è l’obiettivo da raggiungere.

Strama e Deki ci mettono tutto quello che possono: gli interlocutori sono capaci di recepire, al di là di baci e abbracci che dimostrano che parte della squadra è unita? Ma attenzione anche qui: unione in campo non significa unione anche fuori. E qui sta una delle differenze tra Samp e Udinese tanto per restare in tema.

Parlare di formazione per ora è prematuro, però se la situazione in mezzo non migliora le soluzioni sono due: o il 4-4-2 (mancano le ali) o un nuovo e stuzzicante 4-2-3-1. Chissà. Poi, come sempre, bisogna vedere se il vestito calza, ma soprattutto se chi lo porta ha voglia di mostrarlo al meglio

©Mondoudinese

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