Verdi le suona nella serata di festa dell’Udinese

Verdi le suona nella serata di festa dell’Udinese

Verdi, un italiano, che affonda l’Udinese. Ancora una volta, anche nella serata che doveva essere solo di festa per i molti addii, in primis quello di Di Natale. Una sconfitta che peserà come una montagna sul futuro di molti, De Canio in testa.

E’ stata dipinta come la partita degli addii e così è stato: una festa velata con un fondo di malinconia, una retrocessione – quella del Carpi – che lascia l’amaro in bocca agli emiliani, un futuro – quello dell’Udinese – tutto da scrivere.

LA PARTITA I bianconeri chiudono nel peggiore dei modi il campionato, esattamente così come lo hanno disputato: con nervosismo, distrazioni, approssimazione e una sconfitta che macchia la festa preparata per i molti adii.
L’Udinese era partita anche bene, per mezzora ha tenuto il campo senza concedere molto al Carpi, poi il crollo in pochi minuti: un rigore e un’espulsione evitabili danno speranza agli emiliani e chiudono di fatto la gara con Verdi che le suona all’Udinese che si scioglie e non si ritrova più. Anche questo vecchio vizio, ma in una serata che dove essere difesa suona ancora più fosco.
Per fortuna ci pensa Di Natale a rendere dolce una serata che altrimenti sarebbe stata davvero amara.
Ma l’attenzione era altrove, appunto agli addii.

DOMIZZI E PASQUALE Quello di Maurizio Domizzi e Giovanni Pasquale è forse stato sottovalutato: la loro eredità è pesante non in termini di gol, ma in termini di esperienza e di leadership nello spogliatoio. Oggi la squadra è più povera d’esperienza.
MEZZA SQUADRA SALUTA Quelli di molti giocatori che difficilmente rivedremo il prossimo anno. Parliamo di Karnezis, Danilo, forse Heurtaux, Widmer, Badu, Armero, Lodi. praticamente mezza squadra di quest’anno.

CIAO CAPITANO Poi, ovviamente, l’addio di Totò Di Natale. Minuto 75′: emozionante, commuovente. L’attenzione era tutta per lui ed è giusto così. Non ha lasciato uno qualunque, ma un tale che si è legato all’Udinese dicendo no a tante grandi, un tale che ha segnato 209 gol in A e 191 con la maglia bianconera, l’ultimo proprio nell’ultima gara, grazie a un rigore forse generoso, ma meritato. Uno che ha scritto semplicemente la storia del club.
Forse per un addio sarebbe stato meglio una partita tutta per lui, ma questo campionato così grigio ha lasciato ombre ovunque e sul capitano ne è scesa una troppo grossa con una gestione che poteva e doveva essere diversa.
Il suo addio lo avevamo immaginato davvero diverso e il fatto che comunque questa era una gara ufficiale con un Carpi che si giocava la Serie A, ha ridotto quello che doveva essere, una festa di giocate.
Ma non importa: l’abbraccio della gente friulana alla fine ha decretato che da oggi Di Natale è ufficialmente entrato nel libo delle leggende dell’Udinese, scrivendo un capitolo decisivo. Non ci saranno più giocatori come lui, questo è certo. Non nell’immediato futuro. E il suo addio in questa serata di festa lascia anche l’amaro in bocca per un qualcosa che è finito.
DE CANIO La sensazione è che questa possa essere stata anche l’ultima gara di De Canio: lui il suo lavoro l’ha fatto, ma la gara col Toro e quest’ultima sembrano poter essere fatali. Forse la società pensa a cambiare radicalmente per iniziare un nuovo ciclo. Se ne capirà di più in settimana, ma Gino Pozzo sembra pensare a Stefano Pioli. Del resto, se il ko col Torino era stato dipinto come un episodio, quella col Carpi è una sconfitta senza scusanti.

FUTURO Ora per l’Udinese è davvero tempo di futuro; c’è tanto da fare per non rivivere una stagione come questa, c’è da capire davvero che Di Natale per anni è stato l’Udinese.
Per il Carpi l’onore delle armi, una squadra che a settembre sembrava destinata a fare da materasso e che invece ha lottato come un leone. Prendendosi anche lo scalpo dei bianconeri all’andata, quando di fatto la squadra allora di Colantuono iniziò a sprofondare, e al ritorno.

Si sono spente le luci allo Stadio Friuli non solo su un campionato, ma su un ciclo: da lunedì sarà inevitabilmente una storia nuova. Che ripartirà prima di tutto dalla gente friulana, la vera vincitrice della stagione quest’anno. Un pubblico che ha dimostrato quanta passione ci sia dietro i colori prima che dietro i protagonisti, che comunque quando danno tanto come quelli festeggiati, non verranno mai dimenticati. Il Friuli è così.

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