Udinese, squadra sull’orlo di una crisi di nervi

Udinese, squadra sull’orlo di una crisi di nervi

Ma tutto a tempo debito: per ora rimane un’Udinese sull’orlo di una crisi di nervi che sa che deve vincere e una tifoseria spiazzata da troppe parole e pochi fatti negli ultimi anni, dove sponsor e bilanci sembrano siano l’unico vanto di un club che per molti ha perso la sua anima.

di Redazione

L’Udinese è  a pezzi, la classifica parla chiaro e il rischio di trovarsi in B a giocare il derby col Pordenone al Friuli è sempre più concreto se i bianconeri non cambiano marcia. Per di più c’è anche la Triestina in Lega Pro che si giocherà probabilmente i playoff, sai che smacco per il club bianconero trovarsi da re calcistico isolato della regione a comprimario?

Del resto ognuno pianga i propri mali e i dirigenti bianconeri forse dovrebbero usare più umiltà nelle loro affermazioni e nei loro modi di fare, sia con i tifosi sia con gli arbitri. A farne le spese è Pradè anche al quale il giudice sportivo ha  inflitto un’ammonizione con diffida, perché reo di avere protestato animatamente con l’arbitro Guida, una volta rientrate le squadre negli spogliatoi, come scritto sul comunicato. «Al termine della gara, negli spogliatoi, manifestava il proprio disappunto all’arbitro con toni accesi». Guida che a detta di praticamente tutti ha fatto bene ad annullare i gol segnati ai bianconeri, che tra l’altro si sono visti avere un rigore proprio grazie alla VAR, poi De Paul ha pensato bene di calciarlo da dilettante allo sbaraglio.

Ma i nervi tesi sembrano esserci anche nello spogliatoio. Nulla trapela ufficialmente, ci mancherebbe. Ma già nel recente passato uno dei grandi problemi dell’Udinese è stato proprio la gestione della rosa, oggi per molti diventata solo un crisantemo. Solo tre anni fa Paròn Pozzo quando annunciava l’arrivo di Colantuono spiegò che per gestire uno spogliatoio “difficile” (lo definiva proprio così), c’era bisogno di un allenatore col pugno duro. Anche uno come l’ex tecnico dell’Atalanta non riuscì a tenere le briglie, forse avrebbe tante cose da raccontare ma si capisce che oramai il passato è passato.

Il presente però non appare diverso, anzi è forse peggiorato perché lo zoccolo duro di italiani che poi aiutavano il tecnico a tenere a bada le esuberanze esotiche che vedono in Udine solo una tappa in attesa del mercato, non ci sono più. Pensate poi a quanti doppioni ci sono e a quanto male sia stata costruita la squadra: uno come Lasagna, per esempio, da capitano è diventato un comprimario al quale si chiede di dare il massimo in venti minuti. Chiaro che le pressioni, le invidie, le umane depressioni si facciano sentire. Non vale solo per lui, quando manca meritocrazia i risultati non possono che diventare problematici. Proprio questa qualità, quel far giocare chi merita, sembra essere da anni il tallone d’Achille per chi siede in panchina, anche perché da queste parti il mercato guidato anche da procuratori senza scrupoli la fa da padrona e un giocatore va valorizzato al di là delle qualità. Fofana siamo tutti d’accordo che merita il posto fisso?

Nicola si trova quindi nella situazione dei suoi predecessori, ma finché esisteva San Totò i gol salvezza arrivavano e anche di più, poi senza più il capitano il club non ha saputo più trovare non uno come lui, ma almeno investire su un attaccante che sappia andare in doppia cifra. Non ha aspettato Zapata, non ha saputo valorizzare Lasagna, in compenso ha regalato chicche agli amanti dell’astronomia con meteore come Aguirre, Machis e via dicendo.

Col Chievo sarà una gara sui nervi, con un pubblico che oramai è distantissimo dalla proprietà, anche se in una gara così delicata non dovrebbe far mancare il sostegno per la maglia. Nicola sa che si gioca anche la panchina. Anche un pari potrebbe costargli caro, con il nome di Carrera che circola a più voci nelle stanze di Piazzale Argentina. Del resto fallire significherebbe mandare in tilt definitivamente tutto l’impianto, dai vertici ai tifosi, con una squadra che era stata ‘pompata‘ fin troppo dopo anni di salvezze risicate e che oggi deve solo ringraziare ancora chi sta facendo peggio, ma che in compenso sembra migliorare a differenza dei friulani che peggiorano sotto tutti i punti di vista.

Nicola deve trovare soluzioni coraggiose, andare avanti col 3-5-2 non ha senso, anche se si torna a una rosa costruita malamente e non corretta nemmeno a gennaio. Ma l’equilibrio non è qualcosa che cresce sugli alberi, un modulo non fa primavera perché serve quello che De Biasi chiamava il ‘mutuo soccorso‘, ovvero la capacità di un giocatore di capire pregi, ma soprattutto difetti di chi gli sta vicino andandogli in aiuto. Cosa che non avviene. Poi c’è da capire quanto la squadra segua l’allenatore. Quando si rischia di far giocare chi non merita qualcosa si rompe e non basta appellarsi agli assenti per spiegare certe mosse. Per questo la posizione del tecnico è molto in bilico, ma stiamo certi che anche cercare in lui l’ennesimo capro espiatorio non servirebbe a nulla.

Col Chievo quindi in palio non solo tre punti, ma molto, molto di più. Senza tirare in ballo una sconfitta che getterebbe non solo nel baratro l’Udinese, ma ridarebbe speranze perfino ai clivensi. Anche per questo se cambio in panchina dovesse esserci la gara di domenica sarà decisiva visto che poi ci sarebbe la sosta forzata.

Ma tutto a tempo debito: per ora rimane un’Udinese sull’orlo di una crisi di nervi che sa che deve vincere e una tifoseria spiazzata da troppe parole e pochi fatti negli ultimi anni, dove sponsor e bilanci sembrano siano l’unico vanto di un club che per molti ha perso la sua anima.

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