Udinese: l’analisi reparto per reparto

Udinese: l’analisi reparto per reparto

Inizia un mese fondamentale per l’Udinese, trenta giorni che diranno che cosa davvero ci si deve attendere  da questo campionato, ben sapendo che è inutile farsi troppe illusioni: questa squadra può salvarsi tranquillamente, difficilmente andrà oltre, ma se fa troppi passi falsi può rischiare di dover lottare col coltello tra i denti e questo è da evitare, non essendo  i bianconeri abituati a questo tipo di lotta.

Ma come sta la squadra a ridosso di questo ciclo che la porterà ad affrontare Verona, Frosinone, Roma, Sassuolo e Napoli?

DIFESA – Nonostante Thomas Heurtaux non sia ancora a posto e forse paghi anche mentalmente la permanenza a Udine (non avrebbe disdegnato un cambio d’aria in estate), questo è il reparto che offre maggiori garanzie a livello quantitativo. A livello qualitativo rimane una difesa da anni oramai perforata in abbondanza, ma si sa che nel calcio le vicissitudini dei difensori sono legate a quelle dell’intera squadra. Di certo Danilo è ancora una certezza, anche se qualche amnesia va evitata. Così come pure per Domizzi, che non è più titolare inamovibile, ma la cui esperienza può essere più che utile. Un reparto anagraficamente avanzato, con Felipe che è arrivato per dar manforte e la prima da titolare col Genoa ha confermato che può esserlo. Anche Wague è utile, ma anche per lui va fatto il discorso su amnesia che devono essere messe nel cassetto. Piris, invece, sembra patire un calo dopo aver giocato in Coppa America e aver firmato il contratto con l’Udinese dopo una trattativa non facile. VOTO 6

CENTROCAMPO – Martoriato, senza ancora un baricentro che sappia dettare i tempi, che sappia tenere la squadra alta quando serve e sappia richiamare i compagni quando c’è da abbassare i ritmi. insomma AAA cervello cercasi da tempo immemore: Francesco Lodi è ancora un cerotto in una emorragia ben più ampia di quello che si creda. L’infortunio a Guillerme prima e Merkel poi ha influenzato certamente, ma questa squadra da tre anni sembra orfana i un leader più che di un geometra. Badu è la novità lieta, mentre Fernandes viaggia tra alti  e bassi, Kone è finito fuori gioco dopo aver confermato l’indole anarchica in campo. Marquinho è ancora un oggetto misterioso, mentre sulle fasce Edenilson e Adnan non fanno ancora la differenza: il brasiliano, soprattutto, preoccupa, anche se qui l’alternativa si chiama Widmer. Sulla sinistra l’iracheno ha doti indubbie a livello fisico, ma tatticamente mostra ancora limiti, mentre l’alternativa è Pasquale buono a livello difensivo, meno nella fase di spinta. Insomma è un reparto nevralgico che ancora non ha trovato identità. VOTO 5

ATTACCO – Come la difesa, gira se va il centrocampo. Pensare che Di Natale diventi ancora il salvatore della patria bianconera sarebbe azzardato. Urgono risposte da Thereau, uno che di gol non ne ha mai fatto in abbondanza e da Aguirre, la vera scommessa dopo l’infortunio di Zapata. Proprio l’uruguaiano sembra essere quello che sta meglio fisicamente, ma serve coraggio nel lanciarlo. Così come serve dare fiducia a Perica, perché anche se ha ancora limiti tattici e qualche difetto tecnico è l’unica alternativa possibile da usare come arma di riserva. Serve fiducia, arroccarsi sui senatori del reparto non ha portato ancora nulla. Di Natale è un totem da utilizzare con parsimonia, non va spremuto, Thereau deve trovare forma e una via del gol non facile per uno come lui che ama giocare più tra le linee che come punta.

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