Udinese – Tifosi, un rapporto complicato. Quando Lady Pozzo scriveva al Messaggero

Udinese – Tifosi, un rapporto complicato. Quando Lady Pozzo scriveva al Messaggero

“Devo invece concludere con una nota pensierosa: il lavoro, la professionalità, gli investimenti, i risultati, le capacità, il bilancio di una vita insomma, non contano nulla e tutto può essere distrutto da un momento all’altro a causa degli intrighi e delle cattiverie di qualche manovratore occulto. Forse dovremmo pensarci su, forse è venuto il tempo che Gianpaolo Pozzo rifletta…”

di Redazione

Non è solo oggi che i rapporti tra tifosi e Udinese è complicato. L’intera città come sistema è stata spesso presa di mira dal club bianconero attraverso le parole della moglie del Paròn, lady Giuliana Pozzo, che nell’aprile 2016 al Messaggero Vento inviava questa missiva che oggi risuona attuale più che mai per spiegare la frattura che c’è in città.

Gentile direttore, devo dirle, in tutta franchezza, che la lettura del Messaggero Veneto di venerdì 15 aprile ha provocato in me sentimenti fortemente contrastanti.

Naturalmente, non si tratta di una critica verso di lei, sempre attento alle nostre vicende. In un articolo leggiamo che è stato archiviato il procedimento penale promosso contro il presidente della Udinese Calcio spa per le questioni concernenti i lavori di ristrutturazione dello stadio Friuli.

In un altro articolo si riporta che la Fifa ha approvato e chiesto all’Italia di sperimentare la tecnologia ideata e sviluppata da mio marito, sin dal 2004, per fornire agli arbitri il supporto operativo, e cioè una vera e propria “moviola in campo”, per assumere in tempo reale decisioni incontrovertibili sugli episodi di gioco. Quest’ultima notizia mi riempie di orgoglio, poiché conosco bene l’impegno personale che Gianpaolo Pozzo ha portato nel mondo del calcio. Non sta a me dirlo, ma non posso dimenticare che la passione per l’Udinese si è unita con le capacità organizzative e progettuali degli imprenditori autentici e veri.

L’altro articolo, invece, per così dire, mi lascia l’amaro in bocca, anche se l’archiviazione di quel procedimento penale è una buona notizia e dimostra la nostra perfetta buona fede, come è stato espressamente riconosciuto nelle motivazioni del decreto del giudice che ha definitivamente chiuso le indagini condotte per quasi tre anni.

Non posso sottacere, infatti, che da quando la nostra famiglia ha rilevato l’Udinese Calcio, nel lontano 1986 – in condizioni che in quel momento erano spaventose – si è iniziata una vera e propria “odissea”, di cui mio marito è stato involontario protagonista e che ha davvero pochi aspetti in comune con il “fair play” sportivo.

Mi riferisco ovviamente al “fumus persecutionis” che ha circondato, ormai da tre decenni, tutta la nostra attività.

Non intendo qui svolgere la benché minima critica all’operato degli inquirenti e magistrati, i quali compiono solo il loro dovere, ma, cercando di tenere bassi i toni, non posso non esprimere il mio disappunto per il ritmo incalzante con cui si sono succedute inchieste, accertamenti fiscali, contenziosi civili, procedimenti penali, senza che la nostra famiglia – spesso trattata quasi fossimo malfattori – avesse mai un momento di tregua per godersi, forse con legittima soddisfazione, quanto si è riusciti a realizzare per l’immagine sportiva del Friuli.

Al contrario, abbiamo subito una pressione oltre ogni limite la quale, fra l’altro, avrebbe fatto desistere chiunque dal costruire uno stadio modello che rimarrà sul territorio come un’opera indelebile nell’interesse di tutti.

Vediamo ogni giorno come lo sport e il calcio in particolare riescano a conquistare, in tutto il mondo, la partecipazione di un pubblico sterminato e, nel nostro piccolo, pensiamo di aver dato un modesto contributo affinché Udine sia conosciuta e apprezzata anche per la sua squadra di calcio.

Contro ogni nostra migliore intenzione, siamo sempre stati considerati con sospetto, quasi che ogni nostra iniziativa nascondesse chissà quali aspetti opachi e non fosse invece basata, come ho detto, solo sulla passione infinita con cui la nostra famiglia si è dedicata all’attività sportiva, senza avere alle spalle né una grande città né i mezzi pressoché illuminati come altre società cui l’Udinese, sul terreno di gioco, tiene dignitosamente testa.

A questo punto, caro direttore, lei forse si aspetterà che ponga termine a queste poche righe con un cenno di serenità, se non di ottimismo per il futuro.

Devo invece concludere con una nota pensierosa: il lavoro, la professionalità, gli investimenti, i risultati, le capacità, il bilancio di una vita insomma, non contano nulla e tutto può essere distrutto da un momento all’altro a causa degli intrighi e delle cattiverie di qualche manovratore occulto.

Forse dovremmo pensarci su, forse è venuto il tempo che Gianpaolo Pozzo rifletta…

Con i migliori saluti

Giuliana Linda Pozzo

Udinese Calcio S.p.A.

QUI L’ARTICOLO COMPLETO DEL QUOTIDIANO LOCALE

 

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