Un assetto tutto da rivedere

Un assetto tutto da rivedere

I numeri, nel calcio, verranno anche letti in maniera diversa – come sostiene Colantuono per alcune statistiche -, ma, alla fine spiegano molte cose.

Così, dopo undici giornate e una classifica decisamente preoccupante, l’Udinese si ritrova con un vecchio problema: la media realizzativa è scarsa. Di fronte a circa 4,6 tiri nello specchio per partita, ha una media gol di 0,9, nemmeno uno a gara. Troppo poco. E si ritorna a parlare di quanto pesi l’assenza di Zapata, ma soprattutto di Di Natale: era prevedibile che l’apporto del capitano in termini di gol non potesse essere più quello di qualche anno fa, sarebbe stato da marziani. Però si è puntato ancora su di lui, forse, c’è da tornare al recente passato, quando la scelta di non confermare Stramaccioni è stata dovuta anche al fatto che l’allenatore romano aveva deciso un ricambio generazionale.

Sia ben chiaro: nessun indice puntato. Anzi, per fortuna che almeno Totò ci mette un pizzico di fantasia e di movimento in  attacco, altrimenti sarebbe il gioco delle belle statuine. Dalla trequarti in su l’Udinese fatica e non lo si scopre dopo il Sassuolo, ma anche nelle gare precedenti (ricordiamo quella col Palermo dove l’imprecisione è stata camuffata da sfortuna), oltre che nelle recenti stagioni dove questi discorsi erano frequenti.

Le occasioni da rete (dati lega Serie A) salgono addirittura a 6,1, ma anche qui non c’è da rallegrarsi se manca il finalizzatore.  Thereau (tre gol stagionali, uno dei migliori) non è mai stato un vero bomber, mentre Aguirre è solo una ruota di scorta nello scacchiere del tecnico di Anzio mentre per Perica parla il tiraccio in curva contro il Sassuolo, dopo una galoppata di 20 metri: non è la prima volta che scriviamo che il suo limite è anche l’impazienza e l’imprecisione, cosa non da poco per uno che di professione fa la punta, anche se giovane.

Perché l’Udinese fatica? Semplice il 50 per cento delle azioni è centrale, solo il 27 per cento nasce a destra, il restante a sinistra. Ali Adnan dopo un inizio confortante per via della foga agonistica più che per altro, sta dimostrando che tatticamente è ancora acerbo per la Serie A. Edenilson va a sprazzi, e proprio il brasiliano ha cercato di spiegare perché si fatichi tanto nel ripartire lateralmente, cosa essenziale per far rendere il 3-5-2: «Anche noi ce lo chiediamo, ma solo lavorando bene possiamo migliorare».

L’Udinese con questi presupposti è quartultima nella classifica di rendimento sotto porta: solo Verona, Frosinone e Bologna hanno fatto peggio, ma i felsinei con l’arrivo di Donadoni hanno già riscoperto Destro. Dato che stride con il nono posto complessivo per occasioni. Insomma se qualcosa si arriva a fare viene vanificato in avanti e le occasioni si arrivano spesso e volentieri da invenzioni dei singoli o tiri da fuori (il ben il 37 per cento delle occasioni complessive).

A questo si aggiunge una carenza oggettiva sulle palle inattive: gol dopo un calcio d’angolo zero, di testa zero, e se non fosse stato per la punizione di Lodi deviata col Frosinone un’altra casella non avrebbe ancora firme. Un consiglio? «Di saltare meglio. Ma come, le azioni più pericolose le abbiamo avuto proprio sui corner? E se non segniamo bisogna dire che ci sono anche gli avversari», ha detto Colantuono che si ritiene sempre soddisfatto dei suoi. Comunque il tecnico ha ragione su una cosa:  «Sappiamo bene che campionato dovremo fare», aveva detto in tempi non sospetti. Su questo non ha sbagliato, e l’Udinese conferma una tendenza negativa cominciata due anni fa. Da quando il 3-5-2 ha perso ali e mezzali capaci di inserirsi in profondità (Isla e Basta da una parte, Asamoah e Armero dall’altra). E senza uomini capaci di fare questo tipo di gioco, questo modulo stenta. D’accordo i numeri non vanno in campo, è l’atteggiamento che conta: ma se anche col piglio giusto non si concretizza (vecchi discorsi come detto), allora, forse, c’è da rivedere qualcosa anche nell’assetto.

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