Uno sguardo al passato per costruirsi il futuro

Uno sguardo al passato per costruirsi il futuro

L’Udinese non può non pensare al suo recente passato se non vuole riprendersi per il futuro.

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Alle soglie di primavera l’Udinese ha dunque deciso di aprire un nuovo capitolo della sua storia. Le avvisaglie c’erano gia’ state da settimane, ma per ironia del destino e’ stata proprio la Roma, la squadra per la quale non ha mai nascosto piu’ di una semplice simpatia, a mettere la parola fine sull’esperienza friulana di Stefano Colantuono. Per un allenatore per il quale, a ben guardare, mai si era prodotta a pieno la giusta chimica con l’ambiente friulano, ne subentra uno che rappresenta un ritorno al passato, da tanti punti di vista. In Friuli Gigi De Canio ha vissuto, con alterne fortune, un’esperienza biennale dal 1999 al 2001. Da lucano doc dalla parola misurata, ben si era integrato con il milieu offerto dalle nostre terre; ora e’ tutto da vedere come terminera’ questa avventura 2.0 che gli accordi tra le parti hanno gia’ stabilito essere proiettata alla scadenza coincidente con la conclusione di questo campionato.

Si tratta di un ritorno al passato non solo perche’ il mister di Matera ha fatto rientro ad Udine quindici anni dopo, ma anche perche’, da quanto si e’ potuto evincere dagli allenamenti della settimana, non piu’ oscurati dai teloni, il canovaccio tattico da proporre per il match che vedra’ i bianconeri impegnati questo pomeriggio sul terreno dello stadio “Citta’ del Tricolore – Mapei Stadium” di Reggio Emilia, avversario il Sassuolo, dovrebbe essere il 3-5-2. Si dice sempre che i numeri che vanno a richiamare gli schieramenti tattici siano pura teoria, e che cio’ che piu’ conta e’ la modalita’ di interpretazione del modulo da parte degli undici in campo. Gia’ sotto questo aspetto il tecnico neo arrivato si gioca parecchio: prima della repentina sterzata al 4-3-3 imposto anche dal precipitare degli eventi, Colantuono aveva insistito nell’affermare che il 3-5-2 era nel DNA di questa squadra.

Il problema e’ che un 3-5-2 privo del decisivo apporto dei cursori nelle due fasi di gioco non ha ragione di esistere. Pertanto, pur nelle difficolta’ nelle quali nasce, visto che non dobbiamo dimenticarci della voglia di Europa che pervade il Sassuolo, team che quest’anno e’ stato capace di mettere in riga Juventus, Inter e la scorsa settimana Milan, questa partita assume significati particolari per l’Udinese, vista la classifica che non permette ulteriori passi falsi, per l’allenatore, che si spera abbia saputo per ora dare la giusta scossa psicologica all’interno di uno spogliatoio carico di tensione, e per i giocatori stessi. Si e’ andati avanti a dire, nel corso delle settimane, che l’Udinese non merita il posto che occupa in rapporto alla rosa di cui dispone.

Se allora il problema traeva in qualche modo origine dai non idilliaci rapporti della squadra con il precedente allenatore, i giocatori non hanno a questo punto nessun tipo di alibi e sono chiamati sul terreno emiliano a dare delle risposte chiare in tal senso.

De Canio, con la scomparsa dei teloni e il richiamo ai campi di allenamento dei tifosi, ha inteso dar seguito alla propria intenzione di voler restituire l’Udinese ai friulani. Ora tocchera’ ai giocatori dimostrare il valore tecnico che e’ loro riconosciuto, mostrando anche una certa dose di attaccamento alla maglia, momento imprescindibile per la quadratura del discorso impostato da De Canio in settimana ed imperniato sulla simbiosi tra pubblico e squadra. Dunque, svelati in buona parte gli intendimenti tattici dell’allenatore lucano, e’ bene soffermarsi su un altro punto sul quale il subentrante tecnico ha premuto nei giorni che andavano dal suo ritorno ad Udine e fino ad oggi: gli allenamenti col pallone. Al di la’ degli schemi, sembra proprio che De Canio voglia risolvere il problema dell’Udinese alla radice.

Il problema dell’Udinese in questa stagione e’ stato quella della sterilita’ offensiva, ed il tecnico materano si e’ dimostrato convinto nel voler dare ai bianconeri una nuova veste d’attacco, con trame palla a terra che esaltino la rapidita’ e le capacita’ di finalizzazione, per fare un esempio, di un Zapata. Anche su questo punto, il campo e’ destinato a dare responsi gia’ molto interessanti. Infine, uno sguardo al Sassuolo: al di la’ della doverosa premessa, ribadita molte volte, di come sia errato considerare la compagine neroverde una mera provinciale, quando al timone del sodalizio emiliano vi e’ un uomo facoltoso ed incline all’investimento intelligente come il numero uno di Confindustria, ci piace osservare la conferma di quanto si era detto sul conto di questa societa’ in tempi non sospetti: la mentalita’ di quella che fu l’Udinese posta a cavallo tra la fine degli anni ’90 ed i primi anni 2000 e’ quella che pare caratterizzare il Sassuolo di oggi. Giocatori italiani, molti dei quali pescati dopo una loro gavetta nelle serie minori, presenza di giovani talenti dal futuro assicurato, indispensabile inserimento tra gli effettivi di utilissimi portatori d’acqua in un settore nevralgico qual’e’ il centrocampo. Caratteristica comune a tutti i componenti la rosa: la fame di successo e la voglia di stupire.

Tutti, compreso il tecnico, Eusebio Di Francesco, fautore di un gioco propositivo e votato all’attacco, comunque mediato da una costante ricerca di equilibrio in campo. La sua esperienza a Sassuolo e’ una favola per la quale deve essere scritto il finale che potrebbe essere piu’ o meno lieto, a seconda della conquista o meno di un posto in Europa che, per quanto fatto vedere finora, i neroverdi non demeriterebbero. In questa prospettiva il match odierno e’ importante, ma di fronte ci sara’ un’Udinese che, tornata a rivolgere per mille motivi uno sguardo al passato, sa bene che un risultato positivo in Emilia e’ condizione indispensabile per poter cominciare a pensare con maggior serenita’ al futuro.

Sergio Salvaro@MondoUdinese

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