Udinese, orgoglio e sacrificio

Udinese, orgoglio e sacrificio

Basta lustrini e selfie, o partecipazioni organizzate con sorrisi preformattati. Meglio una vittoria scorbutica, fangosa, faticosa, ma lottata, seminando qualche dribbling e qualche giocata. Onorando così quello che la maglia significa per i friulani: orgoglio e sacrificio.

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Si inizia  parlare tropo di festa in casa Udinese e non si vuole certo he i 120 anni siano disonorati con una prestazione incolore o ancor peggio con un risultato negativo. L’Udinese è bene che si metta in testa che questa maglia va onorata perché è tale, non solo per l’età che porta.

Fa specie poi vedere la foto ufficiale senza praticamente italiani. Chissà se i padri fondatori nel 1896 l’avrebbero mai immaginato. Fatto sta che questi stranieri che sembrano spesso avere ambizioni personali che travalicano tutto il resto, facciano il loro mestiere al meglio perché la serata col Bologna è una di quelle che non si può fallire.

Per la ricorrenza e perché la classifica lo pretende: è ora di finirla di vivere sperando sempre nelle disgrazie altrui. E’ successo l’anno scorso, quest’anno se non si cambia rotta in maniera definitiva c’è il rischio che si deba vendere un cero nero davanti agli stemmi di Pescara, Palermo e Crotone. Non è bello.

L’Udinese avrebbe le possibilità di fare qualcosa in più, non di andare in Europa, ma almeno di cercare sempre di seminare bel calcio. Invece spesso si intoppa, vittima i problemi che solo i più ottimisti pensavano si potessero cancellare con un cambio tecnico. Delneri è bravo e amato, ha dato la giusta scossa e sa toccare le corde giuste: ma un allenatore può fin dove può, il reso lo mettono i predatori che vestiranno una maglia che significa non solo football come lo chiamavano nel 1896, ma anche identificazione di una città che aveva scelto l’Italia pochi anni prima, di una città che ha saputo vincere il primo tricolore, seppur mai riconosciuto, di una città che si è legata alla sua squadra e che oggi molti giocatori sembrano dimenticarselo.

Basta lustrini e selfie, o partecipazioni organizzate con sorrisi preformattati. Meglio una vittoria scorbutica, fangosa, faticosa, ma lottata, seminando qualche dribbling e qualche giocata. Onorando così quello che la maglia significa per i friulani: orgoglio e sacrificio.

Il resto è noia, come è noioso questo campionato dove basta essere mediocri per avere una salvezza (quasi) in tasca.

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