Udinese, nata sotto il segno di Totò

Udinese, nata sotto il segno di Totò

Alla trentunesima giornata dell’anno scorso l’Udinese viaggiava a 38 punti, dopo essere stata – a differenza di oggi – invischiata per un breve periodo davvero nella lotta per non retrocedere. La gara col Bologna è stata per molti lo spartiacque tra il rischio retrocessione e una salvezza tranquilla. Per fortuna Di Natale allora regalò tre punti preziosissimi per la compagni dei Guidolin che a fine stagione si ritrovò con tre punti più di oggi.

Campionato, quello in corso, che conferma sostanzialmente una cosa: la rosa non è mai stata puntellata a dovere, lasciando al Capitano il compito di finalizzare il gioco. Se fino a due anni fa Magic Totò viaggiava però a una velocità supersonica, è altrettanto vero che negli ultimi due campionati  – pur avendo fatto più gol di tutti in  casa bianconera – non è riuscito a dare quella marcia in più. Ma sia ben chiaro: gettargli la croce addosso per spiegare la mediocrità della classifica sarebbe oggettivamente troppo! Del resto un attaccante (come un allenatore) è bravo se la squadra lo fa segnare.

Oggi come lo scorso anno ci sono alcune medie che fanno riflettere: ieri, infatti, grazie anche a Pereyra e un Fernandes decisamente più in palla, il 3-5-1-1stampato Guidolin aveva prodotto 4,4 tiri in porta  partita contro i 3,3, di oggi. Quando Strama ha cambiato usando la difesa a quattro i tiri in porta sono diventati 3,7, poca differenza. Segno che mancano i rifornimenti da dietro. Del resto Guilherme – oggi titolare  – non ha garantito assist in gran numero.

Da notare che oggi la pericolosità della squadra è scesa al 38 per cento contro il 45 per cento dell’anno passato.
Non cambiano i passaggi riusciti (60 per cento circa in entrambi gli anni) e nemmeno il possesso palla (attestato sui 25 minuti circa per gara).

Dove stanno allora le differenze? Apparentemente nessuna, vista la classifica che rispecchia le due stagioni: con la diversità che l’anno scorso il ciclo stava finendo, oggi è cominciato. Ma in entrambi i casi la rosa a disposizione non è stata, forse, mai puntellata a dovere, con Totò che rimane sempre e comunque il ‘salvatore della patria’. Tanto se rapportato alla sua carriera, poco per una squadra che vuole fare il salto di qualità. Del resto lui, come Totti, non possono essere eterni: forse si deve pensare a questo, alla successione prima di tutto. Servirà un giocatore da doppia cifra garantita, ma per farlo arrivare servirà potenziare anche la mediana, la vera falla di entrambe le rose: tanta quantità con Pinzi e  Badu, poca qualità, relegata solo nei piedi di Allan.

 

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