Udinese tra presente e futuro

Udinese tra presente e futuro

L’Udinese è sospesa tra un presente complicato e un futuro da ricostruire, questa appare essere la verità. Il presente dice Samp, dice una gara che non si può perdere, ma forse nemmeno solo pareggiare per non sprofondare ulteriormente in classifica. Un presente che parla di una squadra ancora senza una sua identità precisa, piena di problemi e paure. Una squadra che Stefano Co,antiuomo sta cercando di plasmare, ma che denota problemi strutturali abbastanza evidenti, che gli arrivi tampone di Felipe e Lodi non hanno di certo colmato. L’Udinese ha una rosa povera, soprattutto davanti: la scelta di puntare tutto su Di Natale, Thereau e Zapata con i soli giovani Aguirre e Perica a supporto non ha pagato: il numero dieci non poteva essere eterno e a 38 anni, causa anche un gioco che non aiuta, ha segnato la miseria di una rete. Zapata doveva essere l’uomo in più, è quello in meno e lo sarà a lungo ancora. Thereau va a fasi alterne e i due giovani devono dimostrare tutto.

Difficile pensare che in  queste condizioni l’Udinese possa decollare: deve  però tenere botta, fare cassa dove può, specie in casa dove da qui alla sosta di Natale ha due sfide, quella con la Samp e quella con l’Inter. Impossibile costruire la salvezza senza passare tra le mura amiche. Chi pensava che lo stadio potesse fare la differenza, forse si deve ricredere: l’anno scorso non ha inciso quando era un cantiere, oggi non incide quando è un gioiello. La verità è che a Udine il famoso dodicesimo uomo va trascinato. L’Udinese deve trovare la forza di uscire da una situazione non  facile con le sue armi. Poche a essere onesti, ma devono bastare trovando anche quella grinta cara al tecnico che potrebbe essere utile per un campionato col coltello tra i denti.

Il tutto con il futuro all’orizzonte: gennaio porterà tanti cambiamenti dal mercato. Non una rivoluzione, ma quasi. Non si pensi a investimenti fantasmagorici o nomi altisonanti, ma potrebbero arrivare giocatori che completino una rosa che si sta appassendo, con altri che potrebbero andarsene: diciamolo, non tutti sembrano contenti di Udine. Ma, soprattutto, dai primi nomi che emergono (magari ne arriveranno  altri), appare che si cerchi qualcuno che possa dare anche un’altra fisionomia tattica a questa Udinese che così com’è è ancorata a un gioco prevedibile e ancora poco offensivo. Insomma, la vera rivoluzione potrebbe riguardare l’impostazione, il vestito: non sarebbe poco, anche perché la retromarcia confermerebbe quello che si dice non da quest’anno ma da tre stagioni. Senza gli uomini giusti non si va lontano e il 3-5-2 lo ha denotato.

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