Vista da Udinese Channel: Fernando Siani

Vista da Udinese Channel: Fernando Siani

Una chiacchierata con Fernando Siani (Nocera Inferiore – SA – 2/10/1987), per capire anche dal suo occhio di vista privilegiato com’è l’Udinese vista da vicino. Il giornalista di Udinese Channel prima, però, fa un passo indietro raccontando com’è arrivato a Udine: « E’ una di quelle storie che sembrano impossibili. Lavoravo in radio: pochi soldi, tanto sacrificio. Io sono sempre vissuto a Cava dei Tirreni (lo stessa città di Raffaele Sergio, ndr), in quel momento c’era un programma su SportItalia, e fecero un cosiddetto ‹ workshop ›: onestamente  non sapevo cosa sarebbe stato, sapevo solo che volevano prendere  due giornalisti su 189. Ricordo che arrivai in tv, in diretta, ed ero vestito con una maglietta impresentabile! Mi ero inserito tra i telecronisti. Fui scelto! Piacqui a Michele Criscitiello che mi ha subito mandato a Udine. Una cosa incredibile, nata per caso! ».

Qual era allora la squadra per cui facevi il tifo?
« Sono sempre stato interista. Il destino ha voluto che sia arrivato in Friuli proprio in occasione  di Udinese-Inter: emozionante vedere da vicino i campioni della Serie A che fino a quel momento vedevo solo da fuori. Come mai interista? I miei idoli da bambino erano Ganz e Djorkaeff. Da quando sono qui, però, ho imparato ad amare i colori bianconeri: del resto vivendo la realtà tutti i giorni è ovvio che ti appassioni e tifi per questi i colori ».

Da qui è cominciato tutto. Ma com’è il rapporto con i ragazzi?
« Al Channel è bellissimo, siamo una squadra. Poi ho legato molto con tutti i ragazzi della Primavera, visto che li seguo sempre. Con Pontisso, Perisan, Meret c’è un bel rapporto. In prima squadra dico Heurtaux che è stato  il primo che mi ha regalato una maglietta! Con lui c’è sempre stata confidenza, alla vigilia della gara col Napoli gli ho detto che se avesse segnato, mi avrebbe dovuto dare la maglia: ho dovuto aspettare cinque giorni perché il gol l’ha fatto, ma la Lega ha atteso prima di ufficializzarlo visto che sembrava un’autorete! »

Un nome che ti fa particolarmente colpito?
« Perica: è un ‹ pazzo ›  simpaticissimo! »

Tornando alla Primavera, com’è seguire da vicino i giovani?
«C’è un’atmosfera davvero appassionate, anche perché stringi amicizie con le famiglie, c’è un rapporto davvero molto bello che si instaura e alla fine vivi le gare con passione: a volte mi lascerei andare al tifo in telecronaca, ma ovviamente non si può!  Infatti il ricordo più bello da quando sono a Udine è legato proprio a loro: la semifinale playoff dell’anno corso è indimenticabile. Contro il Milan, in trasferta, c’era lo stadio pieno. Inzaghi in panchina, grandi giocatori a vedere la partita, vincemmo in un ambiente davvero incredibile. Stavo per piangere dalla gioia! Ma io sono uno emotivo, mi faccio prendere dalle emozioni. Anche quest’anno col Chievo avrei voluto scendere  in campo con i giocatori per dare una mano! ».

Da telecronista a chi ti ispiri?
«
Non piace a tutti, a me sì, per cui dico Sandro Piccinini. Mi piacciono i modi di dire, anche le frasi fatte. Però il vero idolo è Federico Buffa, che ho avuto l’onore di intervistare proprio a Udine ».

Tra i grandi che hai intervistato chi ricordi con più affetto?
« Uno su tutti, Dino Zoff: finita l’intervista siamo rimasti a casa sua bevendo vino e parlando del passato e del presente».

Come ti descrivi?
« 
Sono passionale, mi alzo col sorriso ogni giorno, io questo non lo posso chiamare un lavoro, è una passione, mi sento un privilegiato davvero ».

Anche quando, come quest’anno, si deve parlare bene dell’Udinese pur se le cose non vanno proprio nel verso giusto?
« 
Io cerco di cogliere sempre gli aspetti positivi, è difficile a volte, ma in fondo credo che non si debba prendere le cose troppo sul serio: il calcio dev’essere un qualcosa di importante, ma non serio. E’ il mio lavoro, ma serve prendere col sorriso tutto. Il mio modello di trasmissione è ‹ Mai dire gol › »

La telecronaca più bella?
« Sportivamente la semifinale di Coppa Italia contro la Fiorentina:  al gol di Muriel ci siamo abbracciati tutti…Mannaggia a Nico Lopez che poi ha sbagliato il gol decisivo, meritavamo quella finale».

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