Udinese, l’elogio della follia. E a Torino non si cambia molto

Udinese, l’elogio della follia. E a Torino non si cambia molto

Vorrà dire che l’Udinese otterrà il Reddito di Cittadinanza vista la permanenza nella massima serie, magari anche qualche coppa ad honorem visto che la sua bacheca fa più ragnatele di una vedova nera.

di Redazione
News Udinese, crisi nera dal dischetto.

Chi va contro natura facendo mostra di capacità fittizie e forzando le proprie reali inclinazioni riesce solo a raddoppiare il difetto.” (Erasmo da Rotterdam, Elogio della Follia).

L’Udinese sembra pervasa da uno stato di follia, che non è in questo caso come sosteneva Edgar Poe “il più alto livello dell’intelletto”, ma piuttosto il non rendersi conto di quanto succede attorno. Il club bianconero si sente attaccato nonostante (a suo dire) abbia speso molto per una squadra che doveva negli intenti stupire il mondo, ed invece stupisce solo gli avversari per la sua vulnerabilità cronica che perdura da anni. Le spese poi lasciano il tempo che trovano, visto che certi valori di mercato appaiono più come operazioni da bilancio che da campo. ma guai a chi critica! A Udine il reato di lesa maestà è in vigore da tempo, e anche se in Friuli il massimo che può accadere è qualche sonoro fischio, qualche “vaffa”, qualche invito a spendere o ad andarsene (verso Gino Pozzo), o ancor peggio (attenti attenti) il silenzio durante una partita, ecco che la rabbia societaria si riversa contro chi non capisce nulla di calcio e non comprende che 24 anni di Serie A sono il biglietto da visita per rendersi immuni a qualunque dubbio.

Vorrà dire che l’Udinese otterrà il Reddito di Cittadinanza vista la permanenza nella massima serie, magari anche qualche coppa ad honorem visto che la sua bacheca fa più ragnatele di una vedova nera.

Ma il DG Collavino, nei suoi anatemi contro chi contesta, non ha risparmiato proprio nessuno. Nemmeno il sindaco Fontanini, reo di aver parlato di possibile retrocessione come una sciagura per la città.  «Auguro al primo cittadino – ha risposto il dg – di poter fare il sindaco per 24 anni consecutivi, quanti sono quelli della serie A dell’era Pozzo, di poter modificare la legge affinché sia possibile. E che si possa collaborare assieme iniziando dall’Europeo under 21 che sarà a Udine a giugno. Non vedo grande attivismo per sviluppare una manifestazione che avrà grandi ricadute sul territorio, con potenzialità per il bene della città e del Friuli davanti agli occhi di tutto il mondo». Il sindaco non ha aspettato e ha replicato che «siamo in contatto con la Figc e abbiamo già messo a bilancio una cifra importante per questo evento. Riguardo l’Udinese, spero che arrivino presto buoni risultati per il bene di tutti, della società, dei tifosi e della città».

Insomma, siamo alla follia. Ma l’Udinese è folle anche in campo, ostentando sempre giocatori che sembrano vedere il campo più per concessione divina che per merito. Altri che sono partiti con elogi e presentati in pompa magna o si sono rivelati pippe (Vizeu sarà ricordato al pari di Iturrao Marquinho temiamo), oppure sono finiti inspiegabilmente nel dimenticatoio con il mercato che ha regalato sì acquisti, ma come spesso sottolineato solo doppioni e per di più dello stesso livello di chi c’era già.
La squadra di Nicola non ha ancora trovato un gioco, spesso attendista, poco propensa al fraseggio, nervosa e con una condizione fisica precaria (basta vedere i gol presi nell’ultimo quarto d’ora), con una media gol di 0,8 a partita (terzultima) e con soli due gol di testa segnati fino ad oggi. Complimenti per i complimenti direbbe  qualcuno. E guai a criticare ovviamente.

Intanto l’allenatore bianconero che a Torino rischia fortemente di fare a meno di Behrami non cambierà modulo. Il 3-5-2, che da anni fa prendere più gol che qualunque altra squadra di A sempre presente in campionato, è intoccabile a quanto pare, come se fosse un gene di un DNA modificato che rischia di contaminare tutte le cellule che tocca, con allenatori che da amanti della difesa a quattro, anche per ovvie impossibilità date dalla rosa, si ritrovano a giocare con quella a tre.
Così Nicola schiererà la retroguardia vista contro la Fiorentina con De Maio, Nuytink ed Ekong, in mediana Mandragora verrà spostato davanti alla difesa, con Fofana e niente poco di meno che De Paul in mezzo, colui che più di altro è ibrido in questa squadra non trovando ancora dopo anni una sua collocazione precisa, ma che però gioca sempre. Uomo mercato, dicono. Sulle fasce certi Larsen e D’Alessandro (tra le note più liete di questa squadra, anche se difettosi pure loro in questo modulo), mentre davanti riecco spuntare Lasagna che dovrebbe agire con Pussetto, anche se l’ex Watford Okaka non è da escludere a priori.

Un’Udinese che sembrerebbe votata all’attacco, ma l’apparenza inganna, perché Nicola finora ha proposto una squadra che gioca anche con 10 giocatori dietro la linea del pallone in fase di non possesso, mentre quando si propone lo fa malamente e con poche cartucce (solo in 4 davanti sui calci piazzati di media)

I mali che non si avvertono sono i più pericolosi“. (Erasmo da Rotterdam, da Esame della fede)

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