Uno scoglio non argina il mare

Uno scoglio non argina il mare

L’Udinese è troppo poco: non basta la grinta e l’impegno per fare male. Non basta sperare di non prenderle per non soccombere alla fine.  La prestazione dei bianconeri è stata certamente più positiva rispetto a quella con la Roma, ma senza la volontà di pungere fin dall’inizio (sei centrocampisti in campo), non si può pensare che il Napoli le sbagli tutte. Uno scoglio dinanzi al mare, come cantava il grande Lucio Battisti, non potrà mai arginarlo. Il mare azzurro non travolge la Sturmtruppen bianconera, ma alla fine ne ha la meglio grazie alle percussioni del suo giocatore migliore, Higuain. Tanto aggressiva  parole tramite il suo tecnico e poco incisiva in campo, questa è l’Udinese che non sa fare male: il 3-5-1-1 è figlio di una mentalità dove non basta fare pressing alto per riuscire a svignarsela. Che sia ben chiaro: è stata costruita e concepita male da chi l’ha assemblata, le mezzali non hanno le caratteristiche per fare quello che facevano i loro omologhi con Guidolin. La pochezza dell’Udinese è il risultato di molti fattori: da anni si è fatto bilancio, ma non c’è stato un reinvestimento pesante in una squadra che dopo il ciclo del maestro di Castelfranco andava rifatta.
Si sta puntando su giocatori che vorrebbero rilanciarsi, come negli anni ottanta, ma che non hanno le capacità tecniche per farlo. Si continua da anni a pensare che Di Natale basti e avanzi per risolvere tutto, quando servivano investimenti davanti che non possono essere condensati solo nel rimpianto di non avere Zapata.

L’Udinese per salvarsi deve fare di più: deve avere il coraggio di pensare che non è solo arginando gli avversari che si possono fare punti. Anzi, questa è la mentalità giusta dei piccoli. Serve tirare fuori gli artigli, senza più dogmi e senza tenere fuori le poche punte che possono fare male (ogni allusione ad Aguirre è puramente casuale).
(Foto Zimbio)

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